Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

 

RENZO FERRI

3 POEMI

 

 

PREFAZIONE

I poeti vivono in mezzo alla gente, seguono le stesse cadenze/scadenze della quotidianità, ma una luce illumina il loro sguardo e sono capaci di staccare la spina, di isolarsi e perdersi nell'ascolto di voci misteriose e segrete che salgono da dentro o giungono da lontano su pentagrammi d'aria.

In Renzo Ferri ho riconosciuto il poeta nel momento in cui, leggendo una sua lirica, un raggio improvviso ha dissipato la coltrina di nebbia e mi sono trovata in sintonia con il suo sentire; ho percepito i suoni e le sensazioni che lo avevano ispirato; era un tocco lieve, magico che ha fatto breccia nella mia anima: parlava di laguna, e mi ci sono trovata immersa, parlava del moto delle maree e le vene hanno preso a pulsare con quel ritmo.

Il mondo poetico di Ferri è ricco e vario; tutto quanto lo circonda suscita in lui emozioni. Esistono però luoghi e tempi che predilige: le amate atmosfere delle rive del Po, i colori variegati e cangianti del paesaggio fluviale, il sigillo delle stagioni che si esprime sui rami, sulle canne palustri, sui salici, dando vita ad un ambiente primordiale e incorrotto dove la presenza dell'uomo è solo una delle componenti, dove le forze della natura respirano e si amalgamano in perfetto equilibrio ed armonia.

È su quelle rive che Ferri è nato e vissuto, ne conosce i segreti, le ha cantate nello stupendo poemetto Fuochi ad Ansa la Regina e continua a cantarle intingendo la penna non nell'inchiostro, ma nell'oro e negli amaranti, nel lapislazzulo e nel verdealga. Ogni volta ne trae emozioni, sensazioni, immagini sempre nuove, come l'acqua del mare mutevole istante dopo istante o come i frammenti di vetro d'un caleidoscopio che si compongono e ricompongono all'infinito.

C'è una stagione in particolare che esalta la bellezza incontaminata di quei luoghi, è il tempo in cui i colori e gli odori accesi dell'estate si fanno più intensi prima di sfiorire nell'autunno dal profumo impolverato. È allora che la natura dà il meglio di sé, come fa il cigno che intona il suo canto più bello prima di morire.

In un giorno che finiva l'Estate / ed era settembre al limine - dice Ferri in una lirica - fu generato il primo Poeta. Ecco perché i poeti prediligono quel suo indocile incantesimo, quella silenziosa malìa. Allora non possono mancare settembre e le rive del Po nel nuovo libretto che Ferri oggi propone.

3 Poemi si è già meritatamente classificato al premio "Altri Segni" nel 1994. I Poemi sono tre brevi percorsi che fanno capo ad una comune tematica: le differenti sfaccettature della vita interiore dell'uomo. Settembre ne interpreta lo stato d'animo nell'osservare il mondo che lo circonda, Argonauti svela le aspirazioni, i sogni, i tentativi di evadere, Personalia è la rivisitazione di un amore che emerge dalle nebbie: nebbie del tempo, nebbie del fiume.

Ferri rende viva ed immediata la sua poesia facendo ricorso al dialogo. Si tratta di frasi, inventate o realmente dette, che intercala alla descrizione di luoghi e di stati d'animo. La lettura si fa allora più piacevole e coinvolgente; ci accorgiamo che potremmo essere noi il compagno, l'amico che gli cammina accanto. E andiamo con il pensiero ai luoghi che a noi sono cari, ne ritroviamo le atmosfere, le tinte, gli odori …cos'è questo / profumo pesante; questi colori / dei roseti che si sfogliano…?

Ecco, è il settembre dei nostri ricordi che ritorna; il poeta ce lo fa percepire come un brivido sottopelle. Anche il nostro settembre aveva il suo capanno sugli alberi del salice, anche il nostro settembre è prodigo di voci e di rimembranze.

L'ambiente ancora incontaminato attraverso il quale ci conduce la poesia di Ferri conserva equilibri immutati da secoli. Le figure umane vi si stagliano con una sacralità antica: ecco allora il mago del fuoco / che compie i suoi riti silenziosi /… "bruciano le stoppie!" annuisce la vecchia sull'uscio alzando gli occhi sepolti / nell'ombra della mano.

