Speciale "Tiziano Sclavi" [2]
di Luca Crovi
gialloWeb
Le recensioni


Film

Una toilette qualunque, spoglia, al centro un’enorme vasca da bagno piena di un liquido denso e rossastro. Sullo zerbino ai piedi della vasca due scarpe. Con questa inquietante copertina di Bruno Tosi si presentava Film l’emblematico romanzo con cui Tiziano Sclavi debuttò nel 1972 a soli diciannove anni. Il libro, scritto con l’inconfondibile taglio narrativo multimediale che avranno in seguito tutte le sue narrazioni, era stato premiato, inedito, con il Premio Scanno. Sclavi narra per rapide sequenze servendosi di flashback (scene che raccontano il passato) e flashforward (scene che raccontano il futuro). La stessa serie di sequenze e tecniche narrative verrà ripresa dall’autore in Dellamorte Dellamore e Nero.

Film è un romanzo costruito attraverso «fotostop visivi» di raggelante efficacia: teste mozzate, coltelli infilati nella carotide, brandelli di carne che si staccano da scheletri, tagli di lametta da barba che sfregiano facce e mani. Per la prima volta appare nei testi di Sclavi un personaggio che si chiama Francesco e questo nome ritornerà a più riprese nei suoi testi anche al femminile: un’ossessione-omaggio a Guccini, arricchitasi dell’ossessione-omaggio a Dario Argento nello pseudonimo Francesco Argento con cui ha firmato le raccolte di thriller I misteri di Mystère e Un sogno di sangue. La narrativa di Sclavi, potremmo dire, oscilla tra il buffo, l’ironico e il sociale di Guccini e il grottesco nero e gli incubi di Argento. Film è costruito da sequenze non-sense programmatiche: i personaggi vivono in un film accelerato, rivivono alla moviola episodi del loro passato. Come ha sottolineato Gianfranco De Turris «per Sclavi gli esseri umani sono marionette, burattini, protagonisti di un folle esperimento, di una creazione artificiale, di un mondo in scatola, di una realtà virtuale come si dice oggi. Un tema affascinante che ha attratto alcune note firme della fantascienza americana come Frederick Pohl, Philip Dick, Daniel Galouye, Richard Matheson, Ray Bradbury, Fredric Brown, Robert Young, e che è in fondo anche un tema religioso e filosofico riguardante il libero arbitrio e le nostre capacità di scelta e decisione. Sclavi lo riporta in un clima tra orrore e surreale».

E’ sintomatico che l’unione fra le situazioni del romanzo sia rappresentata dal racconto della vita di una redazione di giornale dove tutte le giornate sono identiche fra loro. Sembrano uscire dal tran-tran solo quei personaggi che sono ormai fantasmi come Samuele, Philly e Eloisa. Philly osserva distaccato se stesso scendere ogni giorno dal pulman che lo porta al lavoro, Eloisa rilegge di continuo su un libro le immagini della prima scena (e ne nasce un racconto nel racconto). Tutte le vicende e le immagini sono lasciate alla libera interpretazione, e aperte ai molti finali, nello stile che renderà unica la struttura dei testi di Sclavi e che giungerà all’apoteosi negli infiniti mondi possibili di Tre e nello hellzapoppin delle storie di Dylan Dog intitolate «Golconda», «Morgana», «Storia di Nessuno», «Inferni», «Grand Guignol» e «Gente che scompare».

La narrativa di Sclavi è fatta di premontaggi e montaggi di immagini speculari, di proiezioni progressive. In Film l’enigma del vivere è immerso nello splatter irrazionale e in un plasma verbal-musicale.


I misteri di Mystère

Nello stesso 1972 in cui debutta come narratore con Film Sclavi firma, con lo pseudonimo di Francesco Argento, anche una raccolta di tredici racconti gialli per ragazzi che hanno per protagonista un giovane investigatore francese abile come Arsenio Lupin, rocambolesco come Fantomas, astuto e logico come Sherlock Holmes. Tredici rompicapo che Jacques Mystère (cugino dell’archeologo a fumetti Martin Mystère) dovrà decifrare con pazienza, astuzia e ironia. Mini-racconti che funzionano come perfetti meccanismi ad orologeria pronti a far esplodere l’attenzione del lettore. Tutte le situazioni classiche del giallo sono da Sclavi smontate e rimontate: dalla rapina al treno al delitto della camera chiusa, dai delitti della medium al fantasma-alieno della porta accanto. Troviamo anche la malinconica figura del ladro gentiluomo Charlot capace di rapinare le banche con in testa la bombetta e in pugno una pistola a pallini colorati, i tre episodi a lui dedicati sono quelli più riusciti (peccato che l’autore non abbiamo poi più rispolverato questo insolito personaggio minore). Nell’edizione originale uscita nella collana «Identikit» dell’editore Bietti I misteri di Mystère conteneva trentadue schede dedicate agli eroi della letteratura poliziesca e altre sedici dedicate al mestiere del detective. Nelle prime Sclavi tracciava una mappa concisa ed accurata della letteratura gialla a partire dalle sue origini; le altre schede davano la possibilità di chiarire le tecniche dell’indagine parlando del guanto di paraffina, dei calchi, della balistica, degli identikit, delle impronte digitali. Ulteriore chicca erano i disegni in bianco e nero realizzati dallo stesso Sclavi a cui si affiancavano alcune divertenti tavole colori di Paolo Guidotti.


