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Russia (pt 5/5)
Sabato 24 Giugno 2000
(San Pietroburgo)
La nostra stanza di albergo è enorme, i letti sono separati, il che non ci dispiace dopo dieci giorni in un letto singolo senza cuscini. Ad ognuno degli otto piani dell'albergo c'è una dejurnaia che si occupa di ritirare e riconsegnare le chiavi ai clienti.
Questa attitudine russa ad esagerare il numero di persone richieste per un lavoro l'ho già notata molto andando in giro. Se c'è bisogno di piantare un'aiuola, vengono mandati sei giardinieri. Uno guida il camion, uno spala e quattro guardano. Le truppe in giro per la città sono formate da tre, quattro soldati che camminano e parlano alle ragazze.
Nessuno è da solo in Russia, e tutti danno il loro contributo, molti di loro solo guardando.
La città è di quanto di piú diverso da Mosca ci si possa immaginare. É sullo stile delle città europee nel loro splendore settecentesco, come voluta da Pietro il Grande.
Grandi palazzi decorati a stucchi con colori pastello, un'imponente chiesa dalla cupola d'oro e l'Ermitage, un museo di arti visive che non ha uguali al mondo per la grandezza, la quantità di opere in collezione e la confusione. Tutto questo vive sui bordi di un fiume, la Neva, che rende la città vivibile e colorata.
Passiamo solo due giorni a San Pietroburgo, abbastanza per intravedere i ristoranti di lusso con le guardie alla porta, le povere babuske con le mani tese e il proliferare di cambi clandestini e bordelli di gusto pacchiano, costruiti per i turisti e per i nuovi russi, con il rolex d'oro e la BMW dai vetri oscurati. Tutto come nella capitale.
Mercoledí 29 Giugno 2000
(C'è sempre una fine)
C'è sempre una fine a tutto e c'è stata anche per il nostro soggiorno in Russia. Non è stata una vacanza, è stato piú che altro un viaggio e di questo me ne compiaccio.
A volte duro, ma sempre vero e sincero, non di plastica e visto da dietro un finestrino. Stanco, provato, ma enormemente felice di non essermi confuso con la massa di turisti, e di avere visto con occhi imparziali ció che è la Russia oggi.
Alla fine siamo anche riusciti a vedere il vero cadavere del comunismo, il Lenin imbalsamato che riposa dentro al mausoleo nella Piazza Rossa. Per cinque giorni di seguito avevamo provato ad andarci. Tutto era stato inutile, per i motivi piú disparati, dagli orari, al brutto tempo.
Anche la mia macchina fotografica aveva contribuito: per le guardie era un "big problem" perchè non poteva essere portata all'interno. Sarebbe diventata un "very small problem" se unita a qualche bigliettone verde, ma ho preferito mettermi in coda di nuovo, anche se divertito da questa ennesima dimostrazione dello spirito russo.
Abbiamo quindi visto brevemente ció che rimane del comunismo, sintetizzato in quel corpo disteso, di cui anche l'originalità è messa in dubbio, illuminato da una brutta luce arancione, e visitato ormai solo da turisti curiosi e annoiati.
L'ultimo pomeriggio l'abbiamo passato alla ricerca del museo di Lenin descritto nella nostra guida come fondamentale per capire l'ascesa del regime. Una volta individuato il palazzo, ci subito siamo resi conto che anche quello era stato "convertito". Ospitava ora le riunioni settimanali di un gruppo di vecchi nostalgici del partito e di qualche altra associazione minore.
Alle nostre domande insistenti su che fine aveva fatto il museo originale, un soldato ha risposto con un inglese stentato ma un gesto inequivocabile. "Lenin? Museum? Closed", e con un ghigno divertito ha aggiunto: "FOREVER!".
(pt 4/5)  
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