BOICOTTA LA NESTLÈ
Ogni
giorno 4000 bambini nel Sud del Mondo potrebbero essere salvati dalla morte
per malattie e denutrizione se fossero allattati al seno e non con latte in
polvere
Nonostante
ciò la Nestlé e molte altre società produttrici di latte in polvere, pur di
vendere i loro prodotti, non si fanno scrupolo a promuoverne l'uso con tecniche
di marketing irresponsabili
Il boicottaggio è uno strumento democratico e efficace che noi consumatori abbiamo a disposizione per costringere la Nestlé a rivedere il proprio comportamento
Perché
l'allattamento artificiale uccide
"Il
numero di vittime causate dall'uso improprio del latte in polvere ogni mese
è equivalente a quello che causò l'esplosione della bomba di Hiroshima nel 1945."
(James
Grant, Direttore Esecutivo UNICEF)
Al
Nord molti pensano che il latte in polvere sia migliore di quello materno, arricchito
com'è di sali minerali e vitamine. Studi approfonditi hanno però confermato
l'intuito del buon senso millenario: L'allattamento al seno è il miglior modo
per iniziare la vita: è gratuito, salutare e protegge dalle più comuni infezioni,
inclusa polmonite, infezioni alle orecchie e poliomielite e ha un importante
effetto immunitario. Persino in Inghilterra, un bambino allattato con il latte
artificiale è esposto 10 volte in più a malattie di tipo gastrointestinali rispetto
ad un bambino allattato al petto.
Ma
nelle società povere -sostiene l'UNICEF- i bambini allattati artificialmente
sono esposti alla morte 25 volte in più di quelli allattati al seno.
Per
quanto possa sembrare paradossale, la prima ragione è da ricercarsi nella denutrizione
dovuta al fatto che molte famiglie guadagnano troppo poco per attenersi alle
dosi prescritte. Secondo uno studio condotto dall'organismo inglese War on Want,
nel 1974, in Nigeria, il costo dell'alimentazione artificiale di un bambino
di tre mesi rappresentava il 30% del salario minimo di un operaio. Il costo
passava al 47% quando il bambino raggiungeva i 6 mesi. Se consideriamo che dall'80
al '90 i salari sono diminuiti del 30-40%, non deve stupire se il latte è annacquato
diverse volte più del prescritto, con il risultato finale che i bambini, lungi
dal crescere belli e robusti, diventano rachitici e sottopeso fino a morire.
La
seconda ragione per cui l'allattamento al biberon uccide, è la mancanza di igiene.
L'acqua
con cui il latte è preparato è spesso malsana ed è impossibile sterilizzare
biberon e tettarelle senza la comodità del fornello e senza disinfettanti.
Mamme
con pochi soldi, poche comodità e poche conoscenze igieniche somministrano ai
loro bambini latte allungato in biberon a malapena sciacquati, con tettarelle
esposte all'aria, su cui si posano di continuo decine di mosche. Le inevitabili
conseguenze sono infezioni intestinali che provocano diarree mortali.
Secondo
l'UNICEF, un milione e mezzo di bambini muoiono ogni anno perché non sono allattati
al seno
...Nonostante
ciò molte società produttrici di latte in polvere, pur di vendere i loro prodotti,
non si fanno scrupolo a promuoverne l'uso con tecniche di marketing irresponsabili...
Le
responsabilità della Nestlé
"Trincerarsi
dietro il paravento del libero mercato è ridicolo oltre che assurdo: con la
stessa giustificazione si è trasformato il Terzo Mondo in un'enorme pattumiera
dei paesi industrializzati. Nel caso del latte artificiale è ancora peggio:
la Nestlé spaccia addirittura per "aiuti" le sue scorrette pratiche
di Marketing"
(Dijbril
Diallo, consigliere speciale dell'UNICEF)
In
questo secolo è dilagato l'uso di alimenti per neonati. Un esempio è dato dal
Cile: nel 1950 il 95% dei neonati venivano allattati al seno, vent'anni dopo
solo il 20%. Altro esempio in Nigeria. dove i bambini venivano allattati fino
all'età di circa quattro anni; con l'avvento degli alimenti artificiali, l'allattamento
al seno smise, nel 70% dei casi, alla età di quattro mesi. In entrambi i casi
le donne credevano fermamente ai vantaggi del latte in polvere e dicevano di
essere state consigliate dal personale medico. Questo cambiamento di costumi
è dovuto all'influsso dei paesi industrializzati. Il biberon è divenuto grazie
alle campagne pubblicitarie simbolo di progresso e di salute a priori. Oltre
a distribuire cartelloni pubblicitari recanti immagini di bambini sani e paffuti
negli ospedali, le ditte produttrici si mettono in contatto con i medici locali.
