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O.L.F.A

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EDITORIALE

ANNO V/VI NN. 23/24 NOVEMBRE-DICEMBRE/GENNAIO-FEBBRAIO 2001/2002 FERRARA

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Carissimi Lettori,

 

                                                                                            


   scrivo queste righe col cuore in gola. Avrei voluto parlare delle belle esperienze estive, dei nostri sogni, dei progetti editoriali, dei successi e consensi da noi ottenuti e così via… Devo però rimandare il tutto al nostro prossimo appuntamento…

   All'inizio d'estate, quando nel mese di luglio ci siamo lasciati con gli auguri di buone e meritate ferie, nessuno avrebbe potuto prevedere una così tremenda svolta nella nostra quotidianità, nella nostra storia. Oltre al dolore per la perdita del grande giornalista Indro Montanelli, giorni terribili stiamo vivendo per l'efferato attacco terroristico sferrato contro gli Stati Uniti d'America. Ora non sappiamo cosa succederà, cosa l'umanità dovrà attendersi …  L’augurio è che  quando leggerete questa rivista l’incubo che ora stiamo vivendo sia passato e tutto possa essersi positivamente risolto senza il novero di ulteriori vittime. Questo barbaro atto terroristico mi ha colpito particolarmente perché nove anni fa, nel 1992, anch'io ero stata  a New York in visita sulle Torri Gemelle con i colleghi della Corale Accademia «Veneziani» di Ferrara e con la mia  famigliola… Una tragedia così grande colpisce l'animo già in quanto tale, si immagini quanto più la si avverta sentendoci in qualche modo legati a quel luogo che parte integrante era dei tanti bei ricordi regalatici dagli 11 giorni di tournée statunitense...

   È un incubo già raccontato. Le scene del disastro - si dice e legge - sono già descritte da Tom Clancy e riportiamo dal sito del Corriere della Sera:

   «Chi non ha detto "sembra un film"? O "come romanzo di fantascienza"? Alcune fra le trame più fantapolitiche della letteratura americana contemporanea si stanno incredibilmente realizzando. La scena di un jet che si schianta sulla seconda torre del World Trade center sembra un capitolo di un romanzo di Tom Clancy. E c'è già chi ipotizza - come l'autorevole agenzia brasiliana Estado - che i libri pubblicati negli scorsi anni dallo scrittore statunitense possano aver ispirato i terroristi. I punti in comune sono diversi. L'uso di velivoli di linea usati come armi contro edifici, ad esempio, è descritto nel libro "Debito d'Onore", del 1994. Una nuova guerra tra Usa e Giappone culmina col sequestro di un Boeing 747 della Japan Airlines. Il pilota riesce a simulare problemi tecnici e a cambiare rotta, per poi schiantarsi, senza passeggeri, sulla Casa Bianca.

Il lancio di attacchi simultanei contro obiettivi in varie città nordamericane è descritto invece nel libro "Potere esecutivo", edito in italiano da Rizzoli. Un nuovo, minaccioso ayatollah ordisce con altre potenze un vasto complotto che fa esplodere la polveriera mediorientale, inviando bombole spray contenenti il virus di Ebola in varie città statunitensi. Il virus provoca migliaia di morti ancora prima che le autorità si rendano conto di cosa stia succedendo. La risposta degli Stati Uniti è tremenda: lancia un missile caricato con un'ogiva nucleare sulla città iraniana dove è stato organizzato l'attentato.

Tom Clancy, i cui libri sono diventati best-seller mondiali, viene regolarmente consultato dagli esperti internazionali di strategia navale e dalla Cia; i suoi libri sono studiati presso i War College statunitensi. Clancy si muove a suo agio nella "Great Chain", la Grande Catena formata dalla rete di ufficiali del Pentagono, agenti della Cia, militari e imprenditori.

Nella presentazione, in quarta di copertina, di "Potere esecutivo", ecco come  viene delineata la terribile crisi politica che vivono gli Stati Uniti sotto lo scacco del terrorismo: "Il pericolo per l'America, sembra dire questa volta l'autore, non viene dall'esterno ma incombe vicino: nell'impreparazione dello stato al terrorismo, nella corruzione, nell'inettitudine della burocrazia, nel cinismo dell'establishment".»

