Gli Angelini di Rovigno
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La famiglia Angelini fa la sua comparsa a Rovigno nel XVII secolo, proveniente da Venezia; però sia sulla data esatta, che sul nome del capostipite, si hanno dati divergenti consultando le scarse fonti disponibili. Secondo il manoscritto "Estratto degli Albori Genealogici delle Famiglie di Rovigno", paziente lavoro del canonico don Oliviero Costantini (1697-1784), risulta: - Sior Anzolo Angelini da Venezia 16..(1). Secondo il manoscritto del canonico Tomaso Caenazzo (1819-1901), "Famiglie di Rovigno coi loro capostipiti", opera che ha goduto di grande reputazione, essendo stata posta in appendice alla fondamentale "Storia documentata di Rovigno" di Bernardo Benussi, si ha: - ANGELINI Giacomo qm. Nicolò da Venezia 1678 (2). Mentre secondo il manoscritto "Dell'origine e cognomi di alcune famiglie di Rovigno secondo gli alberi genealogici del can. Oliviero dott. Costantini con alcune mie annotazioni" opera di Antonio Angelini fu Stefano (1798-1863): - ANGELINI Sior Anzolo Angelini da Venezia de Sior
Zuanne in Pasqua Arizzi fu Dom.co 1705, ed in Benvenuta Rismondo de Alvise
1719.
Si hanno inoltre notizie degli Angelini nel Veneto sin dal XIV secolo, con la loro iscrizione alla nobiltà di Verona e di Ala di Trento. Un ramo, con diploma del 29 gennaio 1779, rilasciato ai fratelli Giacomo e Giuseppe, figli di Antonio de Angelini, fu riconosciuto nobile col predicato di Engelberg (monte dell'angelo) dall'imperatore d'Austria Giuseppe II. Titolo riconfermato dal Regno d'Italia con D.M. del 18 novembre 1908 al nobile Giovanni Battista, nato ad Ala di Trento il 23 luglio 1865. Lo stemma di tale ramo reca, su di un'arma in campo azzurro, un angelo argentato con le ali ripiegate, avente nella mano destra una corona di lauro e nella sinistra una lunga tromba o tuba. A questo riguardo vi è da dire che tra gli Angelini di Ala di Trento vi erano dei de Angelini, nobili col predicato di Brabernhof e Massonendorf che, con regio decreto del 5 marzo 1937, vennero italianizzati in Corteprabi e Vicomassone.Questi Angelini avevano un'arma azzurra con un angelo d'argento e tre stelle poste in fascia sul capo. In seguito da Vicomassone si trasferirono a Venezia (4). Tutto ciò viene detto a puro onor di cronaca perchè non sono provati collegamenti diretti tra questi Angelini e quelli di Rovigno, però potrebbe non essere un caso che lo stemma posto sulla pietra tombale dell'abate Antonio Angelini, ubicato nella Collegiata di Sant'Eufemia di Rovigno, si differenzia da quello degli Angelini di Engelberg e quello di Corteprabi e Vicomassone per un evidente fenomeno di accumulazione. Ritornando agli Angelini di Rovigno ed all'esame delle tre principali fonti a nostra disposizione, sembra debba accordarsi maggior credito al Costantini e all'Angelini che, con delle minime differenze, fondamentalmente concordano tra loro; tenuto anche conto che il Costantini, preposito della Collegiata di Rovigno, aveva a disposizione tutti i registri ecclesiastici della Collegiata ed il cronista Antonio Angelini i documenti e le tradizioni di famiglia. Del resto la data proposta dal Caenazzo, 1678, quale arrivo del primo Angelini, va retrodatata di almeno qualche decennio, stante che don Antonio nasce a Rovigno il 1° febbraio 1688 da Giacomo uno dei cinque figli del capostipite Anzolo da Venezia. Anche il nome proposto dal Caenazzo, Angelo qm. Nicolò, sembra assai poco credibile: infatti tra i nomi ricorrenti nei vari rami della famiglia non risulta alcun Nicolò; cosa questa praticamente impossibile visto il rigido sistema onomastico in uso tra gli Angelini, che prevedeva per il primogenito il nome dell'avo paterno. Tra l'altro la data proposta dal Caenazzo (1678) viene definitivamente smentita da questa annotazione tratta dai Registri parrocchiali di Pola che segnala la presenza in questa città nel 1671 de: "il signor Zuanne Angelini (proveniente) da Rovigno" che naturalmente retrodata l'arrivo degli Angelini a Rovigno e che molto probabilmente è uno dei 5 figli maschi (con Rocco, Giacomo, Cristoforo e Giuseppe) di Anzolo Angelini di Venezia il capostipite della famiglia secondo il Costantini e Antonio Angelini. Un interessante studio sulla famiglia Angelini di Rovigno si deve al dott. Tarquinio de Angelini . La sua