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La vita: una figura bellissima 

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La vita

 

L’ETA’DI SILVIO

Anche se da diversi mesi è infermo, Mons. Giovanni Luciano, già responsabile delle Cause dei Santi presso la Curia di Torino, ha voluto inviare un prezioso contributo per il 25° della morte di Silvio,che noi volentieri pubblichiamo.Tutti gli Amici di Silvio lo ricordano al Signore, lo raccomandano all’intercessione di Silvio e gli augurano una pronta guarigione.

Un po’ di se e di ma!

Se si fosse ottenuto quel miracolo di guarigione così fortemente desiderato, e pregato così intensamente a lungo, a dieci anni dalla data della sua morte, Silvio avrebbe potuto apparire come un bel giovanotto di 22 anni, giunto al termine dei suoi studi universitari, e a venticinque anni di tale data ci potrebbe oggi apparire come un adulto maturo, 37 enne, che si è fatto strada nella vita con un onesto lavoro ed ha già una sua bella famiglia, E questo, sempre se Egli fosse sopravvissuto alla tremenda malignità del suo male…

    Qualcuno si potrebbe ora chiedere:” a quale punto sarebbe giunta la sua ascesi a Dio?” –         “ Avrebbe mantenuto e sviluppato tutti i suoi propositi di santità?” - ”Avrebbe saputo infondere i suoi sani e grandi ideali ai suoi figli?” e tante altre domande di questo stesso genere. In poche parole: c’è sempre qualcuno che, cercando il pelo nell’uovo, si chiede:” Se un fanciullo prematuramente scomparso, ritenuto un santo nel breve corso della sua vita, lo sarebbe ancora, altrettanto o di più dopo un vita più lunga e travagliata, dopo prove forse più impegnative e tentazioni più gravi”.

    Queste domande, per lo più tendenziose, non ricevono risposta dalla Chiesa, che nemmeno se le pone, perché i “futuribili” non sono canonizzabili; tutt’al più si ritiene oggetto di fervida immaginazione o di ricerca statistico- fantascientifica, ma di un giudizio equilibrato e fondato, mai. La Chiesa si pronuncia esclusivamente su di un passato ricco di fatti significativi e convincenti.

Del resto la stessa parola “fatti”deriva dal verbo “ fare “ espresso al passato.

    Tuttavia qualche domandina, suggerita dalla innata curiosità umana, può frullare per la testa di chi assiste alla ricognizione delle spoglie mortali di un servo di Dio, richiamato nella Patria celeste in età ancora giovanile.   Mi capitò la prima volta davanti al corpo di Pier Giorgio Frassati, che apparve ben conservato (pressoché intatto) alla prima apertura della cassa, più di 50 anni dopo la morte.   Avrebbe dovuto, secondo il calendario nostro dell’ anno 1980, avere circa ottant’anni e ne aveva soltanto venticinque.  Mi impressionò il pensiero di trovarmi davanti a due modi contemporanei di calcolare il tempo. Contemplavo un giovane di ottant’anni. Nel feretro il tempo si era fermato.

      Era la risposta alla mia domandina del come sarebbe stato Pier Giorgio Frassati:”Pier Giorgio non sarebbe stato chissà chi?, chissà come? Perché egli E’ ancora, ed E’ per sempre”.

     Silvio E’ ancora un adolescente e lo E’ per sempre”  La sua santità sarà sempre commisurata sulla sua età reale. Quella che aveva quando Gesù lo mise alla prova e lo trovò subito maturo per il Suo Regno di amore, di luce e di pace.

  Con questa constatazione, che mortifica la nostra curiosità a buon mercato, mettiamo al sicuro il patrimonio virtuoso di Silvio da ogni eventuale dubbio sul suo futuro, ma veniamo stimolati a  farci altre domande, atte a soddisfare un’altra curiosità, questa volta più utile e meritoria.

     Qual è la fisionomia spirituale di Silvio? E’ un martire?, un confessore?, un apostolo in senso ampio?, un contemplativo?, un mistico?                              Mons. Giovanni Luciano

 

ALCUNE FRASI DI SILVIO

- Cara mamma ti ringrazio di avermi messo al mondo, di avermi dato la vita, che è tanto bella  io ho tanta voglia di  vivere…

- Mamma, potessi prenderti,  metterti in una valigia e portarti su  con me a Parigi.

