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ASSOCIAZIONE DI CULTURA ED ATTIVITA' FERROVIARIA


La linea Lercara Bassa - Magazzolo e diramazione per Palazzo Adriano

La linea in esame era a scartamento ridotto e con lunghi tratti a cremagliera. Impiantata in una zona mineraria (le più importanti attività estrattive erano le solfare di Lercara Friddi) percorreva le province di Palermo ed Agrigento, in un territorio accidentato, ma abbastanza popolato, per raccordarsi poi alla linea costiera Castelvetrano - Porto Empedocle in una località posta a pochi chilometri da Ribera, che con la sua vocazione agricola avrebbe assicurato un certo traffico alla ferrovia. Per tutti i centri abitati interessati (Bivona, Prizzi, Santo Stefano di Quisquina ed altri) la viabilità ordinaria era gravemente insufficiente e la ferrovia nacque per sopperire a queste deficienza e togliere questi paesi dall’isolamento. Si è però verificato un curioso fenomeno: siamo ormai nel duemila, ed a cinquant’anni dalla chiusura della ferrovia i collegamenti sono "assicurati" sempre da quella vecchia strada. Chissà che anche questa mancanza di infrastrutture non abbia contribuito a tenere il territorio, escluso dai flussi di traffico, fuori da ogni possibilità di sviluppo economico.

La storia

Il primo tronco aperto è quello al servizio delle miniere di zolfo, da Lercara Bassa a Lercara Alta, di km. 3+509, aperto il 20 dicembre 1912 con tre coppie di treni misti. La trazione era assicurata dalle vaporiere R 370, che restarono le uniche macchine in servizio su questa linea fino alla chiusura. Le automotrici RALn 60 non vi fecero mai servizio, nonostante al capolinea di Magazzolo fermassero quelle in transito sulla Castelvetrano - Porto Empedocle. Occorreranno, a causa della grande guerra e della marginalità della linea, molti anni per completarla. Questa la successione dei tratti aperti al traffico: 12 settembre 1914 Lercara Alta - Filaga, 16 marzo 1918 Filaga - Prizzi, 21 agosto 1920 Prizzi - Palazzo Adriano, Filaga - Contuberna 10 maggio 1921, Magazzolo - Cianciana 3 dicembre 1921, Cianciana - Alessandria della Rocca 15 luglio 1922, Contuberna - Bivona 11 novembre 1923, mentre finalmente il 1° settembre 1924 l’inaugurazione della Bivona - Alessandria della Rocca rende possibile completare il collegamento. Nessun avvenimento particolare è da segnalare nel periodo di attività della linea; collegamento indispensabile per gli abitanti dei paesi serviti nei primi anni, dagli anni ’50 inizia ad essere snobbata a favore dell’autoservizio, che consentiva viaggi apparentemente più agevoli. Il breve periodo di proroga per la chiusura della linea (è stata l’ultima linea chiusa negli anni ’50) si deve al fatto che nel tratto più meridionale, da Magazzolo a Cianciana, la zona attraversata dal binario era totalmente priva di strade, pertanto il treno era l’unico mezzo a disposizione degli agricoltori per recarsi nei loro campi e trasportarne i prodotti. Il deficit di gestione per le Ferrovie dello Stato era comunque eccessivo e così il 30 settembre 1959 fu l’ultimo giorno che vide le simpatiche 370 arrancare su e giù sulla nostra linea, compresa la diramazione per Palazzo Adriano.

Il percorso

Nella zona di Lercara, all’epoca in cui la linea era in attività, il paesaggio era molto più caratterizzato dalle tracce di attività estrattiva dello zolfo rispetto a quanto appare visibile al giorno d’oggi. Lasciato il piazzale, a fianco della stazione di Lercara Bassa sulla linea Palermo - Agrigento, si attaccava subito una lunga salita che rasentando alcune solfare giungeva al paese di Lercara Friddi. Proseguendo il paesaggio si apriva, anche se, come per la maggior parte del percorso, si attraversava una serie infinita di ondulazioni. "Correndo" sul crinale tra due vallate si arrivava a Filaga, stazione dotata di un grande deposito ancora oggi esistente, sia pure in rovina. Da qui si diramava il tronco per Prizzi, importante centro posto a 1000 metri d’altitudine (la stazione era posta lievemente a valle). Ripartiti da Prizzi, il binario scendeva con il tratto a cremagliera più lungo della rete siciliana fino al fiume ed alla fermata Sosio e successivamente si innalzava sul fianco della montagna con un bel tracciato (ancora oggi parzialmente percorribile in auto) e dopo qualche viadotto e galleria terminava a Palazzo Adriano. Questo centro, colonia albanese, a causa dell’isolamento presenta oggi delle caratteristiche ambientali ed urbanistiche che lo rendono molto interessante. Rammentiamo che è stato scelto come ambientazione per il film "Nuovo Cinema Paradiso" del valente regista Giuseppe Tornatore, premiato con l’Oscar. Torniamo a Filaga: il treno diretto a Magazzolo continuava la marcia in una vallata che si va sempre più restringendo fino a Portella Mola: dopo una galleria si costeggiava il lago Pian del Leone, salendo all’importante sella dove era situata la fermata Contuberna. Oltre questa portella iniziava una precipitosa discesa, naturalmente armata a cremagliera, con vista dall’alto su Santo Stefano di Quisquina. In questo e nei paesi seguenti le stazioni sono abbastanza lontane dai centri abitati, a causa delle asperità morfologiche del terreno che imposero alla linea di discendere a mezza costa per non superare anche la pendenza del 75 per mille. L’aspetto della zona è al giorno d’oggi piacevole per la presenza di ampi boschi, ma il paesaggio cambia dopo Cianciana, tornando brullo e sempre più piatto via via che ci si avvicinava al capolinea di Magazzolo, in mezzo a fertili campagne sulla riva dell’omonimo fiume.

Dati tecnici

Mezzi di trazione

locomotive a vapore: R 370 (unici mezzi in circolazione sulla linea)

Caratteristiche della linea

Lunghezza: km. 67,17 oltre km. 13, 75 da Filaga a Palazzo Adriano

Pendenze massime: 75 ‰ in numerosi tratti

Velocità massima: 30 km orari per i treni a vapore, i soli a circolare sulla linea, con limitazione a 12 km/h sui lunghi tratti a cremagliera

Possibilità di recupero

Non esiste nessun progetto per la riapertura, sia pure parziale, della linea. Non mancherebbero i motivi di interesse, offerti dalle favorevoli caratteristiche paesaggistiche di aeree come quella di Palazzo Adriano o Santo Stefano di Quisquina, ma ci si è limitati al restauro di alcune stazioni, come quella di Filaga, riutilizzata come foro boario per Prizzi, e quella di Prizzi. La tratta Prizzi - Palazzo Adriano sarà convertita in pista ciclabile.

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