ricerca, elaborata tra il 1943-1945 consultando, come dice l'autore, "il materiale occorrente nella "cripta" del Duomo di Sant'Eufemia nostra Patrona" ha fruttato la compilazione di un albero genealogico assai preciso almeno, usando le parole di Tarquinio, sino al "VII grado" mentre per "il (o i) precedenti non ho trovato dati certi , se non la presenza di quel Giacomo che appare in testa al mio albero genealogico e che risultava provenire da Venezia, ma che riportava solamente la data della morte, 1678". Possiamo quindi affermare che la famiglia Angelini giunge a Rovigno intorno alla metà del seicento: in una data che può oscillare dal 1640 al 1660, in un momento in cui, contrariamente al resto dell'Istria, la città vive un periodo di dinamismo economico e demografico che la porterà ad espandersi oltre la vecchia cinta muraria di Monto con le nuove contrade di Drio-Castiel, Carrera e S. Francesco, quest'ultime due sulla lingua di terra prospicente Monto, all'epoca ancora un'isola. A Rovigno vigeva allora, come nella vicina Dominante, la rigida distinzione tra Cittadini e Popolo e pertanto gli Angelini, non facendo parte delle famiglie che costituivano il Corpo dei Cittadini o Nobili di Rovigno, non potevano partecipare attivamente alla vita politica della città. Nonostante questo ostacolo vediamo che rapidamente gli Angelini daranno vita ad una prepotente scalata sociale che li porterà ad avere nel 1714, con don Antonio, un canonico laureato nel Capitolo Collegiale di Sant'Eufemia, seguito subito dopo da vari altri canonici e sacerdoti Angelini, favoriti in questo dal Canonicato Angelini istituito nella Collegiata di S. Eufemia dalla contessa Elisabetta Angelini Califfi nel 1725. Va inoltre sottolineato che in un panorama, quale quello che va dalla fine del seicento agli inizi dell'ottocento, che presenta ancora molti cittadini analfabeti e pochissimi con qualche dimestichezza con le belle lettere, la famiglia Angelini può contare sin d'allora su vari letterati che parteciperanno attivamente al risveglio culturale della città. Seguendo la tradizione veneta i più risultano laureati all'università di Padova: come il già citato don Antonio (dottorato in teologia more nobilium cum aggregatione in S.C. il 19/7/1712 teologica), od in ambe le leggi come i dottori Giuseppe e Giacomo e gli avvocati Antonio qm Angelo (rilascio fede per il dottorato in utroque iure il 4/5/1756 legista) e Stefano qm Antonio; oltre a farmacisti laureati a Venezia al Collegio Farmacopense nell'Arte Aromatoria. Al di fuori della carriera ecclesiastica l'unica carica accessibile ad un non cittadino era quello di Sindico del Popolo, organo di controllo composto da due membri eletti dal popolo, istituito nel 1683 proprio per porre un freno allo strapotere del ristretto Corpo dei Cittadini; anche in questo caso ritroviamo alcuni Angelini rivestire tale importante carica (5). Stessa cosa dicasi per le Confraternite o Scuole laiche, associazioni di carattare laico-religioso in cui si organizzava il popolo: nel 1779 un membro della famiglia, l'avv. Antonio Angelini, è a capo di una della principali Confraternite di Rovigno, quella delle Sacre Stimmate o dei Battuti. Un'altra istituzione simbolo del risveglio culturale della Rovigno settecentesca, l'Accademia letteraria degli Intraprendenti, vedrà tra i suoi soci più attivi vari membri della famiglia (6), mentre nel 1765 il canonico don Rocco Angelini, già accademico degli Intraprendenti, fonderà l'Accademia dei Filarmonici di Rovigno, di cui sarà a lungo il presidente. Possiamo quindi affermare con buona ragione che negli ultimi decenni del periodo veneto gli Angelini costituivano una delle famiglie del popolo di maggior rilievo(7). Solamente però col finire del dominio di Venezia, e del suo rigido sistema aristocratico, gli Angelini potranno ricoprire cariche politiche e così, dopo la caduta della Serenissima del 1797, nel primo organo eletto a suffragio universale dai capofamiglia rovignesi, vedremo che ben due appartenenti della famiglia faranno parte del "Governo dei 18": l'avv. Antonio Angelini fu Angelo incaricato al Civile e Penale ed il dr. Giuseppe Angelini fu Giacomo, che ne fu il segretario e l'incaricato alla Sanità. Al Corpo dei Cittadini o Nobili di Rovigno, la famiglia Angelini venne iscritta il 5 marzo del 1802 quando il