Organizzando corsi e seminari per il personale sanitario fanno entrare in uso
i loro prodotti negli ospedali. I rappresentanti delle ditte arrivano a fingersi
infermieri per convincere le donne incinte a comprare il prodotto commercializzato.
In questo sono molto facilitati dalla carenza di informazioni mediche (spesso
le uniche disponibili sono proprio quelle fornite dalle ditte produttrici).
Viveri
"Gratis" Una delle più redditizie tattiche di marketing usata
in particolar modo della Nestlé è di dare gratis il latte per bambini o i sostituti
agli ospedali e ai reparti maternità. In molti casi, viene dato abbastanza latte
perché tutti i bambini nati all'ospedale siano allattati con il biberon. Alle
madri viene spesso dato anche un barattolo campione da portare a casa. Dare
il latte con il biberon ai neonati fa si che il latte materno venga progressivamente
a mancare e l'allattamento al seno diventi impraticabile. Di conseguenza il
bambino diventa dipendente del latte artificiale. Una volta a casa, le
madri non ricevono più il latte gratis, ma se lo devono comprare. Da questo
nascono da una parte i profitti della multinazionale e dall'altra le spaventose
conseguenze di malattie e denutrizione.
Tecniche
di marketing irresponsabili I campioni gratuiti agli ospedali sono solo
una strada per dare ai bambini il latte artificiale. Noi speriamo che le nostre
campagne obblighino le compagnie a smettere presto di utilizzare questa tattica.
Comunque, Nestlé adopera molte altre tattiche per persuadere le madri ed il
personale medico a preferire l'allattamento artificiale. Queste includono:
·
Promozione del latte per bambini al personale medico: Nestlé sa
che, persuadendo il personale medico a raccomandare il suo latte, ottiene un
appoggio determinante. Ciò è molto più efficace che convincere le madri singolarmente.
E il prezioso tempo dei medici viene sprecato in visite di rappresentanti di
vendita. La Nestlé inoltre distribuisce informazioni tendenziose ai medici:
queste sono le uniche che molti riescono a ricevere.
·
Pubblicità negli ospedali: praticamente tutte le madri possono
allattare al petto se vengono loro forniti i giusti avvertimenti ed aiuti. Ma
la loro fiducia verso l'allattamento naturale è minata dall'aggressiva pubblicità
del latte in polvere. La pubblicità del latte per bambini nelle corsie o attraverso
la distribuzione di volantini negli ospedali, implica inoltre la complicità
del personale sanitario.
·
Pubblicità Follow-on Milks" (latti per lo svezzamento): I Follow-on
Milks sono giudicati dall'Assemblea Mondiale per la Sanità come "non
necessari" e non salutari per i bambini sotto i 6 mesi. In molti paesi
la Nestlé mette la sua etichetta e pubblicizza il suo "latte per lo svezzamento" per i bambini a partire da 4
mesi.
·
Disorientamento delle madri e del personale medico: chiamando
e confezionando il suo latte per lo svezzamento nella stessa maniera in cui
chiama e confeziona il latte in polvere. In Pakistan, ad esempio, il latte per
lo svezzamento viene spesso prescritto per i neonati.
·
Influenze sui governi che vogliono proteggere l'allattamento al
petto per legge. La Nestlé è una multinazionale molto potente e riesce ad esercitare
un'influenza considerevole sui governi. La pressione esercitata dalle società
per il latte in polvere ha ritardato e indebolito la legislazione da parte di
molti governi e ha convinto le altre compagnie che l'industria può regolarsi
indipendentemente dalla legislazione dei governi.
Perché
proprio Nestlé? Nestlé, la multinazionale più potente del mondo nel campo
agro alimentare, vende il 25% dei suoi prodotti nel Sud del Mondo e ccontrolla
circa il 35-50 % del mercato globale del cibo per bambini, indirizzando tendenze
di marketing che influenzano le altre ditte.
Nestlé ricorre a irresponsabili tecniche di marketing più spesso di ogni suo
concorrente.
Identikit
della multinazionale
Il
colosso elvetico è sbarcato nel nostro paese nel 1913 costituendo la società
Henri Nestlé e ha costruito il suo primo stabilimento tricolore nel 1924 ad
Abbiategrasso, dove produceva latte condensato e farina lattea. Il salto di
qualità è arrivato nell'88, con l'acquisizione dalla Cir di Carlo De Benedetti
della Buitoni-Perugina per circa 1600 miliardi di lire. La seconda accelerazione
italiana è arrivata indirettamente al termine della battaglia per il controllo
della Perrier con la famiglia Agnelli. L'azienda svizzera si trovò in portafoglio
(oltre alla fonte Sant'Antonio, rivenduta nel '94) i marchi di acqua minerale
Vera, San Bernardo e una quota della Compagnie Financiere du Haut-Rhin (Cfhr).