Non diversa è la ritualità della preparazione alla partenza nel poemetto Argonauti: Lavoreremo tutta la notte / alla vela e alla bussola. / Il vento ci è favorevole / e i sogni accarezzano il nostro proposito / con rapide ali benigne. La navigazione però non si rivelerà facile anche se sembrava prossimo l'approdo / e decifrabile il mistero delle stelle. Noi pure, nel corso della vita, abbiamo tentato mille volte di imbarcarci per simili viaggi e mille volte ci siamo accorti di aver solo il nostro coraggio da opporre ai venti, all'occhio della tempesta. L'abbiamo poi raggiunta la meta, l'isola che attende? O domani sarà tutto finito e il sale ingemmerà le nostre ossa in fondo al mare.

Al viaggio verso questi approdi dove il tempo assume dimensioni incontrollabili si contrappone un altro viaggio, a ritroso nella memoria, che rievoca un lontano amore.

È questo il tema di Personalia, il poemetto conclusivo che trova la sua compattezza in un perfetto equilibrio tra la descrizione dell'ambiente e le parole, sovente tristi, che la donna rivolge all'autore. Parole che furono pronunciate realmente e che Ferri ha annotato con diligenza per evitare che il tempo ne affievolisse il ricordo.

La donna e la storia che si svelano in questa silloge sembrano fatte d'aria, di voci sussurrate. Malgrado qualche tocco di colore (l'edera, le rondini) par di assistere ad un vecchio film dove fanno da padrone tutte le tonalità del grigio, della polvere, dell'ombra: comune destino delle cose finite. Se non fosse per quelle frasi virgolettate che ci turbano e restano sospese nell'aria coinvolgendoci nella malìa e nel languore.

La capacità evocativa, le intensità e la gamma delle sensazioni che suscita in noi, sono componenti essenziali della poesia di Ferri. Ma non c'è solo questo: va evidenziata la ricerca stilistica, la ricchezza dei contenuti, lo scandaglio dentro di sé. Elementi tutti che conferiscono alla sua opera validità letteraria.

È una scrittura che ci spinge a confrontarci con il nostro intimo ed a cercare risposte agli interrogativi eterni che albergano nella mente di ogni uomo.

ADRIANA SCARPA

 

 

 

S E T T E M B R E

 

 

PRELUDIO

 

Stagione superstite: So il tuo

pallore mortale; l'indocile incantesimo;

la silenziosa malìa che un cielo astratto

convince.

 

Non ho più voglia di credere.

 

Nei miei sogni vivono angeli vanescenti

come petali e irragionevoli;

amorevoli ricordi fermi nella geometria

lenta di un attimo;

e vive questa stagione mortale cerchiata

di arido bronzo.

 

Estate ricorrente, hai coinvolto

la mia vita in un gioco amaro

e interminabile, hai voluto le mie parole

le mie canzoni per la tua femminile

estrema vanità.

 

 

1

 

Imparo il tuo discorso.

Il sole pulito ingombra il cielo

rapido nel volo delle rondini migranti.

"Un tempo, quando

andavamo disegnando le nostre antiche

ombre, e le piogge improvvise

e il vento" mi grida la tua voce

ed io non so quanto fosse

lieve l'incombere di quelle pagine

di giovinezza.

 

 

2

 

Lontano, dove bruciano

le stoppie, il mago del fuoco

compie i suoi riti silenziosi.

Settembre combacia esattamente

con la sua ombra incenerita;

la terra cauterizzata

riceve da quelle mani secche

il supplizio.

Il timore d'incendi

e il gusto acre del fumo

hanno svegliato la vecchia sull'uscio:

"Bruciano le stoppie!"

e già annuisce alzando verso di me

gli occhi sepolti

nell'ombra della mano.

 

 

3

 

"Cos'è il sole e cos'è l'ombra

che un oggetto interposto (o tu stessa

vedi?) intercetta; cos'è questo

profumo pesante; e questi colori

dei roseti che si sfogliano…?"

La mia voce coglie di sorpresa

l'ombra nel suo divenire

e una squama di rosa pietrificata

in cima allo stelo ramingo.

"Non so", e mi sorridi.

Il sole ruba qualche riflesso

d'acqua ai tuoi capelli.

Io, distratto, vado cercando

intorno un segno,

o una parola, smarriti.