plenipotenziario austriaco, il Barone Steffaneo, ripristinò il Corpo dei Cittadini, aggregando anche quelle famiglie che pur appartenendo in precedenza al popolo contavano almeno un rappresentante nel governo democratico dei Diciotto. Il breve interregno francese vedrà vari Angelini far parte della ristretta élite civile-borghese che costituirà il nerbo politico amministrativo di quel governo nella regione. L'avvocato Stefano Angelini, già assessore al Tribunale d'Appello di Capodistria, sarà uno dei 6 Consiglieri del Governo Provvisorio dell'Istria presieduto dal Calafati(8), mentre il dott. Giuseppe Angelini svolgerà attività di magistrato in Rovigno. Il regime francese non fu però ben accolto dal popolo di Rovigno che guardava ancora con una certa nostalgia ai tempi della Serenissima, ed anche il precedente governo austriaco, che nel succedere al lungo governo veneto non ne aveva stravolto gli ordinamenti nè le tradizioni locali sia civili che religiose, veniva visto come un male minore. I francesi invece, pur con l'indubbio merito di aver annullato tutti i retaggi feudali, non lasciarono un buon ricordo soprattutto per l'incremento della tassazione, per l'istituzione della leva militare obbligatoria, per l'abolizione delle confraternite (con relativa confisca dei beni) e per quell'emissione di Banco cedole che, diventando pura carta straccia, ridussero sul lastrico più di una famiglia già facoltosa. Cosicchè quando nell'aprile del 1809 scoppiarono le ostilità tra Francia ed Austria Rovigno, rimasta senza presidio militare francese, "si sollevò sconsigliatamente contro gli impiegati e le persone civili, chiamandoli Giacobbini, perchè fedeli al legittimo Governo di Francia. Furono questi la maggior parte catturati, posti nella prigione oscura e vilipesi con tutta sorte di villanie, e vessazioni"(9). E' quasi certo che tra gli "impiegati e le persone civili" ci fossero vari membri della famiglia Angelini, come si evince indirettamente anche dalle parole del cronista Antonio Angelini: "Tutto il popolaccio si era armato, e così rimase sino in ottobre. Piena anarchia: baldanza e prepotenza nei cattivi e torbidi; afflizione e spavento nei buoni e pacifici". Una volta tramontato l'astro napoleonico gli austriaci, ripreso possesso della nostra città, rimisero in vigore le leggi ante 1805, decretando però la definitiva scomparsa del vecchio Corpo dei Cittadini ai cui membri venne comunque lasciata la facoltà di richiedere la conferma della loro nobiltà. Tale opportunità non fu colta da quasi nessuna delle famiglie dell'antico Corpo dei Cittadini o Nobili di Rovigno(10) e soltanto i Bichiacchi, i Califfi, i Costantini, e gli Angelini chiesero ed ottennero la conferma della loro più recente nobiltà. E' in seguito a tale riconoscimento che venne concesso alle suddette famiglie, in segno di distinzione, di aggiungere al cognome il "de" nobiliare, cosicchè a partire da tale data, troviamo a Rovigno i de Angelini. Va però detto che alcuni, pur appartenendo al ramo nobilitato, continuarono a firmarsi semplicemente Angelini, cosicchè dipanarsi nei meandri del loro albero genealogico diventerà ancor più difficile. Ad ingarbugliare ancor più le cose vi è il ristretto numero di nomi impiegato da tale famiglia, vedi i ricorrenti Angelo (Anzolo); Giuseppe (Iseppo); Cristoforo; Antonio; Stefano; Rocco; Giovanni (Zuàne); Giacomo (Jacopo); Luigi (Alvise); Pietro; Gaspare (Gàsparo); Domenico (Mènego) con non infrequenti casi di omonimia. Tipico a questo riguardo è il caso di Antonio, Marco, Angelo e Giacomo figli di Cristoforo e Santa Rocco che diedero tutti al loro primogenito il nome del padre e, tre di loro, alle lore primogenite il nome della madre. A tale inconveniente si cercò d'ovviare coll'indicare negli atti ufficiali più gradi di paternità e nella vita di tutti i giorni ricorrendo al tipico uso rovignese degli agnomi e dei soprannomi. La famiglia Angelini venne infatti distinta, come ci dice Antonio Angelini fu Stefano, nei seguenti Agnomi o Rami: - San Francesco: dalla contrada
dove abitava un ramo della famiglia;
Mentre i soprannomi che li caratterizzavano erano: Bicoûcio (stoppino), Nuvanta (novanta), Runduleîn (rondinella), Muòro (moro) e Nuòbile (nobile). Quest'ultimo soprannome venne chiaramente dato agli Angelini quando assunsero il "de" nobiliare(11).