- Papà, facciamoci tanto coraggio, Gesù non ci abbandona: mi raccomando di pregare anche tu.

-Ogni mio dolore sia un gesto d’amore per Te, Gesù!

- Mamma, dì a don Luigi di venire proprio tutti i giorni a portarmi Gesù, perché dia tanta forza a me e a voi.

- Devo restare solo con Gesù, parlargli, dirgli tutto quello che ho dentro il mio cuore. Tu, mamma,  riposati, perché sei stanca ed hai bisogno di dormire.

- Gesù io soffro come quando tu portavi la croce ed eri picchiato: le mie sofferenze le unisco alle tue. Stammi vicino, Gesù!

- Mamma, io sto percorrendo la strada del Calvario, ma dopo ci sarà ancora la crocifissione. Mamma, preparati!

- Voglio pregare da solo. Gesù vuole da me molte sofferenze e preghiere..

- Mamma, voglio rimanere con voi, vi ho sempre voluto bene.

- Da quando ho visto Gesù Bambino in sogno, soffro di meno, perché sopporto tutto per amor suo.

- Quanto è brutto soffrire, se poi non riuscissi ad andare in Paradiso! Mamma, se muoio, andrò in Paradiso?.

- Signore perdona i miei peccati, e dà  tanta forza ai miei genitori.

-Io sarò felice quando avrò un posticino in Paradiso.

- Papà, telefona alla mamma e dille che Silvio muore. Ciao papà, ci vedremo poi nell’altro mondo. Io sto morendo..

- Se muoio non me ne importa, mamma, noi saremo felici e contenti soltanto in Paradiso.

- Tu, papà, prega di più che il Signore ci aiuti, porta  mio fratello Carlo a Messa tutte le domeniche e di’ che riceva Gesù..

- Mamma, se muoio vorrei essere sepolto vicino a voi; non lasciatemi solo, perché io vi ho sempre voluto bene..

- Mamma, quando tu un giorno starai  per morire e soffrirai tanto, ricordati di me; ripensa a Silvio, che anche Lui ha sofferto tanto! Lo sento che sto per morire: è come quando uno muore un po’ per volta.

-  Gesù, credo che Tu mi vuoi bene.

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PICCOLO E FORTE CUSTODE DELLA FEDE

E’ ormai per me, un amico di lunga data, Silvio Dissegna. Da quando conosco la sua storia – dal 1980 – siamo diventati molto amici: io gli voglio un gran bene e lui vuole un gran bene a me. Mi ha sempre fatto tante grazie. Mi risponde sempre quando lo invoco. E gli dico grazie.

Ogni volta che lo penso, scopro in lui delle ricchezze nuove:”Un vero miracolo”, come lo ha definito in TV nella primavera del 2000, Mons.Giovanni D’Ercole. Silvio è davvero l’adulescens nos ducens in via ( il ragazzo che ci conduce per la via) di cui parla il salmo 67, per la sua fede integra e luminosa che sposta le montagne.

    1 – Oggi è in atto la più formidabile negazione di Gesù Cristo che ci sia mai stata dalla sua venuta sulla terra. Negazione subdola ed arrogante: si vuole dire che non c’è più bisogno di Lui, che possiamo”farcela da soli”, con i valori umani, che vengono soltanto dall’uomo, messia ed artefice di se stesso.

 L’antico detto”solve et coagula”( sciogli e mescola), proprio delle forze anticristiane, che esprime la volontà  di sciogliere ed annullare Gesù Cristo e di mescolarlo, uno tra tanti, con gli altri uomini, sebbene grandi, ma soltanto uomini, non riesce a sfondare.

Gesù Cristo resta unico, assolutamente originale e nuovo per eccellenza ed è impossibile mescolarlo e confonderlo con chicchessia. Davanti al dolore ed alla morte, Gesù appare davvero l’unico – l’unico Maestro e l’unico Salvatore –perché è solo Lui, non i valori umani, per quanto alti, a dare risposta adeguata e definitiva, la risposta eterna.