 

 

4

 

È notte ormai.

Del giorno ho conservato

il linguaggio solare e l'improntitudine:

Non ho altre armi

per vincere questo terrore

né altra umanità.

"Per entrare od uscire da un sogno

bisogna indossare abiti di seta

dall'ardito sottile

e camminare silenziosamente".

Ma io non sento la tua voce

per un coagulo di malinconìa

che mi vince.

 

 

5

 

Settembre

ha il suo capanno

sugli alberi del salice

e per i canali si stampano

i rapidi prolungamenti della sua anima

immemore.

"Il confronto dei tempi

mi è favorevole, ed uno zodiaco

benevolo corona i miei sonni",

mi dice, mentre la sua figura

assume aspetti diversi:

o d'alberi o d'animali o di venti.

"E dell'Estate impulsiva

e della Morte…?",

ma la mia parola

non turba la luce in fondo

ai suoi occhi di madreperla.

 

 

6

 

"Vedrai morire di volta in volta

l'albero, il fiume

e la rondine superstite.

Al muro di casa

appenderanno gli amuleti dell'antica

salute: le orme dei passeri

e le foglie della quercia multilobate".

 

 

7

 

Sul fiume ho sentieri

di sabbia al piede sensibile,

ho le danze

dei gabbiani dall'ala sottile,

l'aridità polverosa dei canneti.

"Noi non amiamo più l'acqua,

la sua essenza originale, la fatale

liquidità che la costringe

verso il punto inferiore,

il suo mutevole apparire: ma sempre

innocente, salva sempre"

ed è la tua voce

come telo che si lacera

o albero secolare che s'abbatte.

"Cammineremo su lastricati d'argilla;

aggireremo gli scheletri gessosi

delle barche sul fondo, raccoglieremo

i fiori del cardo, a Settembre"

e tu mi ascolti, destandoti

da un centro di silenzio,

perdonando la mia retorica

incolpevole per eccesso d'amore.

 

 

 8

 

"Un giorno l'Estate

culminò in un arabesco di costellazioni

remote, poi si disfece,

e il vento frugò a lungo tra i

cristalli dispersi della sua corona".

Annoto queste tue parole per

non dimenticarle: S'approssima

il ritorno ad un'altra età.

"La tua stagione vivrà

quanto un giro dell'ombra attorno

al cuore" e la mia parola è silenzio

"vivrà un attimo, ma

tu non lo sai".

Ora il tempo si scompone

nell'aritmìa profonda del mezzogiorno.

Le cose scavate nel tuo profilo

hanno un'antica sapienza.

I miei passi che s'allontanano

creano una leggera traccia

di polvere ricadente.

 

 

 

A R G O N A U T I

 

 

PRELUDIO

 

Abbiamo già fissato la partenza.

Lavoreremo tutta la notte

alla vela e alla bussola.

Il vento ci è favorevole

e i sogni accarezzano il nostro proposito

con rapide ali benigne.

 

La Luna conduce il proprio carro

per i sentieri celesti.

 

L'alba è vicina

e non appena la civetta zittirà

vinta dalla luce, scioglieremo

i grossi nodi che ci legano alla terra

e partiremo.

 

 

1

 

"Il fiume allarga il proprio

incantesimo alle rive

invisibili e agli alberi".

La voce del pilota

abbandona per un attimo

l'attenzione dei numeri e la manovra,

vinta da una malinconìa

che la mente confonde

con la fanciullezza

delle pianure.

Non ho più freddo, ma sto ancora

coperto, appoggiato ad un

rotolo di corde,

inseguendo una parola

restìa alla musica segreta

del cuore.

 

 

 2

 

Scrivo queste brevi parole

su antichi palinsesti.

Ho scoperto il colore dell'acqua:

due giorni fa

solcando l'immenso sguardo

della Padùsa

oltre le ultime contee

e gli estremi villaggi:

un colore multiforme e

vegetale, sparso dei frutti

della quercia marina

e dell'alga.

"Potevo rifiutare? Era un sogno

o il diverso modularsi della realtà?"

"Io non chiesi nulla,

mi bastò sapermi più forte

dello spazio e dei venti".

Questa notte

dispone la propria meraviglia

nella familiarità delle cose che

mi circondano

e nella confidenza di costoro

che s'attardano a guardarsi

dentro agli occhi, ignari

del mistero fluviale e della Morte.