Le fortune economiche degli Angelini, base della loro scalata sociale, sono legate sin dall'inizio ai possedimenti terrieri, e alle attività ad essi connessi. Infatti già Rocco, figlio del capostipite Anzolo da Venegia e padre della contessa Elisabetta Angelini Califfi, viene definito "ricco possidente", come risulta anche dal catasto del 1696. Gli Angelini furono inoltre uno delle sei-sette famiglie di Rovigno che nel settecento gestivano la remunerante conduzione dei torchi comunali(15). Tra i vari possedimenti terrieri degli Angelini, vanno ricordati la Stanzia Angelini in località Valteda Granda a sud di Rovigno e la Stanza Angelini, vicino Val Bufo, a Nord di Rovigno. Mentre a Rovigno tra la Contrada del Nuono e Contrada San Francesco, una vasta area era ricoperta dagli Orti Angelini. Già nel settecento è inoltre attestata la farmacia Angelini di Valdibora attività questa che, come visto in precedenza, diede a un ramo della famiglia l'agnome di Spisieri. Dal catastico di Rovigno del 1819, possiamo inoltre rilevare che la diffusione degli Angelini nella città riguardava soprattutto la parte "nuova" che si era andata formando a partire dal 1650 circa. Gli Angelini, infatti, risultano proprietari di case in tutte le nuove contrade: Drio-castel, Drio-vier, S.Francesco, Carrera e Sottolatina(16) ed in particolare di alcuni dei palazzi più significativi della Rovigno sette-ottocentesca, come l'attuale sede della Banca di Zagabria, in Carrera, o la sede della Croce Rossa, di fronte all'abbattuto palazzo della Decima, o di un elegante palazzo in contrada Drio-vier. A parte il breve periodo in cui Stefano Angelini sarà uno dei sei consiglieri del Governo Provvisorio dell'Istria nel periodo francese, l'apogeo politico della famiglia sarà segnato dal dr. Giacomo Angelini, figlio del dr. Giuseppe Presidente del Tribunale di 1° Istanza di Rovigno dal 1813, che rivestirà l'importante carica di Imperial Regio Commissario Distrettuale di Rovigno dal 1834 al 1850; in un periodo di massima tensione e di fermenti politici, solcato come fu dai convulsi avvenimenti del 1848 che sconvolsero le antiche monarchie europee sopravvissute al ciclone napoleonico. Un piccolo volumetto intitolato "Omaggio e Pietà" stampato a Venezia nel 1858 a cura della cittadinanza di Rovigno in occasione della visita a Rovigno del nuovo vescovo di Parenzo e Pola, Monsignor Giorgio Dobrilla, nel settembre di quell'anno, dopo pochi giorni dalla morte del Dott. Giacomo Angelini avvenuta il 9 agosto 1858, sarà pieno della eco dolorosa lasciata nella comunità di Rovigno dalla sua recente scomparsa. Nel volumetto spicca per l'appunto la bella poesia del dott. Antonio Barsan composta "In morte di Jacopo dott. Angelini" ed un accorato cenno biografico del dott. Giacomo Angelini di un non meglio identificato D.C. (Costantini-Candussi-Caenazzo ??). Vi è inoltre da dire che in questo piccolo omaggio al nuovo vescovo, che costituiva una sorta di summa dell'Intellighenzia rovignese dell'epoca, spiccano oltre a due Sonetti dello stesso Giacomo Angelini, anche i "Cenni sopra la Chiesa di Rovigno" di Antonio Angelini fu Stefano e due sonetti di Antonio Angelini fu Angelo contribuendo a dare al volumetto una presenza massiccia degli Angelini. Tra l'altro vi sono due bei sonetti dedicati all'Immortalità firmati da un "M. Dott. A." con buona probabilità opera di Marco (de) Angelini fu Cristoforo. Bisogna però dire che proprio a partire dalla morte del dott. Giacomo, la famiglia Angelini sembra perdere quella forza propulsiva che l'aveva vista, dal settecento in poi, costante protagonista della vita politica, ecclesiastica e culturale di Rovigno. Si va in pratica man mano esaurendo la presenza attiva della famiglia Angelini nella vita pubblica di Rovigno anche se ancora nel 1859 proprio il figlio del dott. Giacomo, don Giuseppe, verrà nominato canonico effettivo del Capitolo cattedrale di Parenzo ed ancora nel 1874 Giovanni Angelini farà parte della ristretta elite di possidenti terrieri rovignesi (Borghi, Campitelli, Ghira, Milossa, e Rismondo) che fonderà la Società Agraria Istriana; mentre Giuseppe Angelini, figlio del dr. Giacomo, continuerà la tradizione letteraria di famiglia pubblicando nel 1890 un poemetto in