Apocalisse

L’angoscia cade goccia a goccia e scandisce la suspense di questo romanzo del 1978 che narra di una tranquilla vacanza estiva che si trasforma in un inferno a causa di una ribellione spaventosa quella della natura vegetale, degli animali e degli oggetti. I protagonisti non sembrano nemmeno accorgersi della catastrofe che poco a poco li circonda, tanto sono intenti a sopravvivere nel gioco delle finzioni della loro esistenza. Francesco e Cora sono una coppia affiatata e tranquilla. Lui sceneggiatore di fumetti (Sclavi mette in primo piano un possibile se stesso) che vorrebbe in realtà diventare un narratore; lei fa la moglie del creativo geniale cercando di sopravvivere alla quiete domestica che ben presto scomparirà. Meta delle loro vacanze una sonnechiante e provinciale Buffalora (è curiosamente la stessa città in cui scoppierà l’epidemia biologica di Dellamorte Dellamore), dove non succede mai nulla: una cittadina che si troverà all’improvviso ad essere al centro di un cataclisma cosmico. Là dove tutto sembra ormai tranquillo da anni, arriverà la fine del mondo. In Apocalisse gli uomini muoiono non per colpe ataviche o particolari, ma perché non hanno saputo reagire alla banalità quotidiana, i protagonisti descritti da Scalvi sono dei dormienti, degli zombie vivi, neanche l’inquietante Bong del Nemico riesce a svegliarli. E allora il mondo si rinnoverà senza che loro se ne accorgono attingendo ad una forza biologica per loro inesplicabile.

Gli uomini e le donne di Apocalisse si muovono «come in un fumetto» e proprio con questo incipit iniziava la prima edizione di questo romanzo. Quando nel 1978 Tiziano Sclavi dette alle stampe questo volume lo intitolò (in omaggio a George Lucas) Guerre Terrestri, mantenendo gli altri due emblematici titoli possibili nel cassetto; a distanza di quindici anni il libro ha potuto riappropriarsi anche dei titoli Il nemico (nella pubblicazione a puntate sul "Corriere della Sera" nel 1992) e Apocalisse (nella definitiva edizione Camunia del 1993). Ognuno dei tre testi arricchisce di suspense e mistero la trama con grandi e piccole integrazioni: insomma, per capire realmente la vicenda bisogna averli letti tutti e tre.

Come affermava acutamente nella prefazione di Guerre Terrestri Alfredo Barberis «Sclavi è un bambino scrittore... si diverte a smontare le vicende come fossero giocattoli. E dentro ci trova, sempre un mucchio di significati arcani, celati in indizi banali». Per i bambini tutto nasconde meraviglia e mistero, soprattutto le cose più semplici quelle a cui gli adulti non fanno alcuna attenzione. Quindi, proseguiva Barberis, quello di Sclavi «non è solo un libro che si legge tutto d’un fiato, è un romanzo che si dovrebbe paradossalmente consumare in apnea, tanto la scala ‘Hitchcock dell’angoscia’, data goccia a goccia è sapientemente percorsa da un narratore implacabile». Precisa lo stesso Sclavi attraverso le parole del protagonista del romanzo Francesco: «Dovrei ubriacarmi e scrivere quando sono ubriaco, ma ogni lettore dovrebbe ubriacarsi prima di leggermi». A Sclavi piace il senso di spaesamento totale «mi piace soprattutto prendere il lettore alla sprovvista. Dargli la sensazione di trovarsi su un terreno familiare e poi brutalmente, senza preavviso, violentarlo. Il lettore non deve chiudere il libro confortato, rasserenato. La vita non è così. l’inconscio è sempre là, che attende di manifestarsi, anche quando crediamo che la logica abbia risolto ogni cosa». Questa è la suspense secondo Bunuel incarnata da Apocalisse di Sclavi.



Speciale "Tiziano Sclavi" di Luca Crovi:   [ 1 ]   [ 2 ]   [ 3 ]   [ 4 ]  



[ Home ] [ Recensioni ] [ Top ]