il Rimino - Riministoria

L'assassinio di Marco Biagi
Il terrorismo raccontato sui giornali

20 marzo 2002. L'assassinio di Marco Biagi, consulente del lavoro del ministro Maroni, riempie tutte le prime pagine dei giornali.

Due colpi di pistola al paese, per l'Unità, una morte annunciata scrive la Stampa, per Repubblica è la sfida all'eversione, siamo ripiombati agli anni '70 annuncia il Corriere e il Giornale parla di guerra sociale. Tutti fanno appello alla responsabilità e rilevano l'analogia con il delitto D'Antona.

Così Ezio Mauro nel fondo di Repubblica. Nel maggio del '99 (delitto D'Antona) il bersaglio era il riformismo italiano, oggi la politica delle destre. Oggi come allora occorre una risposta unitaria alla spinta eversiva, senza dividersi, una difesa comune dello Stato. Ma ieri - continua Mauro - così non è stato: le prime reazioni di Berlusconi e D'Amato sono state di denuncia del clima di odio, quasi a criminalizzare il dissenso politico, quasi a suggerire che questo é il terreno di incubazione del terrorismo. Sarebbe gravissimo strumentalizzare la morte di Biagi. Oggi il Cavaliere non deve certo rinunciare al suo progetto politico, ma deve rinunciare alle radicalità del linguaggio ad un approccio ideologico alle riforme. Il sindacato che ha difeso le istituzioni deve far parte di una sinistra di governo. Cofferati faccia il primo passo trasformando la grande manifestazione di sabato in una manifestazione contro il terrorismo e per il lavoro. Berlusconi riapra la concertazione. D'Amato abbassi i toni del suo ideologismo. Tutto il resto è irresponsabile.

Furio Colombo (l'Unità) sottolinea che qualcuno senza volto e senza responsabilità ha deciso che questo non è tempo di pace. Si ripete la maledizione italiana che toglie la vita, ferma la politica, chiede di tacere. E poi se necessario toglie altre vite. Necessario a che cosa?

Per Luigi La Spina (la Stampa) è una morte annunciata. E denuncia: ''Stupisce che una persona con un profilo professionale così a rischio, non fosse adeguatamente protetta. Pochi giorni fa un rapporto dei servizi segreti segnalava il pericolo per i collaboratori di Maroni. segnalazione che non è stata valutata con la giusta attenzione". La Spina come Mauro auspica che su questo delitto non si facciano speculazioni partitiche. Governo e sindacati dovrebbero fare un passo indietro ed evitare lo scontro sociale in questo momento molto pericoloso. Sarebbe l'omaggio piu' giusto a questa morte.

Siamo ripiombati agli anni bui che pensavamo consegnati all'incerta storia del nostro paese- osserva Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera. Dall'art. 18 alla P 38. Il nostro paese ha fatto pochi progressi se c'è chi scarica delle pallottole su un uomo inerme in bicicletta che pensava di cambiare in senso moderno ed europeo qualche legge. L'allarme è stato sottovalutato e i pericoli sono stati rimossi se anche ieri si sono usate parole lanciate come pietre. L'unica risposta è fermezza e responsabilità.

Il Giornale inizia il fondo di Paolo Guzzanti così: "E adesso sentirete quanto strilleranno che loro non c'entrano niente, che la violenza è una brutta cosa ma che in questi casi c'è sempre chi mesta nel torbido... Adesso si attende il concerto delle ipocrisie... è il momento della vergogna di tutti i nostri intellettuali degli stivali corsi a Parigi per vomitare sulla democrazia italiana... Hanno dichiarato che l'art. 18 è una guerra. Non è questo un incitamento ad usare le armi? Hanno ammazzato un uomo colpevole di pensare.... Questa violenza non è figlia di nessuno, ma è figlia di troppi. Anche Guzzanti dice che vorrebbe sentire parole di responsabilità, ma da un altro punto di vista e accusa come ha fatto Berlusconi: la campagna di odio è la madre dell'omicidio.

Alle parole di Berlusconi risponde Fassino nell'intervista a Goffredo De Marchis di Repubblica: ''Le polemiche pretestuose non servono e rendono la situazione piu' complicata. Non è il momento di dividersi ma di unirsi. Ogni uomo politico faccia il massimo sforzo per l'unità."

