Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Segnala abuso Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 
 

 

la registrazione dell'Hammond:

 

Se possedete un Hammond (o un suo clone) e provate a chiedere ad un vostro collega Hammond-equipaggiato quale siano i settings utilizzati, cioè i registri impostati con i drawbars vi sentirete dare risposte che spesso confinano con il ridicolo, dense di mistero, impregnate dalla scarsa volontà di dividere una conoscenza che spesso è frutto di lunghi esperimenti.
Dal momento che nessuno nasce imparato, è chiaro che qualcuno deve aver avuto per primo l'idea di come sfruttare al massimo i nove tiranti dei drawbars che racchiudono il potenziale sonoro dello strumento; ripercorriamo insieme le abitudini sonore dei grandi organisti rock e jazz degli ultimi venti anni e scopriremo in una vera e propria disamina dei MOS MAIORUM, soluzioni interessanti e particolari ricorrenti attraverso le "epoche storiche".
Ma prima un pò di teoria di base:


Il funzionamento dei drawbars:

A differenza di un sintetizzatore attuale, l'organo elettrofonico sfrutta una serie di ruote foniche, veri e propri ingranaggi che, messe in movimento da un motore sincrono, creano un campo magnetico in corrispondenza di un pick-up demandato a raccoglierne il valore elettrico. In base al numero dei denti che l'ingranaggio possiede varierà la frequenza del segnale prodotto: questo segnale dovrebbe essere una sinusoide teoricamente abbastanza pura, lungo il percorso di preamplificazione ed amplificazione valvolare del Leslie, i suoni verranno poi arricchiti (o inquinati a seconda del vostro punto di vista) da altre armoniche spurie. Le sinusoidi così generate sono organizzate secondo una rigorosa gerarchia ripresa direttamente dalla tradizione organara dello strumento classico. Mentre l'organo tradizionale può possedere un'infinità di tubi, canne e tubicini tutte sotto il controllo dello stesso tasto, per evidenti ragioni di praticità, l'organo Hammond possiede solo NOVE linee di generazione parallele per ogni tasto. Queste nove linee, nove file o (se vi sentite più a vostro agio) nove armoniche sono accordate tra loro secondo precisi intervalli musicali che rimangono invariati lungo tutta l'estensione delle cinque ottave di ciascuno dei due manuali, anche se, come vedremo in seguito, piccole eccezioni non mancano.
Ogni volta che il musicista abbassa un tasto dell'Hammond chiude i contatti con le nove barre di connessione che gestiscono le altrettante linee di generazione; la disponibilità di nove segnali indipendenti ed accordati su rapporti musicali sarebbe pressoché priva di ogni vantaggio se, all'interno dello strumento , non fosse disponibile un qualsiasi sistema che permettesse, al musicista, di variarne la percentuale, il volume relativo ed il missaggio generale. Nove armoniche dunque, nove controlli di volume, ciascuno di questi è dotato di un'asta marcata con otto incrementi numerici, a barra tutta inserita (posizione 1 o addirittura 0) il volume sarà minimo; osservate da vicino lo strumento e vedrete , sopra la tastiera superiore, una nutrita chiostra di tiranti di colore marrone, bianco e nero. I tiranti in questione sono i controlli che permettono di variare, in tempo reale, il volume delle nove armoniche ed il loro nome di battesimo è DRAWBARS o TONEBARS, due termini totalmente intraducibili nella nostra lingua. Il lettore più attento sarà già scattato in avanti gridando "ma qui ci sono trentotto tiranti e non nove come le armoniche che ci hai detto prima!" ; niente paura, il surplus di drawbars è presto spiegato . I trentotto drawbars sono infatti divisi in quattro blocchi da nove (9 X 4 = 36) che corrispondono a due possibilità di regolazione alternabili sulle due tastiere superiore ed inferiore e due drawbars indipendenti che regolano l'emissione sonora della pedaliera.
Focalizziamo la nostra attenzione su un blocco qualsiasi da nove drawbars e capiremo il segreto dell'universo.