 Tutto si dissolve davanti al dolore ed alla morte, ma soltanto Gesù Cristo, l’Uomo-Dio, resta in eterno. Silvio Dissegna, nella sua breve esistenza terrena, ce lo ha fatto toccare con mano, l’ha reso visibile e credibile. Mentre il dolore più atroce si abbatteva come un tornado su di lui, Gesù Cristo vivo in lui ha rivelato come si può vincere il dolore e la morte con la forza della fede, come si può sorridere e consolare gli altri, pur soffrendo, farsi diffusori di pace e di gioia nello sfacelo del corpo, come si può trasformare un letto in un altare carico di redenzione e di vita.

 Silvio appare così come il custode invincibile dei due misteri principali della fede, così come lui e noi abbiamo studiato nel Catechismo: l’unità e Trinità di Dio, cioè il primato di Dio, la signoria di Dio, e l’incarnazione, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù, il Figlio suo.

 In questo bambino di 12 anni, in questo piccolo Servo di Dio, ora avviato alla gloria degli altari, 

c’è l’affermazione potente di Gesù Cristo, unico Salvatore, Salvatore efficace e vero dell’uomo e del mondo, l’unico Nome senza il quale non c’è salvezza.

    2 – Oggi c’è riduzione del Cattolicesimo e sociologia. L’ abbiamo sentito dire anche noi: oggi non sarebbe più il tempo dei tridui e delle novene ( sottinteso, non sarebbe più il tempo dei Rosari e della preghiera e neppur più della Messa); oggi sarebbe il tempo del volontariato, dell’impegno per i poveri e via dicendo.

   Oggi non ci si inginocchia più davanti a Dio né al SS. Sacramento dell’altare, presenza reale di Cristo e suo perenne Sacrificio. Oggi spesso non si crede più a questa mirabile Presenza e si confina l’adorazione tra le anticaglie del passato. Ma - guardate il risultato – non ce ne va più bene una su questa terra.

  Silvio Dissegna, bambino vivace ed allegro, cresciuto nella sua bella cristiana famiglia, poi gravemente ammalato di cancro e tutto offerto a Dio con Gesù Crocifisso, per la salvezza del mondo, ci mostra che la socialità più alta, “il volontariato”più efficace e più prezioso è quello della preghiera incessante, del Rosario ininterrotto, della Confessione regolare ed assidua, anche delle colpe più lievi, della Comunione frequente e quotidiana.

 Ogni volta che leggiamo la sua biografia, Silvio ci riporta all’essenza della vita cristiana-cattolica, l’essenza   che sta nell’intimità con Dio, nella preghiera, nella vita della grazia santificante, nell’immedesimarsi con Gesù.

  Silvio non cambia le carte in tavola al Cattolicesimo, non lo svuota dal di dentro, come fanno tanti moderni oggi, nelle loro teorie, ma lo vive in pienezza di Verità e di Grazia.. Modello per noi adulti

   3 – Oggi non solo c’è chi nega la vita eterna, l’inferno e il Paradiso – ci sono sempre stati coloro per i quali “morti loro è morto tutto”-, ma all’interno di quanti si dicono cristiani, si tende sempre più a sfocare l’aldilà, perché ciò che conta sarebbe solo l’impegno su questa terra.

 Sono decenni che non sento più predicare sulla vita eterna: sento dire che l’inferno, se c’è, è vuoto, e nessuno più mi parla del Purgatorio e del Paradiso, come se l’impegno dovesse risolversi quaggiù.

  Silvio, nella sua breve esistenza, ha lo sguardo continuamente rivolto al Paradiso. Il suo assillo, il suo tormento è giungere là, con Gesù. Al papà che gli dice:  “ Sei tanto stanco, adesso smetti di pregare, riposati”, Silvio risponde:”No, io devo pregare e soffrire per giungere in Paradiso. Non basta pregare, devo anche soffrire per andare in Paradiso”.   Al suo medico   che non sa più che cosa fare per lui, dice:” Io sarò felice soltanto quando sarò in Paradiso”.