Il retroscena di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica ci spiega che già giovedì scorso il Cesis aveva consegnato un rapporto al premier, ''Lì c'era già scritto tutto, il ministero aveva chiesto ai giornalisti di non citare Biagi che era sparito dalle pagine dei giornali.... la scorta a Bologna non l'aveva e ora tutti si chiedono perchè'.

Il Corriere e l'Unità pubblicano l'ultimo suo articolo uscito in prima pagina ieri sul Sole 24 ore: Chi frena le riforme è contro l'Europa. Il coraggio di cambiare.



21 marzo 2002. Medesimo titolo per Stampa e Repubblica: è la stessa arma che uccise D'Antona. Il Corriere aggiunge che sono state le BR. L'Unità si differenzia sottolineando che democrazia e libertà non si piegano. Il Giornale non ha dubbi: sono state le brigate rosse. Il Sole 24 ore che ha il fondo firmato da Marco Biagi, titola: Il governo, dialogo per le riforme.

Marco Biagi osservava nel suo articolo che l'art.18 c'entra poco o nulla con lo scontro sociale in atto. ''Non possiamo far finta di non vedere che il vero dissenso non è tanto (o non solo) riferito a questa norma pur così emblematica nel nostro ordinamento... Il vero tereno di scontro è quello riguardante un progetto di riforma dell'intera materia, da un lato e la difesa strenua dell'impianto attuale dall'altro. E' lecito dissentire sulle tecniche di modernizzazione... Non si comprende l'opposizione radicale a ritenere immodificabile l'attuale assetto del diritto del lavoro... è legittimo considerare ogni progresso un pericolo per le classi piu' deboli... è sempre stato così nella storia... Ogni processo di modernizzazione avviene con travaglio, pagando anche prezzi alti alla conflittualità".

Cui prodest? Questa è stata la domanda sbagliata che ci si è posti negli anni di piombo, è risultato evidente davanti ai terroristi in carne ed ossa. Oggi bisogna avere prudenza nel formulare questa domanda. Lo dice Giorgio Bocca nel fondo di Repubblica. L'effetto del terrorismo di ieri e di oggi è di paralizzare la società facendo il gioco non di questo o di quel partito ma delle strutture di comando del mercato. L'uso politico e propagandistico, non credo abbiano colpito l'opinione pubblica, ma hanno reso piu' difficile la resistenza alle pseudoriforme.

Anche per Curzio Maltese la domanda non è ''a chi serve?'', ma, ''si poteva salvare?''. La risposta è sì. Se avesse avuto una scorta ora sarebbe vivo. è una verità semplice, forse troppo per una nazione di dietrologi. Nessun assassinio è stato altrettanto annunciato, anche disegnato pochi giorni fa da Panorama.

Aveva paura, gli avevano dato una scorta che però gli era stata poi tolta a novembre. Arrivano le minacce, Maroni chiede la scorta, ma la lettera non arriva al ministero. All'appuntamento annunciato Biagi arriva da solo, in bicicletta... In un paese normale il ministro degli interni si dimette a furor di popolo. Ma Scajola invece si lancia nella caccia alle streghe, nelle dietrologie sui presunti mandanti e morali e nello scaricabarile. è lo spettacolo piu' indecente di queste ore. Tanto indecente da scandalizzare anche la stessa maggioranza... Chi ha responsabilità se le assuma. Non sono state le parole ad armare gli assassini ma gli atti, compiuti o mancati.

Anche Gaspare Barbiellini Amidei sul Corriere sostiene che la domanda ''a chi giova?'' rivolta agli avversari politici è autolesionistica. Crea fittizi scenari di complicità oggettive inesistenti, dentro i quali i terroristi hanno modo di trarre vantaggi. Questa è una delle sue ''dieci intuizioni utili per affrontare il terrorismo.''

L'Unità con Antonio Padellaro ricostruisce la dinamica dei fatti e Furio Colombo attacca il linguaggio, la violenza con cui Berlusconi ''fa partire la campagna dell'odio, ancora prima di quei momenti di stupore e dolore che segnano momenti del genere. I responsabili sono per il Presidente del Consiglio, nell'ordine, la campagna d'odio scatenata contro il governo dal Palavobis, i sindacati e i giornalisti che non si accodano. Inoltre Colombo e Padellaro ricordano l'attacco di Panorama contro l'Unità e la pubblicazione del dossier dei servizi segreti che descriveva i fatti come sarebbero avvenuti e denunciano l'assenza di tutela del professor Biagi.

