La città che vorrei
di Fabrizio Foti



Da qualche mese si sta assistendo ad un interessante dibattito sul futuro di una vasta area, centrale per localizzazione e per opportunità di sviluppo, nel comune metropolitano di Ostia.
Stiamo parlando della centralissima area del Luna Park e del deposito ferroviario di Ostia, le quali costituiscono il primo impatto visivo per chi approda al litorale dalla via del mare.
Il dibattito sul futuro impiego del vasto vuoto urbano ha suscitato l'interesse anche nel sottoscritto che, in verità, osserva l'area da anni con interesse e con non poche speranze di poter contribuire, con alcuni suggerimenti, alla formazione di una nuova identità urbana.
L'occasione è arrivata con la discussione della tesi di laurea in architettura del sottoscritto che ha raccolto, come riferimenti, l'insieme dei contenuti, delle problematiche e degli obiettivi strategici individuati dalla pubblica amministrazione, riguardanti proprio l'area di interesse.
Naturalmente, l'analisi delle problematiche sulla viabilità pubblica e privata, la necessità dell'amministrazione di dotarsi di nuovi e più idonei spazi per l'esercizio delle proprie funzioni, l'incremento della disponibilità di parcheggi pubblici e privati, ma anche una nuova disponibilità di spazi verdi pubblici attrezzati di qualità e un corredo di attività commerciali e terziarie, sono le indicazioni progettuali prevalenti all'interno del lavoro.
Il lavoro è stato condotto nella consapevolezza che non bastano funzioni nuove a migliorare la fisionomia di un centro urbano.
Partendo dalla convinzione che questa vasta e ambiziosa ipotesi di trasformazione debba costruire un volto nuovo ed una nuova identità in cui gli abitanti si riconoscano, la struttura concettuale e linguistica del progetto urbano è nata da un approccio metodologico che tiene conto delle identità territoriali (il mare, il verde, il passato), e di una decisa autoreferenzialità degli oggetti architettonici e delle suggestioni paesaggistiche.
Il linguaggio aderente alle recenti tendenze formaliste internazionali può costituire una forte caratterizzazione del paesaggio urbano, costituendo così un nuovo volto deciso e concretamente riconoscibile, in cui le funzioni e la loro agevole fruizione sono il naturale completamento.
Il "vuoto" esistente verrebbe in parte colmato dalle nuove presenze architettoniche, senza perdere il carattere di vasta apertura all'interno di una fitta griglia urbana, in cui ai depositi (ferroviario e autobus), si sostituirebbe un parco attrezzato.
Quest'ultimo potrebbe rappresentare l'occasione di affrontare e risolvere delle importanti criticità ambientali, costituendo anche un polmone in grado di attenuare l'impatto ambientale dovuto alla presenza di arterie di traffico molto cariche (asse Via del Mare, Via Ostiense e Via dei Romagnoli, Via Cardinal Ginnasi-Vasco de Gama).

Notizie da Ostia

sommario n° 64 - Giu. '02