TERZO MILLENNIO Verso l'Antropocrazia

Le immagini della fantasia

Di Paola Fantin

 

 

La sera, dopo aver sorvolato oceani e continenti, le nuvole sono stanche e si fermano a dormire sulle cime delle montagne. Nuvolina, invece, preferisce riposare sulla luna. E la luna la culla teneramente tutta la notte, facendo bene attenzione che nessuna stella gelosa la punga durante il sonno.

Magia. Gioco. Favola. Amore. Chi di noi, nei propri sogni di bambino, non ha sperato di trovare un giorno un luogo fatato, pieno di colori, di alberi parlanti, di dolci fatine che ci sussurravano parole di speranza? Un luogo dove la fantasia è la sua Regina e bambini e grandi si tengono per mano, imparando gli uni dagli altri. Un posto magico e irraggiungibile, reale solo nel mondo dei bambini ma irrealizzabile qui in Terra? Nulla è impossibile se anche un solo uomo vi crede con convinzione. E Stepan Zavrel, illustratore di immagini per l’infanzia, ci credette profondamente. Ci credette così tanto che nel 1969 partì da Praga alla volta dell’Italia e giunse a Sarmede, un piccolo paesino di non più di tremila abitanti, nella provincia di Treviso. Qui Zavrel e i suoi collaboratori idearono la Mostra Internazionale di illustrazione per l’infanzia “Le immagini della Fantasia”, giunta ora alla sua 17esima edizione. Un paesino da fiaba, con le case affrescate di immagini fantastiche, affollato di bambini ma anche di adulti che vogliono imparare a essere bambini. Qui è una festa tutto l’anno: laboratori creativi, corsi di disegno illustrato per insegnanti e artisti, manifestazioni continue. Questa è Sarmede. Qui ogni anno confluiscono gli illustratori più creativi di tutto il mondo. Per l’edizione 1999, dedicata al tema del folletto, hanno esposto artisti del Messico, Francia, Polonia, Brasile, Italia, Usa, Slovacchia, Cina, Spagna, Germania, Sudafrica, Argentina, Croazia, Portogallo, Repubblica Ceca, Russia, Olanda, Belgio e Giappone. Zavrel, scomparso prematuramente meno di un anno fa, aveva un progetto: voleva trasmettere un messaggio di libertà proprio attraverso l’illustrazione. Come ha scritto Livio Sossi, esperto di letteratura giovanile, “egli insisteva molto sul messaggio da trasmettere. Un libro illustrato deve sempre trasmettere un messaggio al bambino. Con ciò non intendiamo dire che l’illustrazione, come la scrittura per l’infanzia, debba insegnare qualcosa. La letteratura e l’illustrazione non devono insegnare, devono però far pensare il bambino e l’adulto. L’illustrazione - continua Sossi - deve sempre stimolare nel lettore adulto o ragazzo una ricerca, un interrogativo, una riflessione su alcuni aspetti della nostra società”. Zavrel voleva questo: smuovere gli animi attraverso la creatività del disegno. Perché la creatività viene diritta dal cuore, tocca i sentimenti, è un filo continuo dalle tradizioni passate e le mode attuali. E’ insomma il punto di riferimento per ogni nuova generazione. Tutto questo va disperdendosi, appiattito da una omologazione che ci vuole tutti uguali, soprattutto per soddisfare prepotenti leggi di mercato. Leo Pizzol, uno dei più stretti collaboratori di Zavrel e uno tra i massimi curatori della Mostra allarga le braccia quando gli chiediamo cosa pensa dei fumetti, delle fiabe, dei cartoni animati standardizzati sui quali oggi i bambini crescono. “Per carità, non tiratemi fuori Walt Disney adesso - esclama con un’aria di insofferenza - Dicono che i nostri disegni sono troppo dolci, poetici. E i loro? Tutta roba omologata, standard, imposta da una cultura che non ha niente a che vedere con la nostra. Non è così che si trasmette ai giovani il rispetto delle diversità. Le diversità ci sono, sono importanti, rappresentano la massima ricchezza di una società. Grazie a essa è possibile il confronto e quindi la crescita di una comunità. Nella nostra Mostra non ci sono forse le culture più diverse? Ognuna rappresenta a suo modo il tema che noi proponiamo. Una volta era il drago, oggi è il folletto. Che si