vernacolo rovignese che, più che per i suoi meriti artistici, si segnala agli studiosi del dialetto di Rovigno (istrioto od istro-romanzo) come uno dei più antichi testi letterari in tale idioma. L'ottocento segnerà inoltre una grande diramazione della famiglia che porterà molti Angelini a lasciare Rovigno per Pola, Parenzo, Trieste, Zara, Milano, Venezia ed addirittura per la lontana città di Liverpool. Una traccia di questa presenza sono: Giannino Angelini, tenente di fanteria, nato nel 1892; Guido Angelini, tenente d'artiglieria, nato nel 1894; Franco de Angelini, tenente dei granatieri, nato nel 1894 volontari triestini nella prima guerra mondiale e tutti e tre decorati con croce di guerra(17). Così dicasi per Lidio de Angelini, che risulta tra i prelevati di Pola ed in seguito a lungo internato in un campo di prigionia nei pressi di Fiume, Mario Angelini tra quelli di Trieste e Tullio Angelini tra quelli di Gorizia che hanno avuto probabilmente lo stesso triste destino di Cristoforo de Angelini di Rovigno(18). Nel 1926 inoltre Pietro de Angelini risulta registrato tra gli Avvocati di Fiume, svolgendo la sua attività a Villa del Nevoso. Secondo il volume "Cadastre National de l'Istrie" edito in lingua francese e stampato a Zagabria, basato su di un censimento effettuato dalle truppe jugoslave nella Venezia Giulia occupata, senza che gli interessati ne sapessero nulla, risulta che a Rovigno il 1° ottobre del 1945 vi erano erano ancora 5 famiglie Angelini e 5 famiglie Deangelini; mentre a Parenzo risultava una famiglia De Angelini. Inutile dire che i due ultimi cognomi vanno letti come de Angelini. Per Pola, in mano agli Alleati, gli jugoslavi non forniscono dati, ma sappiamo che col piroscafo Toscana hanno preso la via dell'esilio diverse famiglie Angelini(19). L'esodo di quasi l'80% della popolazione di Rovigno, attuato nel periodo che va dal 1943 e continuato nel corso dei primi anni '50, fu causato dalla politica del regime comunista che nei territori giuliano-dalmati di recente annessione qualificava come "fascisti" tutti coloro che non erano comunisti. La politica di Tito mirava a ridurre la presenza della comunità italiana d'Istria, Fiume e Dalmazia in modo da eliminare ogni futuro contenzioso sul destino di queste terre di confine da sempre luogo d'incontro-scontro tra popolazioni neolatine, slave e germaniche. Fu così che l'autoctona popolazione neo-latina che, pur convivendo da secoli fianco a fianco con forti nuclei slavi, nel variare delle numerose dominazioni succedute in Istria (bizantina, franca, longobarda, patriarchina, veneziana, francese ed austriaca) aveva sempre saldamente tenuto nelle proprie mani le redini economiche, politiche e culturali della regione si ridusse nel tempo a poche decine di migliaia di unità. Gli espropri, le intimidazioni, le deportazioni, il lavoro "volontario", la leva obbligatoria per tutti gli uomini dai 16 ai 60 anni e soprattutto le esecuzioni sommarie di molti istriani furono il corollario di tale linea politica. In una delle prime ondate di terrore, scatenate nell'ottobre del '43, aveva trovato la morte Cristoforo de Angelini(20), mentre altri membri della famiglia Angelini corsero il rischio di fare la stessa fine(21). Con l'esodo, che ha visto oltre trecentomila giuliano dalmati lasciare le loro terre, gli Angelini si sono sparsi per l'Italia: Roma, Trieste, Torino, Firenze, Bologna e per il mondo: Stati Uniti, Australia (22) e nella città di Rovigno non risulta più alcun appartenente alla famiglia e solamento Mario (Peînco) de Angelini con la sua discendenza vive attualmente a Pola. Parafrasando le accorate parole che il cronista Antonio Angelini fu Stefano aveva dedicato nell'ottocento alla famiglia Piccoli, possiamo dire degli Angelini: "...era famiglia numerosa, potente e facoltosa... Le vicende umane gravitavano sulla stessa, come sopra tante altre della nostra Città; e alcune più non contano, alcune più non sono". Nel corso dei circa 300 anni di permanenza la
famiglia Angelini ha però indissolubilmente legato il proprio nome
a quello di Rovigno sia per le numerose epigrafi(23), che
per la toponomastica(24),
e soprattutto per il rilievo avuto nella storia
ecclesiastica, letteraria e politica della città(25).