Cofferati sull'Unità rivendica ''il diritto di dire no''. La migliore risposta al terrorismo è la conferma delle proprie iniziative per impedire che sia la mano armata a dettare tempi e priorità del confronto sindacale. E dichiara che in quello di Biagi rispetto agli altri delitti c'è qualcosa di piu' e di diverso. Il terrorismo per la prima volta interviene per alterare esplicitamente, insieme alla pratica democratica, il carattere piu' intimo delle relazioni tra le parti, produce dunque una lesione ancora piu' profonda di quelle precedenti... Il tentativo è quello di condizionare un confronto già difficile come mai si era verificato in precedenza.

Opposta la lettura di Renzo Foa sul Giornale che legge la morte di Marco Biagi come un agguato contro le riforme. ''è l'ultimo drammatico passaggio di una storia che ha segnato e sta segnando l'Italia. Cioè la storia del riformismo bloccato, contrastato con ogni mezzo. Qui sta il piu' importante e il piu' negativo elemento di continuità, il vero nodo irrisolto della nostra modernizzazione... La fatica nasce da un'ambiguità profonda, quella accumulata soprattutto nell'ultimo decennio di rifiuto delle riforme e di contrasto ad ogni cultura riformatrice.

Marcello Sorgi sulla Stampa in memoria di Marco Biagi lancia un appello all'unità, alla pacata discussione, al confronto e all'ascolto tra le parti, tra governo e sindacato. ''Ora che Berlusconi ha fatto la prima mossa, c'è da sperare che non si accontenti e insista su questa strada".

Il Corriere pubblica due articoli: L'indifferenza di Roma e l'Ostilità di Bologna. Nel primo Giovanni Bianconi parla di una lettera consegnata ad un notaio in cui ci sono le ultime denunce di Biagi. ''Questo memoriale peserà''. Gian Antonio Stella ci racconta ''quella angosciosa sensazione di essere considerato un traditore.



22 marzo 2002. Il Corriere e l'Unità si soffermano sulla donna e i suoi figli, sulla scelta dei funerali privati, la Repubblica dice che si spara perchè nulla cambi, oggi come ieri e anche la Stampa dice sono prigionieri del passato mentre il Giornale chiede le dimissioni di Cofferati.

Umberto Eco nel fondo di Repubblica spiega l'obiettivo dell'attentato terroristico: ''Mira innanzitutto a impedire che che si stabiliscano tra opposizione e governo accordi di qualsiasi tipo, come ai tempi di Moro o come oggi con manifestazioni e scioperi per indurre il governo a rivedere le sue posizioni... Pensiamo che le BR non abbiano destabilizzato nulla, ma il problema è che esse hanno stabilizzato, hanno agito come elemento di conservazione del paese e di rallentamento dei processi di cambiamento''

Anche Eco considera ingenua la logica del "cui prodest" eccessiva anche per i piu' esasperati ''demonizzatorì' del governo) perchè porterebbe a pensare che le brigate rosse non costituiscono un problema. L'attentato mira ad impedire un accordo anche se conflittuale, ad impedire un rafforzamento di un'opposizione democratica e riformista. In questa situazione il governo non deve cedere a tentazioni autoritarie( che si giocano oggi sui media, con la colpevolizzazione morale dell'opposizione) e la sinistra non deve rinunciare ad una opposizione dura e legale.

Gianni Riotta sulla Stampa fa il punto sul documento di rivendicazione comparso ieri su Internet. Dice che è stalinista. Ha attaccato Prodi, come D'alema e oggi Berlusconi... Il testo è un bignamino desolante dalla rivoluzione bolscevica alla comune di Parigi. ''La vera novità è quella dedicata all'attacco alle Torri Gemelli. Elogiano l'attacco e gongolano perchè è finita l'invulnerabilità degli stati Uniti... Chi puo' nell'Italia del 2002 bere una simile posizione velenosa?.... Ma farneticazioni analoghe seminarono migliaia di morti. Riotta parla ai terroristi:'' Vivete relegati nel passato peggiore, una galera di idee vi rinchiude oggi, anticipando quella di mattoni che vi prenderà domani... Chi mai vi seguirà?''

