Novità
per gli Yes. Primo: è il primo disco nella loro carriera in cui
si presentano senza tastierista (solo pianoforte suonato ogni
tanto dal batterista Alan White). Due: è il primo disco del
gruppo inglese dove si fanno accompagnare da un orchestra.
Aspettando di vederli in terra italiana in una nuova tournée
(17 novembre a Milano), per l'appunto con l'orchestra, scopriamo
cosa ci riservano questa volta Jon Anderson, Steve Howe, Chris
Squire e Alan White. Il CD contiene dieci brani nuovi di zecca
con arrangiamenti orchestrali, firmati da Larry Groupé, Bruce
Donnelly e Franck Macchia, che risultano ben integrati e mai
troppo assillanti e pomposi, come accade spesso in progetti del
genere. Un disco con composizioni di non immediata assimilazione
(il precedente "The ladder" aveva una marcia in più)
ma comunque di buon livello, soprattutto per il ruolo del
chitarrista Steve Howe che traccia complesse geometrie sonore
nei brani composti dai quattro membri del gruppo. Il suono degli
Yes viene arricchito dai colori orchestrali che hanno il compito
di sostituire le tastiere, anche se in qualche punto se ne
avverte la mancanza. Ma i fans gradiranno anche perché si
tratta sempre di una band con una grande esperienza musicale e
artistica e andando ad ascoltare con attenzione si scopriranno
complesse invenzioni sonore a fianco di una certa semplicità
nella composizione di alcuni brani, il che non guasta per una
band che a volte ha realizzato dischi troppo
"pensati".
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