 

 

 3

 

Il tempo assume dimensioni incontrollabili.

Sporgendomi, scorgo

me stesso guardando stupirsi

nel mio stupore.

"Chiedo il senso di quello che faccio.

Chiedo la parola esatta

che comprenda l'incomprensibile,

il sonno che cancelli

ogni stanchezza".

È la mia voce che sento,

oppure è il fiume o questa stagione

senza compimento? Sensibilmente

i ricordi del passato si attenuano

di giorno in giorno

nell'incertezza.

 

 

 4

 

Abbiamo puntato la prua

verso le Elettridi invisibili.

I sogni rivestono la nostra anima

come un mantello

consunto.

"Ieri era un altro tempo

e sembrava prossimo l'approdo

e decifrabile il mistero delle stelle".

La voce del compagno

sfiora la mia stanchezza

come l'ape un fiore esausto.

 

 

 5

 

Sfidiamo l'occhio della tempesta.

Abbiamo smarrito Trigabolis:

l'ultimo approdo.

"Proseguendo avremo nemici

gli dèi, ed il sale ingemmerà

le nostre ossa in fondo al mare".

La voce è indistinta.

Qualcuno aggrappato al timone

non ha da opporre ai venti

che il proprio coraggio.

La nave s'inclina e geme

paurosamente.

 

 

 6

 

Oggi ho avvistato un'isola.

Le carte la indicano come

l'Asfaltide misteriosa:

Sopra i suoi monti di bitume

non crescono gli alberi,

e la notte trema

del bagliore di mille incendi.

Siamo rimasti in due.

Il mio compagno silenzioso

danza sopra il cassero deserto

una sua danza magica

che io non comprendo:

"Le parole dette non servono

né le antiche abitudini

né gli amori della giovinezza!"

mi grida.

Domani sarà tutto finito - penso,

ma tu, mio dolce compagno,

amico che ora soltanto riconosco,

tu inizierai i tuoi riti invisibili

e canterai canzoni sull'infinito deserto

del mondo. Ci hai atteso giorno per giorno

pazientemente; ora sono io ad aspettarti:

so che il tuo abbraccio sarà lieve,

breve il terrore…

 

 

 

P E R S O N A L I A

 

 

PRELUDIO

 

Ho perduto della mia vita irriducibile

e della parola il centro. Non ho più sorrisi

con cui giustificarmi nel mattino e antico

risolvermi in un gesto di tenerezza scontrosa.

 

Ho lasciato ogni cosa al suo posto:

così la notte alla notte

così l'anima all'anima esausta.

 

Nel cielo che rapido s'annuvola

tu che mi sorridesti - oggi perduta -

alla mia solitudine risplendi

come stella in fragile sestante.

 

 

 1

 

Un mattino impresso nella sabbia

come un'ombra indelebile.

Il mare costringe l'esiguità

delle nostre anime

in un vuoto abissale.

"Là non c'era veramente nessuno.

E in quel silenzio e in quella solitudine

tutto era nulla

e nulla era tutto"

e la tua voce è un po' di sabbia più fine

che il vento rapisce.

 

 

 2

 

(Quante cose all'anima sorpresa indicavi!

Il segno del tempo circonflesso

e i silenzi della primavera nelle parole

che dal mio segreto immobile udivi.

Avevi un nome per tutto, ed anche la mia

solitudine imprecisata trovava

sulle tue labbra la dimensione esatta

per non essermi dolente.

Conoscevi lo stupore nelle mie mani profondo;

un sorriso immaginavi breve

ed ero ancora lontano nella notte.)

 

 

 3

 

"Sediamoci un poco, ti prego".

La città tesse la propria tela invisibile

lontano, dove noi non saremo.

L'ombra dell'inverno

è pulita come quella dell'aprile:

ha scelto i tuoi capelli

come dimora e la tua voce

libro dove essere scritta.

"Ora non so. Questi portici ampi

che ti difendono dalla pioggia

rubano anche il sole più forte"

e le tue parole inventano

una maniera diversa di morire.