Nel dicembre '97, attraverso il gruppo Perrier-Vittel, Nestlé ha acquisito il
100% di questa compagnia finanziaria, e di conseguenza ha acquisito il gruppo
San Pellegrino-Garma (Sanpellegrino, Levissima, Recoaro, Pejo, Fiuggi, Panna,
Claudia e San Bitter). Ora la multinazionale controlla circa il 25% del mercato
italiano di questo settore.
Nel
luglio '93, con la prima tranche della privatizzazione, relativa ai surgelati
e ai dolci del gruppo Sme, la Nestlé aggiunge alla sua ricca tavola i marchi
Motta, Alemagna, La Cremeria, Antica Gelateria del Corso, Maxicono, Surgela,
Marefresco, La Valle degli Orti, Voglia di pizza e Oggi in Tavola. L'acquisizione
di Italgel, il cui pacchetto di controllo (62%) è costato 437 miliardi di lire,
fa salire il fatturato della divisione italiana a 3765 miliardi di lire
e consente alla multinazionale svizzera di entrare, anche in Italia, nel panorama
dei gelati e dei surgelati. Infatti, secondo un vecchio patto tra multinazionali
alimentari, al colosso di Vevey fu assegnato il diritto di sfruttamento del
marchio Findus in diversi paesi europei ma non in Italia dove è tuttora in mano
alla concorrente Unilever.
Nel
nostro paese il gruppo svizzero conta 24 stabilimenti con circa 7 mila dipendenti
e controlla, oltre a quelli già citati, i marchi Smarties, Kit Kat, Galak, Lion,
Crunch, After Eight, Quality Street, Rowentree, Cailler, Toffee, Polo, Fruit
Joy, Orzoro, Latte condensato e cioccolato Nestlé (dolci), Nestea, Beltè, Spumador
(bevande), Vismara, King's (insaccati), Sasso (olio), Berni (conserve), Locatelli,
Mio, Fruttolo, Fiorello (latticini), Pezzullo (pasta), Maggi (cucina generale),
Friskies, Buffet (cibi per animali) e naturalmente il famigerato latte in polvere
per neonati Nidina e i boicottati Nesquik e Nescafè (autentici portabandiera
della multinazionale elvetica). Dopo i grandi acquisti negli ultimi anni la
Nestlé italiana sta riorganizzando la sua presenza, vendendo marchi non ritenuti
strategici e razionalizzando le produzioni.
A
livello mondiale la Nestlé contende il primato nel settore agro-alimentare a
Philip Morris e Unilever ed è presente in 66 paesi con più di 500 fabbriche,
210 mila addetti e un fatturato '94 di 56.8 miliardi di franchi svizzeri (circa
70 mila miliardi di lire) così ripartiti: 28% bevande, 27% prodotti a
base di latte e dietetici, 26% prodotti alimentari diversi, 14,5% cioccolato,
4% medicinali. Secondo gli analisti il prossimo obbiettivo della campagna acquisti,
è già ben delineato.Infatti dopo aver ceduto alcune partecipazioni nella cosmetica
alla parigina L'Oreal, il vorace gruppo svizzero sembra da mesi mostrare notevole
interesse sia nei confronti del colosso americano Cpc international (quella,
per intendersi, delle zuppe Knorr) sia verso la divisione cibo per animali di
Quaker Oats in Europa.
La
fenomenale ascesa della Nestlé è da inquadrare in un processo da tempo in corso
in molti paesi: il passaggio da un'industria alimentare locale e regionale ad
una sovranazionale. Diversificazione geografica, forti disponibilità finanziarie,
promozioni aggressive dei propri marchi consentono a poche multinazionali di
colonizzare una fetta sempre più vasta del mercato a scapito delle piccole e
medie imprese che si muovono in un'ottica nazionale.
Come
ogni multinazionale, la Nestlè tiene molto alla sua immagine ed è proprio facendo
leva su questa componente non secondaria che il boicottaggio può avere successo
su questo gigante dai piedi d'argilla. Il gruppo svizzero non può infatti non
essere seriamente preoccupato dall'approvazione da parte della Chiesa d'Inghilterra
del boicottaggio della Nestlè, in seguito al quale, le vendite di Nescafè nel
Regno Unito (che costituiscono approssimativamente un ottavo delle vendite totali)
sono diminuite del 3%. Se la Chiesa Anglicana deciderà di disinvestire le proprie
azioni Nestlè, pari a 1,4 milioni di sterline, la campagna riceverà un impulso
ancora maggiore. Del resto la contrazione del fatturato dell'1,2 registrata
dalla Nestlè nel '94 dovrebbe indurre il gruppo svizzero a rivedere la propria
politica a livello mondiale per la promozione di latte per neonati. Questa contrazione
è infatti dovuta principalmente al calo delle vendite negli Stati Uniti e nel
Regno Unito, paesi dove il boicottaggio è stato portato avanti con maggior vigore.