Paolo Paglianti
ci racconta il "suo" Torneo di Pisa


Paglianti assalito dai fan al momento della premiazione

Quando parti per un torneo, il venerdì sera ti chiedi sempre come andrà, se alla fine della domenica sarai contento o incazzato.
Se la fortuna ti avrà aiutato, oppure se il destino, sempre baro e bieco, si sarà preso gioco delle tue strategie.
Ti chiedi anche chi incontrerai, se ci sarà quel giocatore che sai che fa sempre storie, e se è nella tua stessa pool.

In un torneo a squadre le cose sono anche peggiori, in quanto non solo vuoi vincere per te, ma ti senti in debito con gli altri componenti della squadra.
Prima di tutto, vorrei innalzare una preghiera cinese di ringraziamento per l’organizzazione del Torneo, che ha visto Stefano Parlanti,
Cifarelli, Paradiso e tutti i membri del club di Pisa (e qualcuno di Livorno, ma non ditelo in giro, non corre buon sangue
dal Terzo Libro tra le due province) diventare matti pur di dare vita a un torneo dall’atmosfera davvero magica.
18 squadre di 4 giocatori ciascuna, e tutti i migliori giocatori italiani hanno animato la sala dei congressi di Pisa
per due intensissime giornate di combattimenti con i “soldatini”.

La nostra squadra, denominata “Inter” per l’evidente fede calcistica predominante, era composta dai seguenti loschi figuri:

Periodo 1 – Epoca del Carro – Lorenzo Mele - New Kingdom Egyptian
Periodo 2 – Periodo Classico – Angus “All Black” il Neozelandese - Hun
Periodo 3 – Dark Age – Paolo Paglianti - Chinese Southern Dynasty
Periodo 4 – Medioevo – Peter Johnston - Fanatic Berber


Ecco cosa è successo nel terzo periodo.

Partita 1 - Le Bd(F) affettano i Rus
Partita 2 - Quell’ultimo Orchard
Partita 3 - L’Artiglieria muore ma non si Arrende
Partita 4 - La Carica della Brigata Fast



Il riposo del guerrierio... Cioffi.

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