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O.L.F.A

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Melinda Tamás-Tarr Bonani

OMAGGIO AL 23 OTTOBRE 1956…

ANNO IV/V NN. 17/18 NOVEMBRE-DICEMBRE/GENNAIO-FEBBRAIO 2000/2001

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Scrivo queste righe il 23 ottobre, giorno del 44° anniversario della rivoluzione ungherese. Oggi, dopo tanti anni di divieto, è festa nazionale in Ungheria: non è come nel passato recentissimo. Non tanto tempo fa non era raccomandabile di cercare e parlare della verità di quell'evento. Verità e quale verità? Erano tante le cosiddette "verità" delle versioni ufficiali: LE VOCI DELLA BUGIA! Abbiamo studiato ed insegnato LA BUGIA. Si parlava del '56 con le menzogne! Così dicevano ufficialmente: "…il 23 ottobre 1956 gli studenti universitari organizzarono una manifestazione di protesta. Tanta gente aderì per il rinnovamento del socialismo, per correggere gli errori e le deformazioni della politica stalinista e per eliminare le forze che ostacolavano il cambiamento ed il rinnovamento. La manifestazione si svolse pacificamente, ma gli elementi controrivoluzionari riscaldati ed incoraggiati dagli imperialisti occidentali riuscirono ad introdursi e ad impadronirsi la situazione. Dopo le 20 dall'edificio della Radio Magiara si sentirono i primi spari contro il potere del popolo… Il governo di Imre Nagy non aveva sedato la rivolta armata e si ritirò davanti alle forze antisocialiste sempre più crescenti …" Poi dicevano che Nagy stesso e Hegedüs chiamarono le forze armate sovietiche. Invece lo fece Kádár dalle mani sanguinose. Fu lui far massacrare la gente superando il generale Haynau dell'Impero d'Austria (cfr. la rivoluzione e la guerra d'indipendenza del 1848/49)!

Eravamo costretti a imparare e a studiare le bugie che sentivamo che stonavano in qualche modo, ma non potevamo ad andare a scavare la verità: il regime kádáriano non scherzava. Le persecuzioni politiche più crudeli del comunismo erano presenti nella vita degli Ungheresi ancora alla fine degli anni Ottanta… Ma di questo a causa del terrore psicologico non si parlava apertamente o si faceva finta di non sapere…

A quei tempi ero piccola, non avevo ancora 3 anni, mancavano due mesi al compimento; mia madre, impiegata amministrativa di 24, mio padre giovane magistrato di 28 anni, cattolici praticanti ma non bigotti, mai iscritti al PCU. Una mia sorella era ancora bebè (l'altra sarebbe nata sei anni dopo): siamo nate però negli anni iscritti sulle pagine della storia ungherese ed universale, gli anni difficili e sanguinosi dell'Ungheria oppressa, soffocata: 1953, 1956, 1962… Io quindi non posso essere un testimone, mentre i parenti e connazionali più grandi di me sì. Ma un ricordo ce l'ho nonostante la grande protezione dei miei genitori. Giocavo nel cortile di un amichetto di famiglia più grande di me sotto un tendone in compagnia di un suo compagno di scuola. Essi mi facevano paura dicendomi ripetutamente: "Torna a casa, vengono i russi e ti porteranno via! Sotto i giardini sparano con i cannoni…" Non mi capacitavo chi fossero i russi - forse non lo sapevano neanche loro veramente - ma ho pensato che fosse una cosa molto brutta e cattiva e che si doveva avere paura!… Mi terrorizzavano quelle frasi. E non ero da sola: piccoli e grandi condividevano quella sensazione: nell'atmosfera si percepiva il clima del terrore…

Poi tra le mura domestiche i racconti - sottovoce - di esperienze vissute in prima persona, poi sulla propria pelle - dopo tanti anni dal '56 negli anni '70 ed '80 ho scoperto il vero significato di quelle parole…

Ora commemoro in silenzio, da sola, lontana dalla mia Patria. Non servono rumori. Serve piuttosto un silenzio religioso… In questo silenzio sfogliando ora i testi riscritti e confrontandoli con quelli scolastici universitari di allora sto scoprendo ed imparando che cosa è veramente successo… Anche se immaginavamo ma non potevamo porci delle domande ed il perché, come, ecc. altrimenti facilmente si veniva dichiarati: "nemici del popolo", "nemici di classe", "elementi pericolosi per la società socialista" e così via… Ma qui mi attengo soltanto ai fatti principali, a causa della complessità storico-politica questo spazio non è sufficiente per un saggio completo.

