Intervista a:

Antonio Dell'Aquila
di Lucio Leonardi



Quattro chiacchiere con Antonio Dell'Aquila, regista e interprete di Filumena Marturano, la notissima commedia di Eduardo, che andrà in scena dal 2 al 21 ottobre presso il teatro S. Francesca Romana.

Provo un leggero imbarazzo ad intervistarti, per due motivi: primo, perché siamo amici; secondo perché anch'io prendo parte al tuo spettacolo nel ruolo dell'avvocato Nocella. L'intervista potrebbe apparire interessata a promuovere la rappresentazione.
L'intervista "è" interessata e non c'è nulla di male. Sia tu, come "giornalista", che io, come capocomico della compagnia, desideriamo semplicemente portare a conoscenza dei lettori di Zeus questo progetto su Filumena.
D'altra parte, tu vivi all'Axa; Adriana Torricella (Filumena), Marta Reggio (Diana) ed io (Domenico Soriano) viviamo a Casalpalocco; Nunzia Esposito (Rosalia) all'Infernetto.
Come vedi siamo tutti qui. Avrei tanto voluto rappresentare la commedia in zona, magari al S. Timoteo, ma come ben sai la sala, molto bella, è destinata principalmente a spettacoli cinematografici.
Tuttavia, la Sala di S. Francesca Romana si trova all'altezza di Piazza dei Navigatori ed è quindi facilmente raggiungibile dai nostri amici di Palocco e dintorni, per cui penso che verranno in molti a vederci, almeno spero.

Credo proprio di sì, ma andiamo con ordine: tu sei un attore amatoriale, quindi per "campare" fai l'Odontotecnico. Come riesci a conciliare due cose così distanti tra loro?
Hai detto bene: per "campare" faccio l'Odontotecnico ed il mio laboratorio si trova proprio qui, al Centro le "Colonne" (come vedi ho abbandonato definitivamente il caos della città), ma credo che nessun lavoro sia proprio del tutto inconciliabile con l'attività teatrale svolta amatorialmente, basta sapersi organizzare.
Si inizia a provare verso le otto di sera e si va avanti finché non si è stanchi, vale a dire intorno alle undici o mezzanotte.
Questo due o tre volte a settimana. Perché vedi, e tu lo sai, amatorialià non è necessariamente sinonimo di dilettantismo.
Sovente si raggiungono risultati che non hanno nulla da invidiare a performances professionali, in quanto l'impegno è molto sentito dagli attori.
Il pubblico avverte ciò ed il più delle volte resta piacevolmente colpito. Poi ci sono le altre cose da curare come le scene, i costumi, il trovarobato, le musiche e tutto quanto occorre per costruire un bello spettacolo: ci si pensa la domenica con buona pace dei familiari ormai rassegnati.

Come mai prediligi il teatro napoletano?
Per due motivi molto semplici: primo perché essendo napoletano io stesso mi sento più predisposto; secondo perché, forte di questo che io considero un privilegio o una fortuna, decidi tu, posso attingere ad un repertorio vastissimo che spazia, nell'arco di due secoli, da Petito e Altavilla a Bracco e Di Giacomo, da Scarpetta e Viviani a Eduardo e Peppino De Filippo.
Senza sottovalutare il più contemporaneo Vincenzo Salemme che si sta imponendo prepotentemente e che io considero, come autore, il continuatore di questa splendida tradizione teatrale.

A quanti lavori teatrali hai partecipato e quali ti hanno dato maggiore soddisfazione?
Ho preso parte ad una quarantina di spettacoli come attore. Gli ultimi due, 'Nu Turco Napulitano e Miseria e Nobiltà, dei quali ho fatto anche la regia, hanno riscosso grandissimo successo di pubblico e naturalmente mi hanno dato grande soddisfazione.
Lo spettacolo che amo di più però è Quei parolieri di tanti anni fa: una carrellata di poesie e canzoni scritte dai grandi poeti napoletani, i parolieri, a cavallo tra la fine ottocento e i primi novecento, che portai in scena alcuni anni orsono.
Costruire lo spettacolo ha significato per me un processo culturale esaltante.

Vuoi parlarci ora di "Filumena Marturano", lo spettacolo che stiamo preparando? Cosa ti ha spinto a metterlo in scena?
Basterebbe come risposta che qualsiasi attore napoletano, nel momento in cui si rende conto di aver raggiunto un minimo di maturità, desidera interpretare il ruolo di Domenico Soriano.
Nel mio caso poi, la presunta maturità artistica coincide con quella reale anagrafica per cui dovevo affrettarmi a decidere.
La condizione essenziale però era trovare l'attrice-Filumena: è lei la protagonista assoluta.
Ne parlavo con la mia amica Adriana Torricella, mai immaginando che sarebbe diventata la Filumena che cercavo: rilesse precipitosamente il testo, mi telefonò quasi in lacrime per la commozione, mi disse: Filumena la voglio fare io!
Così partimmo e devo confessarti che sono molto soddisfatto delle qualità e dell'impegno di Adriana.
Credo che il pubblico apprezzerà la sua sensibilità.
Per la verità sono soddisfattissimo anche degli altri attori, tutti all'altezza dei personaggi, e particolarmente vorrei citare Nunzia Esposito e Filippo Valastro, rispettivamente nei ruoli di Rosalia e Alfredo, due attori naturali straordinari.

Per concludere, dicci qualcosa della tua Compagnia "L'Atellana"...
Ti ringrazio della domanda perché L'Atellana è un progetto in cui credo molto: più che di una compagnia vera e propria, si tratta di un punto di riferimento cui tutti indistintamente possono rivolgersi se hanno voglia di provare l'esperienza di fare teatro.
E mi riferisco non solo ad attori, ma anche ad aspiranti registi, scenografi, musicisti, tecnici etc.
Sarà mio compito valutare le capacità ed organizzare più spettacoli nella stessa stagione dando così spazio a tutti.
Il teatro Stabile di S. Francesca Romana ha due belle sale, la rossa di circa 300 posti e la verde di 200 posti, presso le quali, grazie alla disponibilità del direttore artistico Gianni Giaconia, si possono programmare rappresentazioni di vario genere, purché sia garantita quella qualità che, come dicevo prima, principalmente nel teatro amatoriale, non deve mai venir meno.
Invito a proposito chiunque sia interessato a mettersi in contatto con me.

Ma i soldi dove li prendi?
Tocchi un tasto dolente. I soldi non ci sono mai stati, non ci sono e non ci saranno mai finché qualche anima buona e ricca non ci venga in aiuto finanziando le nostre iniziative.
Per il momento ci affidiamo alle sponsorizzazioni di alcuni amici, operatori economici in vari settori, che ci aiutano ad affrontare le spese iniziali quali l'allestimento, la stampa, i diritti d'autore, il teatro etc.
Il resto, si spera, arriverà dal botteghino. Anzi, voglio cogliere l'occasione per ringraziare di cuore i nostri mecenati.

Allora in bocca al lupo, Antonio!
Crepi il lupo e grazie!

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Sommario n° 55 - Sett. '01