(1) don Oliviero Costantini - Albori genealogici
delle Famiglie di Rovigno, manoscritto numero 304-1976, pag. 64.:
(2)canonico Tomaso Caenazzo, Appendice XVI, Storia Documentata di Rovigno, pag. 346; (3) Giovanni Radossi - Antonio Pauletich, Atti del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno VOL. VIII 1977-1978, "Un gruppo di otto manoscritti di Antonio Angelini da Rovigno", pag. 349; (4) V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano 1929, Vol. I, pp. 358-386 e pag. 216 dell'Appendice; (5) Bernardo Benussi, Storia Documentata di Rovigno, Pag. 338 - Appendice XV: Protocollo delle festività in occasione del battesimo del figlio del Podestà Barozzi tenuto al S. Fonte dai Sindici del popolo. (addì 7 marzo 1773); (6) Michele Maylender, Storia delle Accademied'Italia, vol. III - Bologna 1929. Pag. 336; (7) Dalle cronache del Biancini, per esempio,
risulta che: il 13 luglio 1783 Antonio Angelini fu Cristoforo alienò
i suoi 4 carati della nave "S. Giorgio e S. Eufemia, appena varata negli
squeri di Rovigno, per un valore di L. 12.430, da dividersi in parti eguali
tra la Fraterna e l'Ospitale dei poveri di Rovigno.
(8) Giovanni Quarantotti, "Trieste e l'Istria nell'età napoleonica",Le Monnier, Firenze 1954, pag. 132; (9) Giovanni Radossi - Antonio Pauletich "Repertorio alfabetico delle Cronache di Rovigno di Antonio Angelini" Atti del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno Vol. VII degli ACRSR, alla voce "Sollevazione del 1809", pp 398-400; (10) Le famiglie appartenenti al Corpo dei Cittadini
o Nobili di Rovigno erano originariamente 14: Basilisco, Bello, Brionese,
Burla, Caenazzo, Calucci, Giotta, Leonardis, Pesce, Quarantotto, Segala,
Spongia, Tagliapietra, Vescovi (poi de Vescovi ed infine Devescovi).
A queste vennero successivamente aggregate altre 5 famiglie: Bichiacchi
nel 1545, Costantini nel 1654, Beroaldo nel 1764, Piccoli
nel 1765 ed infine i Biondo nel 1772. Durante il periodo veneto
i Nobili nel giorno del la loro prima partecipazione dovevano prestare
un giuramento
di fedeltà alla Serenissima ed alla Comunità di Rovigno.
(11) Antonio Pauletich, "I soprannomi di Rovigno d'Istria" in AIN, Vol. IV, 1971, pp. 195-210-214. Il Pauletich, pur riportando il soprannome "Muòro", stranamente non lo attribuisce anche alla famiglia Angelini come invece è ampiamente attestato. Vi erano poi dei soprannomi personali, legati a particolari fisici o di comportamento, come per esempio Buòbo o Peînco, per Mario de Angelini. (12) Inventario degli oggetti d'arte d'Italia volume V. Provincia di POLA, edito a cura de La Libreria dello Stato. 1935. ROVIGNO - Chiesa Parrocchiale di S. Eufemia - Paramenti sacri: PIANETA, broccato in oro su fondo di lama d'oro con disegno a opera gigante di fiori a spiga e di altri ancora più grandi in forma di girasoli. In basso è sovrapplicato uno stemma vescovile (angelo su cielo stellato). In sacrestia. In discreto stato. Opera del secolo XVIII avanzato. (Pag. 180) (13) Gedeone Pusterla, "I nobili di Capodistria e dell'Istria", Forni Editore - Bologna, ristampa anastatica ediz. 1888, pag. 30: Nobili dell'Istria Confermati dall'Imperatore Francesco I, dal 1 gennaio 1816 a tutto Dicembre 1834. Per gli Angelini di Rovigno risultano confermati nobili: Giovanni, Antonio, Giacomo, Marco, Rocco e Angelo. (14) Giuseppe Natorri, "Raccolta di tutte
le antichità, stemmi ed iscrizioni che esistevano ed esistono nella
mia patria Rovigno", in due volumi. Di questa importante opera ci resta
soltanto il 2° volume manoscritto conservato presso l'Archivio Diplomatico
di Trieste. Una recente riproduzione di tale disegno è apparsa nella
rubrica "Blasonario rovignese - Gli Angelini" a cura di A. Michelini
nel numero 12 dell'anno 2° (1993) del giornale di informazione della
Comunità degli Italiani della Città
di Rovigno "Le Cronache".