 

 

 4

 

"È come se fossi un poco

dentro di te, parte di te"

mi dici; ed io vorrei lasciare questo mio

inutile scranno di parole,

questo sentiero lastricato

dai venti, per confermare all'anima

la tenera illusione

in cui stanno sicuri il mattino circolare

e la campana minuscola che tace

e l'ombra concreta del tuo segno

che migra nella luce

ma non l'amore.

 

 

 5

 

Andiamo insieme tu ed io

per questa strada scavata nella nebbia;

un pensiero ci lega

e disunisce, un ricordo comune

trova le nostre povere anime sole.

"Gli occhi che tutto vedono

ma che non seguono ciò che appare

tra la nebbia, fissi in un pensiero,

in un sottile dispiacere che solo tu ed io

sappiamo".

Annoto queste tue parole

nelle pagine della memoria: il tempo

le cancellerebbe, le bagnerebbe la pioggia

se le dimenticassi.

 

 

6

 

"Potrei immergermi in quella pioggia

dissolvente, disperdermi senza lasciare traccia

altro che nell'alba incredibilmente

lenta di questi giorni".

E ti prendo la mano, leggermente,

per non destarla

da quel sonno trovato sul tuo grembo.

"Il nostro destino è quello di soffrire,

mio dolce compagno,

per una sensibilità che ogni giorno

s'infrange…"

Piove lentamente. Le tue parole

sono come quest'acqua docile che scende.

Guardandoti riconosco ancora

il tuo profilo, al di là di questa breve

lontananza infinita.

 

 

 7

 

"La notte ancora mi assolve

da ogni colpa

e mi permette di trovare un sonno innocente

dove cado immemore

come in un'urna".

Ma tu non mi ascolti.

Pensi a questo amore, circoscritto ormai

dall'orizzonte o da uno sguardo.

Pensi all'assurdo che ti cresce dentro

inarrestabile, e che è la tua vita

e che io non posso sapere.

"A volte - sto compiendo

un gesto qualsiasi - mi fermo

d'improvviso".

Ed è la tua voce questa morte necessaria

che ancora non comprendo.

 

 

 8

 

Penso alle cose di ieri.

Ai silenzi turbati appena da un

sorriso; all'incanto dei mattini

furtivi, fioriti di edera e di rondini.

Penso alle antiche speranze

maturate nell'anima come frutti

meravigliosi e intangibili.

Penso alla tua remota presenza,

quando scendevi - vestita dell'estate solare

a visitare la mia solitudine.

"Ma tu non mi dai compassione,

amore che non amo,

per questo t'ho scritto"

e posso credere di morire nelle tue

parole, vivo alla mia morte.

 

 

 9

 

(La strada che porta fino a te,

ad un certo punto

s'apre improvvisamente

in un quadrato ampio di luce

vegliato da una meridiana

candida di pietra nel suo centro.

L'attesa si spezzò sovente

alle sue rive, ed acqua era,

al mio piede, immobile

e fragrante.)

 

 

 10

 

"Quando andrai nella tua isola

non pensarmi, quando camminerai

di notte al buio delle strade

non pensarmi, quando scriverai poesie

non pensarmi!"

Quanto tempo è passato dal primo

apparire di questo pallido sole?

È cessata la pioggia

e tu mi dici parole infinitamente tristi.

 

 

 

"Altri Segni" - 1994 Premio nazionale di poesia, Treviso

Motivazione del conferimento del 2° premio alla raccolta "3 Poemi".

 

La raccolta di Renzo Ferri - orchestrata in tre poemetti di per sé conclusi - orienta su un piano prevalentemente dialogico i nuclei portanti della sua ricognizione interiore.

In tal senso, i vocativi simbolici delle stagioni ("Settembre"), l'ampliamento del tempo e dell'impresa ("Argonauti"), la memoria di un turbamento d'amore ("Personalia") sottendono una ampiezza visionaria ancor più ricca e sostanziata.

La vigilata capacità stilistica, inoltre, se da un lato rende tonalmente lirico il costante processo di interiorizzazione della materia poetica, dall'altro conferma quella dissolvente atmosfera magico-onirica che fa della poesia di Ferri una esperienza ancor più lucida e sospesa.

 

 

NOTA BIBLIOGRAFICA

 

Ferri Renzo, nato a Bondeno (Fe) nel 1948, laureato in Geologia, è bibliotecario presso il dipartimento di Scienze Geologiche dell'Università estense. Scrive poesie fin dai primi anni '60.