Il rapporto tra armoniche e note

Su ciascun cappuccetto dei tiranti potete vedere la seguente sfilza di numeri : 16' - 5 1/3' - 8' - 4' - 2 2/3' - 2' - 1 3/5' - 1 1/3'; i numeri in questione andrebbero letti come "sedici piedi", "cinque piedi e un terzo" e così via... dico "andrebbero" nell'ipotesi che (trattandosi di un organo liturgico tradizionale) al 16' corrisponderebbe una canna di stagno lunga circa cinque metri per il Do centrale, al registro 8' una canna lunga due metri e quaranta e così via; fortunatamente le dimensioni dell'Hammond sono, con tutto il rispetto, più contenute di quelle proprie di uno strumento liturgico e quindi le indicazioni numeriche andranno direttamente interpretate come semplice rapporto di frequenza in relazione al tasto premuto sulla tastiera.
Il registro di 8' mette a disposizione del musicista una sinusoide la cui frequenza è effettivamente quella legata alle note suonate: il la sopra il Do centrale con 8' sarà effettivamente un 440 Hz e così via, la tastiera dell'Hammond risulterà perfettamente parallela alle ottave di un pianoforte acustico; raddoppiando la lunghezza della canna d'organo (cioè la sua dimensione in piedi) e scendendo a 16', la stessa nota sullo stesso tasto risulterebbe all'ottava inferiore, dimezzando la lunghezza della canna a 4' si otterrebbe un la all'ottava superiore.
E per i rapporti non interi?
Supponiamo di prendere il Do 2 dell'Hammond, i rapporti con i nove tiranti saranno i seguenti:

16' Do 1 un'ottava sotto la nota reale
5 1/3' Sol 2 una quinta giusta sopra la nota reale
8' Do 2 la nota reale
4' Do 3 un'ottava sopra la nota reale
2 2/3' Sol 3 un'ottava ed una quinta (una dodicesima) sopra la nota reale
2' Do 4 due ottave sopra la nota reale
1 3/5' Mi 4 due ottave ed una terza maggiore sopra la nota reale
1 1/3' Sol 4 due ottave ed una quinta giusta sopra la nota reale
1' Do 5 tre ottave sopra la nota reale

Se studiate con cura queste relazioni scoprirete che queste non seguono fedelmente tutta la successione degli armonici (il 5 1/3' dovrebbe allora occupare la terza posizione e non la seconda ed il 16' non avrebbe ragione di esistere, a meno che non vogliate seguire la teoria degli armonici inferiori, la settima armonica è stata omessa perché calante e sostituita con il 1', che in realtà riproduce l'ottava armonica).
Il fatto che ad una sola pressione di nota possano corrispondere nove frequenze diverse simultaneamente non deve impressionarvi: l'orecchio umano riesce comunque a trarre l'impressione di compattezza sonora ed estrae il senso della fondamentale senza lasciarsi troppo sviare dalle armoniche superiori (soprattutto dalla pericolosa terza maggiore del 1 3/5'.


I principi base dei dosaggi

I nove drawbars sono divisi tra loro da un codice colore (marrone, bianco e nero) e da una logica di gruppi sonori; iniziamo da quest'ultima.
I primi due drawbars (16' - 5 1/3') sono il gruppo SUB, cioè rinforzano il suono con un raddoppio all'ottava inferiore ed alla quinta parallela (alla faccia delle regole di armonia complementare), il gruppo centrale dei quattro 8' - 4' - 2 2/3' - 2' costituisce la FOUNDATION, cioè la definizione di base della timbrica, gli ultimi tre 1 3/5' - 1 1/3' - 1 conferiscono la BRILLIANCE al suono, cioè l'apertura massima sulle alte frequenze.
Un organista che si rispetti inizierà sempre a costruire il proprio suono con i quattro drawbars centrali, poi (desiderando un effetto più rockeggiante) ricorrerà alla potenza dei SUB ed infine, per supplire all'acustica ambientale troppo assorbente, alla distanza tra Lesile e tastiera, o per semplici gusti personali, darà più "graffio" con i tre drawbars superiori.
Ma abbiamo accennato anche ad un codice colore di appartenenza.
I drawbars BIANCHI sono quelli regolati tra loro da un rapporto di ottava, 8' - 4' - 2' - 1' : aggiungendoli progressivamente, la loro presenza conferirà una grande apertura al suono pur mantenendo una notevole consonanza; i drawbars NERI 2 2/3' - 1 3/5' - 1 1/3' sono invece regolati tra loro da rapporti dissonanti, o quantomeno non così morbidi come quelli di ottava: terze maggiori e quinte debbono essere utilizzate con grande parsimonia all'interno della registrazione, stando attenti a non ottenere suoni troppo striduli; se però lavorate sempre con il Lesile al massimo della velocità , potrete ottenere un buon effetto "surf" con un minimo di esagerazione dei black drawbars. I drawbars MARRONI infine sono solo due, 16' - 5 1/3', e vengono utilizzati per dare potenza al suono; la classica registrazione per l'heavy metal è quella definita "power drawbars" cioè con i primi quattro tiranti tutti fuori, al massimo della potenza di sub e foundation base.