Nella pubblicistica storico - politica a partire dal 23 ottobre, i 12 giorni della rivoluzione ungherese vennero etichettati in modo svariato: rivolta, rivolta popolare, movimento democratico, lotta per la libertà, rivoluzione, antirivoluzione, insurrezione controrivoluzionaria fascista (quest'ultima è definizione di Soboljev, delegato sovietico all'Onu d'allora), ecc. Oggi, dopo il cambiamento politico si parla addirittura di "rivoluzione e guerra d'indipendenza". Però sarebbe più appropriato chiamare questo evento storico una rivoluzione interrotta a metà. Anche perché una rivoluzione porta con sé un cambiamento radicale del regime, del sistema politico dominante. Ma qui, a causa dell'intervento armato, non è avvenuta una rivoluzione: anzi dopo arrivarono la ritorsione, la repressione. Il cambiamento è avvenuto dopo i 33 lunghi anni… il 23 ottobre 1989…

Ecco i fatti: il 6 ottobre ci fu la cerimonia funebre organizzata per il riabilitato compagno comunista László Rajk, ex ministro degli Affari Esteri; il 13 e 20 ottobre vennero pure riabilitati le vittime dell'esercito; il 13/10 Imre Nagy fu riammesso al partito comunista; alla metà d'ottobre la guida del movimento d'opposizione venne presa in mano dalla gioventù universitaria budapestiana; il 16/10 gli universitari di Szeged chiesero l'annullamento dell'insegnamento obbligatorio della lingua russa e progettarono il testo dell'appello allo sciopero, organizzarono l'organo studentesco indipendente dal partito comunista. Il movimento studentesco s'estese a livello nazionale: aderirono gli studenti universitari delle città di Pécs, di Sopron, e di Miskolc. Tra le loro richieste c'erano il ritiro definitivo delle truppe sovietiche stanziate in Ungheria, le libere elezioni e il pluripartitismo. Il 23/10 presso l'Università Policlinico di Budapest furono redatti i 16 punti delle richieste dell'intero popolo magiaro: proclamazione del congresso del partito, la scelta della nuova direttiva dell'MDP (Magyar Golgozók Pártja=Partito dei Lavoratori Ungheresi), il governo di Imre Nagy, la richiesta della responsabilità dei politici stalinisti, le elezioni basate su i multipartitismo, i diritti della libertà (il diritto allo sciopero), la riorganizzazione radicale dell'economia politica, la cancellazione delle consegne obbligatorie, rapporti paritari economici con l'Unione Sovietica, totale riabilitazione, la distruzione degli atti giuridici delle persone finite nelle schedature politiche, l'insegna dello Stato e feste nazionali, il ritiro delle truppe sovietiche, sovranità. Mentre il Circolo Petőfi e l'Associazione degli Scrittori Ungheresi sollecitarono la riunione della Guida Centrale e del Congresso, gli studenti organizzarono una dimostrazione pacifica per il pomeriggio del 23/10. A loro s'aggiunsero tante altre persone, rappresentati tutti i ceti sociali: giovani ed adulti tra i 20 e i 40 anni. La crisi economica era diventata insopportabile per il popolo, la struttura politica scricchiolava, la guida politica aveva perso ogni fiducia ed i politici responsabili dovevano rispondere alla popolazione, non c'era più tempo per le sperimentazioni. Allo scoppio mancava soltanto una piccola scintilla che venne colla dimostrazione del 23 ottobre. In quel giorno il numero uno del PC, Ernő Gerő, prendeva la parola provocatoriamente alle ore 20 con un discorso radiodiffuso dicendo: "Lo scopo principale dei nemici del nostro popolo è la destabilizzazione del potere operaio e della fede del popolo nel partito… diffamano l'Unione Sovietica…" Gerő sollecitò un intervento duro contro "la pericolosa banda nazionalista". Alle 21, i militari dell’ÁVH (Államvédelmi Hatóság = circa 'Pubblica Sicurezza') - l'organo di difesa dello Stato, la "Gestapo" ungherese -, sostenitori di Gerő spararono provocatoriamente davanti al palazzo della Radio e il giorno dopo dal tetto del Parlamento e dagli edifici di fronte tra i quali dal palazzo del Ministero dell'Agricoltura, contro la gente disarmata. Verso le 21.30 i giovani rivoltosi rovesciarono la statua gigante di Stalin a Városliget (nel parco municipale): era la prima volta che un simbolo simile veniva abbattuto! Iniziň cosě la lotta armata del popolo ungherese.…