   «Siamo sull'orlo di una guerra…» hanno titolato le pagine dei quotidiani di tutto il mondo subito dopo le conseguenti decisioni prese dagli Stati Uniti. Ed una lettrice ha chiesto: «Man mano che passano i giorni e ci allontaniamo da quel terribile 11 settembre dentro di me cresce un dubbio: siamo proprio sicuri che la risposta migliore all'attentato alle torri gemelle e al Pentagono sia quella militare? Sì, d'accordo: "giustizia infinita". Ma le bombe non hanno mai risolto nulla. E siamo proprio certi che, in uno scontro tra quel mondo e l'Occidente , sarebbe quest'ultimo a prevalere?»

   Non  ha dunque la storia insegnato abbastanza all'intera umanità di questo Globo? Perché tutto questo odio? Perché la guerra? Perché così tanta violenza?

   Purtroppo odio, violenza, dispetto…ci attorniano anche nel nostro microcosmo. Basti solo pensare a come, ad esempio, l'odio o l'intolleranza prendano il sopravvento quando a causa di involontari  errori umani taluni aggrediscono ingiustamente altre persone, specie quelle che cercano di dare il loro meglio al prossimo. Rimanendo nel nostro ambiente letterario, quanti fra poeti e scrittori o che tali credono di essere, privi di qualsiasi umiltà,  in preda a capricci se non addirittura pazzia, per presunzioni d'artista e d'infallibilità aggrediscono ed offendono gratuitamente il prossimo? Tutto questo si verifica perché manca nella loro anima l'amore e l'affetto per gli altri e solo coltivano il rancore. Se l'umanità non fosse guidata da sentimenti negativi - già a partire dalle piccole discordie personali quotidiane - si potrebbero anche evitare le varie tragedie di piccole e grandi guerre!… Quante  opere positive e di bene si potrebbero realizzare con tutte le energie dedicate ad alimentare l'odio!…  Invece di usare la violenza si dovrebbe intraprendere pacificamente la strada della riflessione e del dialogo.

   Dice Rocco Buttiglione,  filosofo molto amato dal Vaticano: «Abbiamo provato a imboccare la strada della soluzione pacifica, ma se l'Afganistan non consegna gli autori dell'attentato questo rende impossibile fare giustizia senza andarseli a prendere. È chiaro che nessuno inizia operazioni militari a cuor leggero, noi siamo preoccupati per le possibili vittime,(…) ma gli italiani devono sapere che la guerra non l'abbiamo iniziata noi e questi colpiranno finché non li avremo sradicati.» Alla domanda se questa guerra sia giusta così risponde: «Sì, per quanto possa essere giusta un'azione umana visto che ogni guerra è mescolata con molte ingiustizie: per questo cerchiamo comunque di evitarla. Ma quando, come in questo caso, si tratta di difendere la vita dei propri cittadini, di impedire che i massacri continuino, la guerra è giusta (…).»

   Il 2 aprile 1999 nella sua rubrica "La Stanza di Montanelli" il giornalista così rispose ad un lettore a proposito della guerra: «I francesi - come tutti gli altri popoli occidentali - non volevano "morire per la Ruhr, quando Hitler la rioccupò con la forza (…). Poi cominciarono a circolare le notizie della scomparsa di circolazione, in Germania, degli ebrei (…). Poi non vollero "morire per i Sudeti". (…) Poi non vollero morire nemmeno per la sua capitale, Praga. Infine ridiscesero in piazza perché non volevano "morire per Danzica". Quel grido, che risuonava per tutta Europa, forse avrebbe sopraffatto le deflagrazioni delle bombe, se queste non avessero cominciato a piovere anche su Varsavia, costringendo anche i pacifisti più coriacei a riconoscere che, anche se non esistono (…) guerre giuste o guerre sante, esistono però guerre necessarie, come lo è l'amputazione di un arto quando è invaso dalla cancrena.»…