Le Famiglie

All'interno di un organo liturgico a canne si indicano tradizionalmente quattro famiglie timbriche che vengono ottenute con particolari soluzioni costruttive: ance accordate, tubi semplici, accoppiamenti di frequenza eccetera; le quattro famiglie sono: FLUTES, REEDS, STRINGS e DIAPASON.
Nell'organo Hammond è possibile riprodurre agevolmente le quattro timbriche fondamentali ricorrendo ad un artificio mnemonico che mette in connessione il profilo dei drawbars estratti con la sonorità vera e propria; nel caso dei FLUTES (la famiglia senza dubbio più numerosa) basterà creare un profilo a due gradini, ad esempio 00_8500_000, per ottenere la sonorità di base riconoscibile in "The five bridge suite" dei Nice (dal LP omonimo) o , sempre dei Nice, in "Patetica" (dal LP Elegy).
Utilizzando il primo drawbar, quello dei 16', sarà possibile conferire maggiore profondità al suono.
La famiglia delle REEDS, cioè delle ance, è caratterizzata da un timbro più aspro, dovuto alla maggiore presenza di armoniche dispari ed alla conseguente estrazione dei tiranti seguendo un profilo triangolare, con vertice di solito corrispondente al 2 2/3'.
Accompagnamenti particolarmente espressivi possono essere ottenuti, con l'ausilio del vibrato o del chorus, impostando un pattern triangolare più ridotto, diciamo scendendo dalla posizione di base 00_4676_543 ad una più ridotta 00_2333_200.
Una via di mezzo tra i flutes di fondazione e gli strings più ricchi ed aperti è rappresentata dalla famiglia dei DIAPASON; in questo caso il profilo dei drawbars estratti è a dente di sega, con forte prominenza delle prime due armoniche (tiranti 8' e 4') e valori scalati per i drawbars seguenti. Il classico solo diapason è 85_8544_000, notate la presenza del 16', che può essere eliminato riportando i valori a 01_8855_331 ed ottenendo un effetto simile all'ottava più alta.
L'ultima famiglia, quella degli STRINGS, è caratterizzata da un profilo d'estrazione ad arco, non così spigoloso come quello delle reeds, ma sempre centrato su una grossa presenza delle armoniche superiori. Dal momento che il materiale di base è sempre rappresentato da sinusoidi(in numero limitato e dall'inviluppo fissato nella riproduzione del gate di tastiera) è inutile aspettarsi gli archi del K2000 o dei suoni di "veri" violini; la timbrica risultante sarà sempre adatta ad accompagnamenti ma non riprodurrà mai un suono di corde sfregate con l'archetto, potete esserne certi.
Se volete una dimostrazione pratica, impostate il registro Cello 8' (00_3564_534) e verificatene da soli la consistenza sonora.


