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il Rimino - Riministoria

A chi «frega» della sicurezza stradale?

La denuncia del ministro Carlo Giovanardi:
disinteresse dei politici

Il cardinale Ersilio Tonini ha confidato al giornalista Beppe Severgnini: i nostri politici non affrontano la drammatica questione delle morti del sabato sera perché «sono terrorizzati di perdere il voto dei giovani». Severgnini ne ha riferito il 14 febbraio sul «Corriere della Sera», nella consueta rubrica del giovedì, dove, per la seconda settimana consecutiva, ha trattato il tema. Il 7 febbraio, aveva denunciato: si dà l'allarme per un solo caso di «mucca pazza», e non ci si preoccupa di seimila persone che ogni anno ci lasciano la pelle, sulle strade.

Tra le reazioni che Severgnini ha raccolto, c'è appunto quella del cardinal Tonini, di cui desidero citare un articolo che scrisse nel 1988 per il «Ponte», a commento di un'indagine statistica che il nostro giornale condusse 'in proprio' sull'aumento di mortalità per incidenti stradali nel Riminese. Allora il cardinal Tonini espresse la propria sensibilità al problema, scrivendo commosso che pure suo padre apparteneva al lungo elenco di queste vittime del traffico.

Delle parole del cardinal Tonini, mi sono ricordato anche giorni fa, quando sulla stampa locale sono apparsi i dati Istat secondo cui la provincia di Rimini detiene il record regionale per numero di morti e feriti (in base ai rilevamenti del 2000). Anzi, tra 1998 e 2000 c'è stato un aumento di incidenti (da 1.592 a 2.690), e di morti (da 31 a 60: il doppio), mentre per i feriti si è scesi da 3.221 a 2.458.

Torno all'articolo di Severgnini che riporta non soltanto le opinioni inviategli da madri e giovani, ma pure il pronunciamento (ufficioso) di un ministro, Carlo Giovanardi. Alla domanda: perché il Parlamento italiano non ha fatto nulla, Giovanardi ha risposto: «Non gliene può fregare di meno a nessuno».

L'on. Giovanardi è stato chiaro. Del suo atteggiamento, dovremmo essergliene grati, anzitutto perché, come componente dell'attuale governo, ci ha risparmiato la classica manfrina di chi premette sempre che: si sta facendo tutto il possibile, il problema è allo studio, quanto prima si prenderanno provvedimenti, e in breve tempo se ne vedranno i positivi risultati.

No. Giovanardi ha letto il libro dei conti, con quella cura del buon padre di famiglia di cui parla il Codice civile, tralasciando svicolamenti, bugie, promesse vane. Onore dunque al merito. Ma lo stesso on. Giovanardi dovrebbe convenire che il parlar chiaro nei giornali, su questo tema così grave ed urgente, non basta.

Mentre scrivo tutta la classe politica è impegnata nelle nomine della Rai. In altri momenti, altri problemi straordinari urgono. Quando c'è tempo per quelli normali e permanenti, legati all'esistenza di tutti i giorni, ed alla protezione della vita?

Non è questione né di maggioranza né di opposizione. L'incuria è generale, da decenni. I problemi si trascinano sul tappeto da una legislatura all'altra, da un governo a quello successivo.

Giorni fa, in occasione del tragico incidente riminese sull'A14 nel tratto a due corsie, ho ripensato alla promessa delle tre corsie fatta all'inizio del 1988, con la quarta come complanare per la variante alla statale 16. Ne parlammo il 13 marzo di quell'anno, e se ne riferisce a pag. 62 del libro sui secondi dieci anni del «Ponte». Esattamente da 14 anni, la situazione è invariata. Prevale la politica delle promesse e dei panniccelli caldi per curare situazioni che richiederebbero ben altri provvedimenti, e soprattutto rapidità nelle decisioni.

Non posso analizzare, in una breve nota come questa, le responsabilità di questo o quell'ufficio. Voglio soltanto soffermarmi su un aspetto che, anche per la questione discussa da Severgnini, emerge dal quadro generale descritto. La classe politica si dimostra lontana, assente: «Non gliene può fregare di meno a nessuno», per ripetere le parole del ministro Giovanardi.

Non si tratta di auspicare inciuci e atteggiamenti bipartisan. Certe questioni dovrebbero stare a cuore a tutti i partiti ed a tutti i politici. Non è minimamente pensabile che si possano utilizzare certe situazioni per fare campagna elettorale. Ci troviamo di fronte a dati impressionanti: seicento giovani all'anno muoiono dopo essersi 'divertiti'. Si chiede Severgnini: polizia e carabinieri fanno la loro parte?

Dicevano i nostri vecchi che il guasto sta sempre nel manico. Cioè chi regge e governa uno Stato, è responsabile di tutto quello che non va. Aldilà della battuta, che potrebbe suonare persino qualunquistica, se non ci fossero le parole di Giovanardi, resta da vedere perché non siamo capaci di autodisciplina, perché rifiutiamo ogni regola sociale. Non voglio andare lontano, ma sembra che il voler esser od apparire furbi, non vincolati da nessun contratto sociale stipulato con il prossimo, possa essere uno dei primi motivi che provocano indisciplina, cioè rifiuto della Legge, delle norme del Codice stradale in questo caso.

E' un problema politico, avrebbero detto qualche decennio fa, anche questo: come riconoscerci comunità, con regole uguali per tutti, che dobbiamo accettare senza stare a cavillare tanto.

Ma per arrivare a questo risultato serve condurre il tran tran politico quotidiano sul registro dell'agitato che più di così non si può, della contumelia reciproca, delle proposte più assurde che vengono proprio dall'alto? E' stato un ministro a dire poco tempo fa che si può tranquillamente viaggiare a velocità più alta in autostrada, perché il maggior numero di incidenti avviene per bassa velocità.

Giovanardi ci ricorda che, per quei seicento ragazzi all'anno, sull'asfalto non restano nemmeno i segni di una frenata delle loro automobili.

Antonio Montanari

All'indice de il Rimino.
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