   Amici, io mi metto sull’attenti davanti a Silvio, anzi mi metto in ginocchio, perché – lo ripeto ancora una volta – lui è un gigante della fede e della carità teologale.

  Davvero, adulescens nos ducens in via, davvero una piccola grande guida è il Servo Dio Silvio Dissegna: piccolo, forte, luminoso custode della Fede cattolica quale è stata tramandata integra da duemila anni di Verità di martirio e di santità”.     

Paolo Risso             

 

 

 

A CHE SERVE LA VITA

Ha soltanto tra le mani il Rosario, eppure non sembra un piccolo ”conquistatore” che va avanti nel mondo e apre la via di Gesu a chissa quanti fratelli? Chi puo mai dire quante anime, lui cosi piccolo, ha conquistato a Dio con il suo Rosario?

Roberto Ardigò era un illustre filosofo, ma senza Dio e negatore di Dio: a 92 anni, si taglio la gola gridando: ”A che serve mai la vita?”.

Silvio Dissegna, a 12 anni, colmo di verita e di amore, rosariante nei suoi giorni brevi sa dire a noi tutti, piu che un grande maestro, a che serve la vita: a conoscere, ad amare e a servire Dio in questa vita, e goderlo nell’altra vita, in Paradiso.

E’ tutto, è la Verità, è la Religione assoluta, che evidenzia questa piccola esistenza vissuta come un Rosario vivo, nel gaudio della sua fanciullezza, nel dolore della malattia, nella gloria dell’incontro con Dio, che si apre già sulla terra.

E’ la via da seguire, 1’unica, perche altra e diversa non c’è: GESU’ CRISTO!

Ed e cosi che noi oggi sentiamo la voce di Silvio Dissegna, autorevole come l’innocenza che quasi comanda davanti a Dio e agli uomini: ”Ora continua tu con il tuo Rosario.  Salva la tua anima, e rnigliaia di anime, con il tuo Rosario. Va’, io ti accompagno”.

 

Paolo Risso              

 

LA PEDAGOGIA DEL DOLORE INNOCENTE

Molti dei più anziani ancora lo ricordano. Carlo Gnocchi, nato presso Milano nel 1902, sacerdote ed esemplare educatore di giovani all’amicizia con Gesù Cristo, nelle parrocchie e poi nell’Istituto Gonzaga, all’inizio della guerra 1939/40, aveva voluto partire  con i suoi giovani arruolati nell’esercito per diversi fronti in Europa, come cappellano militare. Si era così trovato in prima linea sul fronte russo e poi nella disastrosa ritirata, confortando i feriti ed i morenti, raccogliendo le loro ultime volontà ed assumendosi l’impegno di avvicinare, al suo ritorno in Italia, tutte le loro famiglie. Così, al suo rientro, aveva cominciato a visitare con cuore sacerdotale le case dove ora si piangeva un figlio, un fratello, uno sposo, un padre perduto per sempre.

  Aveva così scoperto, per la prima volta, il dolore innocente di tante creature, soprattutto dei bambini, i quali avevano anche loro “ fatto la guerra”, soffrendo bombardamenti, fame, sete, malattie e strazio nel corpo e nello spirito. Che cosa dire loro, a nome del Cristo Salvatore?

Solo Lui può rendere grande e persino amabile il dolore.

  Nei mesi seguenti si era trovato a prendersi cura di tanti ragazzi feriti e mutilati nel corpo. Per loro aveva dato vita ad un’azione singolare di assistenza ed educazione. Lo farà più tardi anche per i ragazzi poliomielitici. Un’opera straordinaria di carità cristiana   che in ogni sofferente serve il Figlio di Dio Crocifisso, Dio stesso. Don Gnocchi apparve all’Italia ed al mondo un gigante nella carità.  Un interrogativo però lo inquietava: Gesù ha redento il mondo dal peccato con il sacrificio della croce e il suo dolore immenso era diventato espiazione del peccato degli uomini e loro redenzione.