Prima di tutto il bilancio: 46.000 morti in cinque mesi, 75.000 deportati in Russia, di cui 8.000 non sono mai ritornati. 228 esecuzioni a cura del governo Kádár, tornato a bordo dei furgoni dei sovietici e imposto da loro. 25.000 ungheresi si erano dati alla macchia dal novembre del 1956. E un numero imprecisato č scomparso, mentre dal 1960 al 1963 c’erano ancora circa 36.000 ungheresi deportati in Unione Sovietica... Entro 31 ottobre 1956 cercando rifugio all'estero 170.000 cittadini scapparono dalla propria Patria…

Dopo gli spari davanti all'edificio della Radio iniziň il dramma. Per vendicare i propri morti, alcuni manifestanti si impadronirono delle armi di decine di poliziotti... molti dei quali non opponevano resistenza. I subordinati di Mosca fecero appello alla 92^ divisione blindata, che stazionava nei pressi di Budapest. Alcuni insorti si impadronirono dell’immobile della radio, ma ne vengono espulsi quando, verso le 2 del mattino, quei blindati sovietici si schierarono.

Era l’inizio di cinque giorni di combattimenti nelle strade. In un primo tempo, il 24 ottobre alle 8 e 13, András Hegedűs venne sostituito come Primo Ministro da Imre Nagy. Ma il 25 una decina di città furono coinvolte dalla stessa sollevazione. I blindati sovietici nella capitale spararono contro ogni assembramento. Quel 25 ottobre, Gerő cedette il posto a János Kádár. Per diversi giorni Hegedűs e Kádár fecero credere ad una nuova era: dei non-comunisti entrarono al governo. Ciň non impedě che, ancora il 27 ottobre, le truppe russe rimanessero attorno ai palazzi ufficiali. Alcuni insorti attaccarono in diverse strade. Cinque radio clandestine trasmisero nel Paese. Vennero distribuiti giornali clandestini. In provincia nacquero alcuni consigli di fabbrica. Il 29 ottobre, venne annunciato lo scioglimento dell’ÁVH. Il 31 ottobre il cardinale Mindszenty uscì dalla residenza sorvegliata dove veniva custodito dopo la sua prima scarcerazione, nel 1955. Quello stesso giorno i blindati si ritirarono dalla capitale. Mosca inviò sul posto, apparentemente per negoziare, Michail Suslov e Anastas Mikoyan, mentre Yurij Andropov, a quel tempo ambasciatore in Ungheria, assicurò che le divisioni dell’URSS avevano iniziato a lasciare il paese! In realtà, le truppe sovietiche vennero stanziate sui confini del paese mentre altre unità si prepararono, dopo la Romania, la Cecoslovacchia e la Germania dell’Est, a un entrata in forze sui punti strategici dell'Ungheria: infatti, nelle ore d'alba del 1 novembre iniziò l'ingresso delle truppe sovietiche…

Il 4 novembre, dopo quattro giorni di false trattative, per guadagnare tempo, i carri armati sovietici entrarono a Budapest. Alcune unità del KGB, dal giorno 2, erano giunte all’aeroporto della capitale.

Dal 4 novembre al 9 dicembre, i combattimenti continuarono in diversi quartieri della periferia di Budapest e in provincia. Il 9, gli operai delle segherie di Csepel, come quelli di Győr, di Pécs e di altri centri industriali resistettero con le loro povere armi leggere o con le bottiglie molotov. Il 7 novembre l'armata sovietica impadroně la situazione cosě il controgoverno di Kádár poté trasferirsi alla capitale ed assumere la direzione delle operazioni. Il cardinale Mindszenty si rifugiò appena in tempo nella legazione americana. Imre Nagy si era dovuto rifugiare nei locali dell’Ambasciata di Jugoslavia, poi deportato in Romania ed infine giustiziato. Ancora alla fine del mese di ottobre aveva creduto che il clan sovietico che lo aveva protetto e spinto avanti, avrebbe continuato a proteggerlo! Credette che jugoslavi e romeni, che gli proposero di andare a Bucarest, lo proteggessero. In realtà, il 26 novembre, Kádár lo accusò ufficialmente di essere sceso a patti con i controrivoluzionari. Il 12 dicembre, quando venne proclamata la legge marziale, il paese veniva paralizzato da uno sciopero generale dei lavoratori, che durò fino al 13 gennaio 1957, quando decisero la pena di morte contro tutti gli scioperanti...