chiama mazzariol, mazzaroto, salvanel, ghignarell, mazapegul, linchetto, mazzamurello, scazzameriedde, monachicco, monacheddu, mazzamurieddu. L’avventura è esaltante e porta alla continua scoperta della creatività altrui. Quindi, disegni standard del tipo giapponese scopiazzato su modello americano qui da noi restano fuori della porta.” Per Pizzol comunque la globalizzazione è e rimane un problema reale: “Senza nulla togliere agli aspetti positivi che sicuramente ci saranno, ve lo immaginate voi cosa potrebbe succedere tra 300 anni se continueremo a lasciar fare ai ‘patròn’ della Terra quello che hanno iniziato? I nostri ragazzi saranno tutti ‘uguali’, studieranno tutti l’inglese, compreranno tutti gli stessi fumetti. Così tutti sapranno chi è Aladino, non quello vero eh?, quello di Disney ovviamente, ma nessuno saprà più chi è il ‘mazzariol’, il folletto veneto. Tutto verrà fatto in serie, al computer, con lo stesso tratto e le stesse caratteristiche”. Una prospettiva che per Pizzol e l’intera équipe della Mostra è e deve restare solo un’ipotesi teorica: “Noi vogliamo la cultura di ‘quel’ popolo. Il disegno, la fiaba devono mostrarci ‘quella’ cultura. America Latina, Africa, Europa, ci sono patrimoni favolosi che non devono sparire perché fanno di noi un unicum, parte essenziale della comunità mondiale. Non vedete cosa ci stanno facendo attraverso i mass media? Film, telenovelas, cartoni animati rappresentano un mondo che non c’è e che vorrebbero creare sulla nostra pelle. Santo cielo, è mai possibile che i protagonisti delle telenovelas dell’America Latina siano tutti ricchissimi? La realtà, mi risulta, è ben diversa e ben più tragica. Non vedete - aggiunge - che abbiamo perso la manualità, che gli artigiani stanno sparendo, che ci stanno scippando la nostra lingua e anche le nostre favole?” Le favole sono l’unico legame che sopravvive da una generazione all’altra. Le leggende, le fiabe, le storie, tutte tramandano un insegnamento e una morale di vita: “Trasmettono il senso della storia e dell’appartenenza a un gruppo umano, creano dialogo, uniscono le vecchie alle nuove generazioni. La favola fa vedere il pescatore, il contadino, l’artigiano, le loro fatiche. L’illustrazione è in grado di raccontare da sola tutta una storia, stimolando la fantasia e la riflessione. Trasmette un messaggio, che è il messaggio dell’amore, della pace, del rispetto della natura, della necessità di essere responsabili di noi stessi. La televisione invece - commenta amaramente Pizzol - non fa dialogo, è solo un parcheggio”. I 40 mila visitatori che in poche settimane si sono riversati a Sarmede da tutta Italia e da tutta Europa testimoniano che il seme è stato gettato e c’è chi è pronto a raccoglierlo: “Tutti quei bambini che arrivano mano nella mano coi genitori o addirittura i tanti genitori che ritornano per conto proprio nei giorni successivi - sorride Pizzol - sono il segno che qualcosa sta cambiando. Comprano libri, li leggono, li discutono in famiglia. Tutto questo non avveniva da tempo. Le nuove generazioni di genitori sono più attente alle tradizioni. Ne vedi tanti che si fermano a guardare le immagini e poi ad ascoltare rapiti, magari per la prima volta, i figli che con un linguaggio semplicissimo gliele spiegano. E’ davvero eccezionale. Perché il disegno è arte. Se ti avvicini a essa divertendoti sarai poi in grado di ‘leggere’ qualsiasi altra opera, di apprezzarne la creatività, di scoprire magari che anche tu hai molto da creare e da fare per questo mondo”. 
Zavrel aveva un solo obiettivo, afferma Sossi: mostrarci che “il libro illustrato è il luogo della massima libertà, luogo del Cuore, luogo della Fantasia, luogo della Creatività, del Divertimento, del Sentimento, dell’Emozione, del Sentimento e del Riposo”. Un messaggio di pace e di speranza che egli ha riposto nei bambini di tutto il mondo. A noi ora il compito di aiutarlo nella sua difficile ma grande impresa.

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