  Così, in mezzo a tanti piccoli sofferenti, don Gnocchi si era trovato tra le mani “un capitale” senza limiti: il loro dolore, ma come far sì che esso non andasse perduto e diventasse prezioso per essi, per la Chiesa, per il mondo ?  Don Gnocchi aveva spiegato loro, con parole  di padre e di madre insieme, che essi dovevano unire il loro dolore al dolore di Gesù sulla croce e avrebbero fatto un’offerta sola, un unico grande sacrificio.  I suoi piccoli, con la grazia di Dio, avevano capito e dai loro cuori e dai loro corpi straziati, l’offerta saliva…ora a Dio: un’unica “OBLATIO MUNDA”, come il sacrificio di Gesù sul Calvario e sull’altare, durante la S. Messa, l’offerta pura di cui profetizza Malachia (Ml.1,11)  e che gli Evangelisti e l’Apostolo Paolo di Tarso illustrano nel Nuovo Testamento.  A 54 anni, il dolore  si era abbattuto su di lui, don Carlo, con il cancro incurabile che presto l’avrebbe condotto all’incontro con Dio. Nei mesi dolenti della malattia, il suo grande messaggio sul dolore che redime, era venuto scrivendolo nel suo aureo libro- La pedagogia del dolore innocente (La Scuola, Brescia 1956) – che uscirà nei giorni del suo addio alla terra, come uno dei testi più belli e più alti dei grandi maestri della Chiesa..

 Oggi, don Carlo Gnocchi, morto a Milano il 28 febbraio 1956, dalla chiesa è stato dichiarato ”eroico nelle virtù cristiane e sacerdotali”, quindi “venerabile”, avviato dunque alla gloria degli altari.                                                         

 

*  *  *  *  *

 

Abbiamo ripreso in mano questo libro di don Gnocchi, rimanendone affascinati per la sconcertante attualità, pur a mezzo secolo di distanza, e vi abbiamo trovato l’unica risposta al dolore innocente che anche oggi dilaga sulla terra: abbiamo desiderato che fosse conosciuto per dare luce, speranza e persino gioia a questo dolore, affinché    non vada perduto e redima il mondo, con il dolore del Crocifisso.

 Ma noi – e il lettore smaliziato d’oggi, uomini e donne dalla bocca spesso amara e dalla mente incredula – siamo tentati di domandarci:”Ma com’è possibile tutto questo?.”  Abbiamo però davanti agli occhi l’esempio mirabile di Silvio Dissegna, che a soli 12 anni, tutto questo ha vissuto, che non solo ha accolto il dolore, ma lo ha amato e lo ha trasformato in redenzione del mondo con Gesù.

   Abbiamo pertanto cercato di illustrare ogni capitolo del libro di don Gnocchi “La pedagogia del dolore innocente”, con la storia e gli esempi di Silvio, così  che là dove le parole pure sublimi possono apparire lontane e astratte a qualcuno, soccorrano gli esempi di questo ragazzo che sulla sua pelle, proprio nel mondo d’oggi, ha trasfigurato il suo dolore innocente, nell’”oblatio munda” di espiazione, di redenzione e di amore del Cristo Crocifisso per la salvezza del mondo.

  Citando una pagina del grande teologo, Reginaldo Garrigou-Lagrange (+1964) su una bambina di Roma, Nennolina Meo, morta a soli sette anni nel 1937, dopo lunghe sofferenze offerte a Dio con il medesimo spirito, e ora pure avviata agli altari, possiamo così senza alcun dubbio affermare di Silvio: “Egli ci dà una grande lezione pratica; egli ci insegna ciò che è lo spirito del sacrificio e il suo immenso valore spirituale. Egli      supera assai molti filosofi per la soluzione del problema del dolore. Egli, diversamente dai filosofi, ci dà     una soluzione non solo astratta e speculativa, ma concreta e vissuta”.

 Ne è nato un libro che, a suo tempo, verrà pubblicato. Per ora lo offriamo a puntate ai lettori del bollettino “Agli Amici di Silvio”, con il testo del venerabile don Gnocchi, a capitoli, commentati dagli esempi di Silvio Dissegna.

Prendi e leggi. E illumina il dolore con la Croce di Gesù e l’esempio affascinante di questo piccolo grande Servo di Dio.                    

 

Paolo Risso