Il 20 marzo, Kádár si recò a Mosca a rendere omaggio all’intervento sovietico. Il 27 aprile firmò accordi di "stazionamento temporaneo" delle truppe sovietiche in Ungheria. Vi rimasero per altri trentadue anni...

Le nuove ricerche sottolineano la crudeltà di questa repressione e non esitano a usare il termine 'terrore'. Ma rilevano l'ambivalenza del periodo e le sue differenze rispetto al 1947-1953. Nel 1959, mentre erano ancora in corso i processi contro gli insorti, si ebbe la prima, parziale amnistia. Nel 1960 si smise di ricorrere alle misure speciali, si eliminarono i campi di concentramento ecc. Nel 1962 si procedette all'epurazione degli agenti della polizia politica coinvolti nei processi truccati del periodo di Rákosi; Rajk e altre 190 vittime furono definitivamente riabilitate. Nel 1963 fu proclamata l'amnistia generale, ma essa non riguardò alcuni insorti condannati come assassini. La repressione violenta volgeva alla fine. Eppure la riabilitazione di Imre Nagy e dei suoi "complici" si è avuta solo nel 1989 e ancora nel 1988 la polizia a Budapest picchiava alcuni manifestanti che volevano commemorare l'anniversario della sua esecuzione capitale! Due fattori esterni hanno influenzato questa evoluzione: da una parte una critica più profonda al regime di Stalin nell'URSS, nonché l'allontanamento dal potere dei suoi partigiani nella direzione sovietica; dall'altra, una situazione internazionale nuova, in cui si faceva strada l'idea di coesistenza pacifica fra Est e Ovest. Due fattori che hanno avuto ripercussioni non soltanto in Ungheria…

Poi sarebbe un lungo argomento il periodo delle persecuzioni spietate contro tutti quegli intellettuali e non che appartenevano ai cosiddetti "pensatori diversi" per distruggerli, eliminarli, rovinandoli esistenzialmente coll'ampia scala di varie azioni persecutorie da parte del KGB ungaro-sovietico negli anni 70/80. La caccia all'uomo più intensa si manifestò tra gli anni 1980/83 durante l'agonia evidente del sistema… Di questi fatti è una documentazione reale il libro intitolato "A cég árulója" [Il traditore della Ditta] di Havas Henrik - Végvári József, (Ed. Szféra, Debrecen, 1990, pp.208)…

Questi anni di terrore, fino ai cambiamenti politici del 23 ottobre 1989 certamente hanno lasciato un'eredità dannosa per tutti, ma particolarmente per le nuove generazioni, per la gioventù. Gli adolescenti che sono cresciuti nelle scuole sotto lo stretto controllo del partito, da un giorno all'altro si sono ritrovati in una situazione nella quale sembrava come se uscissero da uno stretto corridoio e all'improvviso gli si aprisse un enorme spazio dove trovare la strada giusta da soli. Durante gli anni scolastici venivano determinati in base ai principi e ai valori dell'ideologia marxista-comunista, attentamente filtrati e reinterpretati, ma anche la loro visione del mondo, i loro principi morali venivano formati dalla visione materialista… Per quel che riguarda l'istruzione scolastica secondo la visione ateista del marxismo-leninismo mancava qualsiasi valore della spiritualità trascendentale che andasse oltre i valori della vita materiale. Qui si ricorda l'abolizione degli ordini monastici, rendendo loro membri degli esuli, la confisca dei beni ecclesiastici, l'eliminazione dell'educazione religiosa nelle scuole, e di gran parte degli istituti ecclesiastici. Agli occhi del sistema comunista era punibile perfino se un prete teneva delle riunioni con i suoi allievi di un tempo, o se li portava a fare delle gite insieme. I cittadini, invece, per paura di venire marchiati come reazionari e di perdere il loro pane quotidiano, evitavano le chiese, per non parlare di qualsiasi contatto con i preti. Perciò i genitori - in parte per paura di causare dei conflitti interni nei loro figli attraverso una doppia influenza, e in parte per non rischiare la propria esistenza con un comportamento che sarebbe potuto essere interpretato come reazionario, di solito erano molto cauti ed evitavano di esprimere una qualsiasi visione d'altro tipo davanti a loro… Così, in seguito a questo cambiamento notevole, per i giovani era in agguato il pericolo che - come era già successo sotto molti aspetti nella vita della società - potessero finire per esagerare e che cercassero di sfruttare al massimo le attraenti possibilità offerte da quella nuova, illimitata libertà in quel mondo così cambiato. In questa nuova atmosfera la libertà si è facilmente cambiata, trasformata in liberismo; le riviste con il richiamo delle loro foto pornografiche si sono diffuse come funghi così come era successo anche alla letteratura con manifestazioni di linguaggi licenziosi fino all'oscenità e gli squallidi film porno e dell'orrore. Mentre agli occhi delle generazioni più mature queste esagerazioni erano e sono rivoltanti , i loro effetti distruttivi sulle menti dei giovani si sono manifestati con una forza ed intensità sorprendenti. Sotto il velo del motto attraente realizzare se stessi, le dure leggi del successo, dell'aggressività e della spietata competizione si sono diffuse sfrenatamente, il crimine ha cominciato a dilagare. Si manifestava un nichilismo morale che ha spinto tanti ragazzi nell'illegalità o nella droga. E qui necessitava e necessita ancor'oggi un'urgente soccorso e ricerca di una via d'uscita. Per formare una nuova società non basta sostituire il vecchio sistema con uno nuovo. Insieme alle riforme politiche ed economiche erano e sono necessarie delle iniziative per coinvolgere l'attenzione della gente verso scopi più elevati per poter dare un contenuto più nobile alla loro vita. È proprio per questo che la Chiesa cattolica ha dato e sta dando il suo contributo dopo oltre tre decenni d'oppressione ricominciando totalmente da capo con non poche difficoltà nate dal fatto che la maggior parte gli ordini sono stati aboliti, i loro beni confiscati…

