
Prima dell’epoca Ittita, vi sono testimonianze d'insediamenti di lingua indoeuropea (popoli Kurgan) lungo la costa del Mar Nero. Tra questi in particolare, v’era il cosiddetto popolo dei Pala che sarebbero i più antichi antenati dei Veneti.
La penisola del Peloponneso fu colonizzata dai Veneti in epoca remota e proprio per questo deriva il suo nome dal loro capostipite Pelope. Atreo, eletto re dai nobili micenei e padre di Agamennone, infatti non era altri che il figlio di Pelope.
Al tempo della guerra di Troia i Veneti erano stanziati nella Paflagonia, l’Anatolia centro - settentrionale affacciata sul Mar Nero e confinante a oriente con il paese delle Amazzoni. Li separava la foce dell’impetuoso Halis che raggiunge il litorale dopo aver varcato la catena dei monti, traendo alimento dalle piogge per forzare la via e scavare gole profonde lungo un tragitto che abbraccia con una grande ansa l’altopiano anatolico.
Dopo la caduta di Troia, compito del troiano Antenore sarà condurre i Veneti lungo il Danubio, fino a toccare la proda di quel mare di Crono più tardi noto come golfo di Venezia. Le prove archeologiche di questa migrazione si possono ravvisare nella somiglianza di stile e soggetti che accomunano la produzione artistica frigia e quella paleoveneta.
I Veneti rimasti in Anatolia prosperarono fino al 714 a.C. allorché i Cimmeri irruppero dalla Crimea. Costeggiato il Mar Nero, le orde cimmeriche posero una prima base nelle vicinanze di Sinope e da lì scesero ad annientare i Frigi, costringendo il re Mida al suicidio. La stirpe dei Pelopidi riuscì a fuggire e le Argonautiche descrivono un esodo di massa sotto l’incalzare dei barbari cimmerii: "Dalla Lidia i Pelopidi trasportarono i loro favolosi tesori al di là del mar Egeo e con l’immensa schiera dei sudditi decisero di stabilirsi in nuova sede nella parte occidentale dell’oceano".