L'esempio dei grandi

JIMMY SMITH (sicuramente uno dei "padri" dell'organo Jazz) utilizza solo ed esclusiovamente le possibilità offerte dalle quattro serie di drawbars, limitando l'impiego dei preset a sporadici interventi; sulla tastiera superiore di solito utilizza un registro 80_8800_208 senza la percussione, adatto a fraseggi veloci e block chords poco intrusivi (notate la ridotta presenza -208- delle armoniche più acute che rende maggiormente evidente l'articolazione), l'altro set di drawbars è posizionato sull'ormai classico 88_8000_000, con percussione sulla terza armonica, soft volume e decay veloce tutte e quattro le tabs abbassate in avanti). La pedaliera è spesso registrata con un 80; il vibrato infine viene utilizzato solo per i block chords più imponenti, quelli insomma che dovrebbero riprodurre la sezione di brass nell'arrangiamento organistico.

IAN MCLAGAN, prima tastierista degli storici Small Faces e, per un lungo periodo, sideman con gli Stones, utilizzava un Hammond L100, amplificato con un Lesile che veniva a sua volta microforato e riamplificato tramite due stack Marshall;in un secondo periodo è passato al B3 con due Lesile 122 collegati in parallelo. Una delle sue tecniche preferite consiste nel partire da una posizione 80_8000_000 ed inserire le rte armoniche superiori durante i passaggi che si allargano lungo le cinque ottave di estensione, il secondo drawbar viene evitato perché troppo lacerante. Per i soli Ian utilizza tutti i drawbars consonanti ad 8 ed il volume al massimo.

FELIX CAVALIERE dei Rascals è stato forse il primo a sperimentare, nel 1966, la tecnica della manipolazione dei drawbars in tempo reale con la musica; i suoi due trucchi preferiti consistono nell'inserire e disinserire i drawbars sulle lunghe note tenute e nell'aprire con la sinistra le armoniche acute durante i glissandi effettuati con la mano destra ; spesso a questo effetto viene anche aggiunta l'accelerazione progressiva del Lesile. A proposito di Lesile , Felix può vantare un ulteriore primato, relativo alla capacità di bloccare totalmente , con opportuna modifica , la rotazione delle trombe interne per farle ripartire al massimo della velocità, senza passare per forza attraverso lo stadio di "chorale".

Un impegno esagerato del cambio di velocità per il Lesile è riconoscibile nelle vecchie registrazioni di BRENT MYDLAND con i Grateful Dead: in questo caso, oltre al passaggio chorale - tremolo, è molto evidente l'impiego del chorus in posizione C1 o C3, per un effetto più marcato.

KEITH EMERSON sfrutta da sempre la regolazione 88_8000_000, con percussione sulla terza armonica, soft volume e fast decay, il vibrato/chorus è sulla posizione C3; nel solo di Karn Evil 9 (dal LP Brain Salad Surgery) c'è anche un pizzico di quarto drawbar a mezza apertura.

Probabilmente l'unico organista rock a non considerare indissolubile il binomio Hammond & Lesile è RICK WAKEMAN, che sfrutta i segnali paralleli del Lesile e l'uscita diretta dell'organo per mitigare in parte l'effetto Doppler creato dalle trombe girevoli. Due le combinazioni preferite : la prima vede tutti i drawbars bianchi fuori, il 16', percussione sulla seconda armonica con soft decay (80_8808_008), la seconda è priva di percussione e vede tutti i drawbars fuori contemporaneamente (88_8888_888), da questa viene poi "scolpito" il suono definitivo azzerando alcuni tiranti a seconda delle necessità (ascoltate la soporifera introduzione di The Heart Of The Sunrise dal LP Fragile e ve ne renderete conto).

Interessante da parte di DON AIREY (prima con i Colosseum II, poi con i Rainbow e poi con Ozzy Osbourne… vi servono altre referenze?), la registrazione 00_8888_800, senza l'impiego dei primi due power drawbars, con la tastiera quindi regolata per suonare un'ottava sopra al tradizionale suono heavy metal. sul manuale inferiore, utilizzato per gli accompagnamenti, c'è una timbrica della famigli a string, cioè forma "ovale".

E se vogliamo parlare di organisti rock, non possiamo dimenticare JOHN LORD: la sua regolazione standard è 88_8800_000, con la seconda armonica in percussione, distorsione a livelli abbastanza elevati e chorus C3; attenzione però a non sottovalutare le potenzialità offerte dall'inserimento , sotto la tastiera superiore, della contattiera necessaria per pilotare un RMI electric piano, anche questo molto saturo.