(15) dalle Cronache del Biancini risulta per
esempio che l'11 marzo 1784 il partito Biondo, Angelini
e Suffich viene battuto dal partito Costantini, Bosco, Beroaldi
e Rocco (Gangola), grazie ad un rialzo del 10% sul prezzo da loro offerto
di 21.550 ducati, per ottenere il dazio dei torchi comunali per dieci anni.
Ed anche:
(16) dai dati catastali della città e del territorio di Rovigno, conosciuto come Catastico "Franceschino" che è conservato presso l'Archivio di Stato di Trieste. (17) Comitato Trieste '68 "Contributo dei Volontari giuliani fiumani e dalmati alla Guerra di Redenzione 1915-1918", Scheiwiller editore, Milano 4-11-1968, pag. 157; (18) Antonio Pitamitz "Tutta la verità sulle Foibe" in Storia Illustrata n. 307 - giugno 1983; (19) su l'Arena di Pola del 14.8.1982, Anna de
Angelini in Dobrilla pubblica il racconto dell'esodo da Pola avvenuto il
27 febbraio 1947 col IV Scaglione imbarcato sulla nave "Toscana":
(20) Cristoforo de Angelini, nato a Rovigno il 28 maggio 1903, di professione marittimo, anche se nel settembre del '43 lavorava come operaio nella Manifattura Tabacchi. Come molti altri era stato un simpatizzante del fascismo, limitando la sua militanza alle cosiddette chiacchiere da bar; cosicchè quando alla caduta del fascismo incominciarono i primi torbidi, lui non pensò a fuggire. Anche quando venne avvertito dal cognato Angelo Benussi, simpatizzante comunista, che alcuni facinorosi avevano intenzione di dargli una lezione, Cristoforo disse che, non avendo mai fatto del male a nessuno, aveva la coscienza tranquilla e quindi non accettò il consiglio di nascondersi almeno per un pò di tempo in attesa che gli animi si calmassero. Fu così che mentre tornava a casa dalla fabbrica tabacchi venne circondato da un gruppo di scalmanati. In quel periodo a Rovigno vi era ancora un presidio di carabinieri ed uno di questi, per tentare di disperdere gli inseguitori, sparò un colpo in aria. Sfortuna volle che il colpo, rimbalzando su di un muro della casa vicina, andasse a colpire un bambino innocente. Questo fatto inasprì ancor più gli animi contro l'incolpevole Cristoforo che venne preso e fatto scomparire con tutta probabilità nella foiba di Pisino; (21) Domenico de Angelini, nato a Rovigno il
5 novembre 1912 da Angelo ed Elena Sponza, viveva a Pola da quando il padre
vi si era trasferito nel 1925 allorchè venne soppresso l'ufficio
della posta a Rovigno dove lavorava. Dopo l'8 settembre per evitare di
essere deportato in Germania, si arruolò nell'U.N.P.A. (Unione Nazionale
Protezione Aerea). Rimasto ferito in uno dei tanti bombardamenti alleati
su Pola, si era recato a Rovigno da parenti in convalescenza. Così
si trovava a Rovigno quando i "titini" ordinarono la leva degli uomini
dai 16 ai 60 anni, a questo punto ascoltiamo la narrazione dei fatti così
come raccontati dallo stesso Domenico, nella lettera inviatami il 9
giugno 1997:
(22) sono presenti famiglie de Angelini di Rovigno ad Altona in Australia, a San Pedro in California e a Palm Spring in America come dall'elenco degli indirizzi dei lettori della "Famia Ruvignisa" gentilmente fornitomi dal presidente P. Devescovi; (23) Nel duomo di Rovigno oltre alla tomba dell'abate
don Antonio Angelini, e all'arca posata da Elisabetta Angelini Califfi
in memoria del consorte, vi è un'arca sepolcrale posta dietro l'altare
della Scuola laica del Sacramento a fianco dell'arca di Sant'Eufemia con
la seguente iscrizione:
Mentre al di sopra della porta che dal coro da alla cappella del SS. Sacramento, vi è un'altra iscrizione, posta l'anno 1757, in ricordo dell'ottenuta vesta onorifica, almuzia o zanfarda, in cui tra i cinque canonici figura anche: JACOB. ANGELINI. (24) Per la toponomastica della città di Rovigno, vedi G. Radossi "I nomi locali del territorio di Rovigno" in AIN, Vol. II 1969, pag. 81: 90. Kurto dei Vinisiàni: Stretto vicolo cieco in "Kuntrada Dreîovièr". Nel passato ivi abitarono probabilmente famiglie emigrate da Venezia. Dreîovièr è una delle sede storiche delle case Angelini, il fatto che vi sia un Curto dei Vinisiani fa arguire, con buona probabilità, che possa attribuirsi al ramo Angelini con tale agnome. Ancora più rilevante è la recente opera monografica "Rovigno d'Istria" edita a cura della Famia Ruvignisa, Trieste marzo 1997, in cui nel 2° volune vi è una grande tavola di: "Ruveîgno e li suòve cuntràde, dal manuscreîto de Giuseppe Angelini, 'Nomenclatura delle contrade di Rovigno' 1852 (Museo civeîco da Ruveîgno), cun trascrision in ruvignis". In questa pregevole opera (che però più correttamente è da attribuirsi ad Antonio Angelini fu Stefano) figurano i seguenti riferimenti per la famiglia Angelini:
Mentre il primo toponimo si riferisce ad un passaggio che dalla Contrada di Spirito Santo porta agli Orti Angelini, il secondo si riferisce ad un passaggio che, costeggiando tre case nel 1819 di proprietà di Giuseppe Angelini qm Giacomo, porta alla Marina di Sottolatina. Per quanto riguarda latoponomastica dell'agro rovignese il toponimo istrioto "Stànsia Angileîni" è segnalato in varie opere, sia della cartografia italiana che slava, tra cui: - Guida d'Italia del T.C.I. - Le Tre Venezie - Milano
1920. Pag. 304 - Istria sud-occidentale. In tale tavola, vi è segnalata
la Stanzia Angelini, contraddistinta
da una croce per indicare la presenza della chiesetta di S. Francesco di
Paola;
- Monografia "Rovigno d'Istria", edita a cura della Famia Ruvignisa, Trieste marzo 1997, in cui nel I volume vi è una grande tavola con i "Nomi dei lòghi de Ruveîgno" in cui figura la St.ia Angelini con l'indicazione dell'annessa chiesetta campestre di S. Fransìsco da Paola. In quest'ultima opera, nei pressi della chiesetta campestre di San Tuman e segnalato il toponimo: C. Angelini (campo-campagna?), ovvero la Stanza Angelini del Catasto Franceschino e della "Pianta del Comune di Rovigno con topotesia di contrade e località, chiese, laghi ecc. - Rovigno Agosto 1907 Pietro Benussi - Moro perito agrimensore" annessa sempre alla monografia "Rovigno d'Istria" ed il cui originale si trova nel Museo Civico di Rovigno. In questa opera più dettagliata la Stanza Angelini si situa tra il Lago Brisin, Fontania, Val Bufo e S. Ciprian. In queste due carte tra l'altro vi è il toponimo Val dei Spisieri, località nei pressi di Lamanuva e L. Sircio che potrebbe riferirsi al Ramo Angelini degli Speziali.E' interessante notare che nella opera della cartografia Jugoslava: JADRAN - Atlas Jugoslavenske Jadranske Obale Od Kopra Do Ulcinja - Jugoslavenski Leksikografski Zavod, il toponimo relativo alla Stanza Angelini è indicato come ANÐELINI. In tale carta geografica invece non è riportata la Stanzia Angelini, ben attestato in altre carte topografiche jugoslave. La cosa non deve stupire in quanto della casa padronale non rimane nulla, e la chiesetta di S. Francesco di Paola è ridotta ora a magazzino. Dal Catasto "Franceschino" risulta che all'epoca: - La Stanzia Angelini era di proprietà di Giuseppe Angelini qm
Giacomo;
(25) Opere degli Angelini di Rovigno:
Negli Atti del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno a cura di Radossi-Pauletich
sono stati pubblicati i seguenti lavori di Antonio
Angelini fu Stefano:
Rimangono ancora inedite le seguenti opere conservate nel Museo Civico
di Rovigno,
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