Anche Filippo Ceccarelli fa un analisi del documento che si trova oggi su diversi giornali: o sul sito caserta24ore.it ''Un lessico dottrinario, aggettivi improbabili, e, sorpresa poche sigle. Gli individui non esistono, sole le forze materiali muovono la storià'

Antonio Padellaro (l'Unità) dice che si possono intuire le ragioni del rifiuto del funerale di Stato. Si puo' capire che i familiari non vogliano stringere mani e si pone tre domande: perchè Frattini non ha dato l'allarme, perchè Scajola non ha dato protezione? Come mai le richieste di aiuto di Biagi sono rimaste senza risposta. "Ci si abitua a tutto anche allo sgomento, al sospetto, al dubbio, E anche le parole si logorano e il cerimoniale si esauriscè' Un ricordo amaro di Enzo Biagi nel fondo del Corriere. Mario Giordano sul Giornale parla del brodo di coltura: è chiaro chi ha ucciso Marco Biagi è nemico di questo governo delle riforme e del cambiamento. Il fondo del Giornale ( firmato G) accusa Cofferati di essere responsabile di aver fatto saltare la concertazione, ogni possibilità di un civile e necessario confronto: ha ceduto il passo alla demonizzazione e al muro contro muro, se insomma il sindacato è stato trascinato in una lotta barricadera che ha bandito ogni dialogo e surriscaldato oltremodo il clima, rischiando di lasciare spazio alle ali piu' estreme del movimento sindacale. Per questo Cofferarti dovrebbe dare le dimissioni.

Ma Cofferati risponde alle accuse nell'intervista sulla Stampa di Roberto Giovannini: ''Contro di noi accuse inaccettabili... L'attentato di Bologna punta a condizionare le parti sociali che si stanno confrontando. per questo ora serve fermezza... Il conflitto del nostro sistema di relazioni è fisiologico, quando si parla di clima di odio si fanno affermazioni fuori luogo. Io cattivo maestro? Così si offende tutto il sindacato e la sua storia.

E' una domanda doverosa,- se la pone Paolo Franchi sul Corriere-perchè il terrorismo sceglie le sue vittime tra i riformisti? La risposta si trova nel documento di rivendicazione. Il nostro terrorismo è ideologico, di stampo leninista. L'obiettivo è trasformare lo scontro di classe in guerra di classe. Il primo macigno da rimuovere è il riformismo e i suoi uomini. In questo momento tutte le forze dovrebbero unirsi invece una parte accusa Cofferati di essere un cattivo maestro e l'altra parte pensa che dietro l'omicidio ci siano i servizi deviati, il governo illegale e illegittimo. Franchi auspica l'abbandono di toni demonizzatori, non per galateo politico , ma per questioni di sostanza.

Anche per Antonio Polito su Repubblica sono tempi bui per i riformisti: ''Uccidono sempre loro sia che lavorino per i governi di centrodestra che di cenrosinistra... Uccidono una cultura opposta al tribalismo della politica italiana. Tempi duri per quella sinistra che ha taciuto che nel progetto Biagi non c'era nulla di vergognoso..., la modifica dell'art18 non è un tabu'.... bisogna avere l'onestà liberale di dirlo... Il governo anzichè costruire un nuovo welfare ha prima pensato ad attaccare la Cgil.

Marc Lazar, direttore dell'Ecole doctorale di Sciences Politique a Parigi è intervistato sulla Stampa da Cesare Martinetti: ''Berlusconismo non è fascismo, ma qualcosa di nuovo, di diverso e non solo italiano. Lo specifico italiano è il rischio di opposti estremismi, un clima in cui si possono inserire i terroristi.. Non c'è rischio autoritario, ma il pericolo di una perversione della democrazia. Berlusconi è l'uomo dell'antipolitica, rappresenta la fine dell'interesse comune: poche regole in modo che ciascuno possa fare affari. Sa parlare ai poveri e agli abbienti, a tutti trasmette lo stesso messaggio di libertà o di licenza, di egoismo e individualismo. In Francia c'è stato il mito del buon PCI e negli anni novanta Mani Pulite era un modello da imitare.

Questa rassegna stampa è ripresa da www.caffeeuropa.it,     ed è stata curata da Claudia Hassan.

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