Nel 1966 e 1967 alcune sue liriche sono state pubblicate in antologia dall'editore Villar di Roma, rispettivamente ne "Il cammino della poesia" e "Tendenze poetiche".

Nel 1972 vince il Premio CE. SI. di Palermo; nel 1979 si classifica 2° e.a. al premio "La gerla d'oro" di Serravalle Sesia e nel 1986 vince il premio l'Autore" con la raccolta "Quartetto ( o i quattro libri della sapienza)" poi pubblicata dalla Firenze Libri nel 1988.

Nel 1994 si classifica 2° al premio "Altri Segni" con la raccolta "3 poemi" e nello stesso anno il suo poemetto "Fuochi ad Ansa la Regina" viene pubblicato a cura del Comune di Bondeno con una prefazione del prof. Giovanni Negri.

Nel 1995 è finalista al premio "Ossi di seppia" di Taggia con alcune liriche tratte dalla raccolta "Pietre tra gli ulivi" e nel 1996 ancora finalista al premio milanese "Alcyone 2000" con la silloge "Nuovo barocco": opere pubblicate entrambe nelle antologie dei rispettivi premi. Infine nel 1997 vince il 1° premio al concorso nazionale per la poesia ironica "Rododendro 1997" a Chieti.

Una sua schede bibliografica è stata inserita nella 2^ ed. del "Dizionario autori italiani", Milano, 1996. Collabora - fin dai suoi esordi - alla rivista culturale ferrarese "Osservatorio Letterario - Ferrara e l'Altrove" (O.L.F.A.), diretta dalla professoressa di Letteratura e di Storia, Melinda Tamás-Tarr Bonani.

Sue poesie, tradotte anche in portoghese, spagnolo e tedesco, sono comparse su vari giornali e riviste specializzate. La sua opera edita è stata inserita nell'ALFE, Archivio della Letteratura Ferrarese del Novecento, di Ferrara.

 

 

 © Copertina: Melinda Tamás-Tarr Bonani

PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA

 

Printed in Italy

Finito di stampare nel mese di novembre 1999

 

PUBBLICAZIONE FUORI COMMERCIO

 

 

© Copyright 1999 by Renzo Ferri c/o O.L.F.A. - "OSSERVATORIO LETTERARIO – Ferrara e l’Altrove", supplemento all'antologia del Premio Letterario Internazionale "Janus Pannonius" Edizione O.L.F.A.

Stampato in proprio presso la Redazione:

44100 FERRARA, Viale XXV Aprile, 16/A int. n.1 - Italy

Tel./Segr.: 0039/0532.208.818 Fax: 02.700426943/02.700426944

E-mail: osservletter@libero.it

Siti WEB: http://digilander.iol.it/osservletter http://utenti.tripod.it/osservletter/index.html http://utenti.tripod.it/letteratura/index.html

 

Edizione ai sensi di Legge art. 4 D.P.R. n. 633/72 e successive modifiche.

Attività editoriale a norma degli art. 18 e 19, Legge sulla stampa n. 416/81.

Il presente volume è stato stampato in numero limitato di copie e viene distribuito gratuitamente all'Autore e su richiesta agli altri interessati dietro il rimborso delle spese sostenute per la realizzazione.

È vietata la riproduzione anche parziale senza citare la fonte!

 

Costo di realizzazione: L. 8.870

 

  GIROVAGANDO NELL'IMPERO DI DISCORSOPOLIS

 DA PADRE A FIGLIO

 ARTICOLI & SERVIZI DELL'OSSERVATORIO LETTERARIO

 I  FASCICOLI EDITI DELL'OSSERVATORIO LETTERARIO

 SERVIZIO DI TRADUZIONI DA/IN UNGHERESE-ITALIANO

 

  ONLINE CURIOSITÀ

 NOVITÀ ONLINE

 

Editoriale n. 0/1997| Editoriale n.1/1997-98| Editoriale n. 2/1997-1998 | Editoriale n. 3/1998 |

Editoriale n. 4/1998 | Editoriale n. 5/1998

Editoriale n. 6/1999 | Editoriale nn. 7-8/1999 | Editoriale nn. 9-10/1999 | Editoriale nn. 11-12/1999-2000

| Editoriali nn. 13-14 2000|

 

Banner di HyperBanner Italia

 

HOME PAGE