Accanto alla Chiesa cattolica si sono naturalmente impegnati nella società magiara numerose figure di scienziati, scrittori, artisti, docenti universitari, politici, ecc. cioè intellettuali laici che hanno a cuore il futuro migliore per tutta la nazione, specialmente per i giovani!

Sono passati undici anni dalla caduta dello Stato-partito comunista, ma la strada della ricostruzione di ogni sfera della società magiara sarà ancora lunghissima…

 

Bibliografia dei testi consultati: Magda Jászay: A magyar ifjúság választásai a rendszerváltás után/Le scelte della gioventù ungherese dopo i cambiamenti politici del vol. "La cultura alle soglie del terzo millennio, Ed. Istituto di Cultura Italiana per l'Ungheria, - Noran, Budapest, 1999; Courtois-Werth-Panné-Paczkowsky-Bartosek Margolin: Il libro nero del comunismo, Mondadori, Milano 1998; Horváth Csaba: “Új magyar történelem: Magyarország 1944-től napjainkig, Ék Sorozat, Pécs, 1991; Balogh S.-Gergely J. - Izsák L. - Jakab S. - Pritz P. - Romsics I: Magyarország a XX században, Kossuth Könyvkiadó, Budapest, 1986; La relazione del 1996 di Pierre Faillant de Villemarest, direttore del Centre Européen d’Information.

Un servizio in ungherese Rácz Sándor József, caporedattore della rivista "La nostra verità '56":

Rivoluzione e guerra per la libertà 1956/1956 Forradalom és Szabadságharc

Foto scattate dal capitano Kovács István che cadde durante i combattimenti della rivoluzione:

Fotografie

ARCHIVIO FOTOGRAFICO DI BUDAPEST:

Imre Nagy annuncia il programma del governo il 4 luglio 1953.

 

14 maggio 1955: András Hegedüs firma il documento del Patto di Varsavia.

 

L'angolo tra il Boulevard József e via Pál, 28 ottobre 1956: recupero dei cadaveri durante la tregua.

 

Il palazzo della Radio Magiara durante la rivoluzione del 1956.

 

31 ottobre 1956, Hősök Tere/Piazza degli Eroi: il ritiro degli carri armati sovietici da Budapest.

 

Boulevard Üllői con carri armati distrutti dalle sparatoie.

 

NOTE:

L'artico è stato inviato anche ai seguenti quotidiani:

 

Il Corriere della Sera

Risposta: "Egregio Professore, la ringraziamo infinitamente per l'interessante articolo che ci ha inviato in visione. Purtroppo, per assoluta mancanza di spazio, non abbiamo la possibilità di poterlo ospitare. Grazie comunque e molti cordiali saluti.

Il Segretario di Redazione Gianluigi Astroni"

Il Resto del Carlino di Ferrara - Risposta: NIENTE

La Nuova Ferrara - Risposta: NIENTE

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