   In momenti come questo  la diplomazia della cultura è indubbiamente in movimento. Perché si sente non da oggi, e troppo spesso inascoltata, in prima linea per dire parole non solo di comprensione ma soprattutto di severo monito e di speranza in questi tragici giorni. L'Associazione Lerici-Pea  aveva da tempo invitato i poeti a Villa Marigola di Lerici, per parlare della pacifica integrazione nel Mediterraneo e si sono ritrovati coscienza critica di una umanità smarrita. L'amicizia tra un poeta israeliano e un poeta sirio-libanese, tra Nathan Zac, candidato al Nobel, e Adonis, delegato permanente aggiunto della Lega Araba all'Unesco, doveva essere un esempio da mostrare ai popoli del Mediterraneo e del Medio Oriente, ma ha assunto — per via  degli eventi — rilievo planetario. E con loro è arrivato Ives Bonnefoy - scrittore, poeta, storico della letteratura, storico dell'arte e traduttore letterario francese -, premio quest'anno del Lerici-Pea all'opera poetica, una delle voci più importanti del panorama letterario del ventesimo secolo, come erede di Paul Valéry così si è espresso: «…è un accecamento che ci può portare al disastro, alla fine del mondo, letteralmente…»

  In altro luogo, lo scrittore egiziano autore della «Trilogia del Cairo» Naghib Mahfuz che nel 1988 ricevette il Premio Nobel per la letteratura, in base alla sua personale esperienza  ha esortato a fare attenzione a non saldare i fondamentalisti con le vaste correnti del disagio che ci sono nei Paesi arabi, suggerendo di rispondere all'attentato di Manhattan aiutando il suo mondo a fare prevalere le persone ragionevoli: egli il 14  ottobre 1994, rimase vittima di un gruppo di fanatici islamici che tentò di assassinarlo, ferendolo gravemente. Non lo si può sospettare di indulgenza nei confronti di chi lo ha costretto a vivere da allora con un braccio completamente paralizzato…

      Una delle massime autorità del giornalismo francese, Eric Rouleau,  ci avverte di non demonizzare un uomo solamente dicendo: «ci sono in giro migliaia di Bin Laden. Israele ne ha fatto l'esperienza» - ci ricorda dal momento che tanti seguaci del gruppo Hamas sono stati uccisi senza che tale movimento fosse fiaccato e cessasse di fare attentati, anzi…

    Nel corso dei tre giorni del Festival della filosofia di Modena dedicato alla felicità e conclusosi il 23 settembre scorso, pensatori e teologi si sono interrogati sul momento di grande pericolo in corso. Il fatto che il mondo stia attraversando un momento in cui la felicità, persino l'aspirazione ad essa  sembrano essere a rischio, ha reso il dibattito più vivo e attuale che mai. I pensatori intervenuti durante queste tre giornate filosofiche hanno proposto numerosi spunti di riflessione.

   «Siamo in un momento di grande pericolo, un momento di saturazione nel quale i popoli non sanno resistere, nel quale può scatenarsi una pazzia collettiva. Per questo servono serenità e coraggio». Così Raimon Panikkar, professore emerito all'Università della California, filosofo e teologo, ha commentato la situazione attuale.

«Non esistono guerre in grado di porre fine a tutte le guerre - ha detto - come invece si sostiene quasi sempre per giustificare un conflitto sul punto di divampare. Così come nessuna vittoria porta mai alla pace. Basti pensare che finora la storia ha prodotto oltre 8.000 trattati di pace, con che risultati? Quel che serve è una non guerra, un cambiamento di civiltà»… 

Però - mentre ci impegniamo con la redazione di questo fascicolo già da alcune settimane gli USA stanno bombardando l'Afghanistan…                                                              

   Vi presento questo numero della nostra rivista col cuore pesante. È mia speranza che,  quando la sfoglierete, la crisi mondiale abbia trovato la giusta strada per orientarsi nel migliore dei  modi verso una ragionevole via d'uscita. Mia  speranza è anche che il leggerla vi procuri quel minimo di serenità in grado di distogliervi anche per pochi attimi dall'incubo che grava su di noi. Nel salutarvi formulo ad ognuno di voi i migliori auguri per un sereno Natale, il primo del nostro nuovo secolo e millennio, un Natale la cui stella cometa si spera possa definitivamente indicare la strada della pace ed illuminare le menti  perché  si accantoni l'odio e si apra i cuori all'amore verso il prossimo.

[Melinda Tamás-Tarr]

 

BUON NATALE

E

FELICE ANNO NUOVO

 

A TUTTI I NOSTRI

LETTORI!

 

LA REDAZIONE

 

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