Orchestra Arabo Andalusa

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22 luglio 2002 - ORE 21.30
ORCHESTRA ARABO-ANDALUSA DI TANGERI
Parco Villa Raimondi - INGRESSO LIBERO

ORCHESTRA ARABO-ANDALUSA DI TANGERI

ORCHESTRA ARABO-ANDALUSA DI TANGERI 
Dir. Jamal Ouassini.

Con:

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Esti Kenan Ofri (Israele) - voc.

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Younes Chadigan (Marocco) - voc.

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Stefano Albarello (Italia) - voc.

Orchestra composta da:

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Mohammed El Mortaji - violino

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Rabia Abdeslam - violino

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Mohammed Berrak - viola

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Mohammed Hajjaj - oud

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Abesselam Naiti - qanoun (cetra a 24 corde triple)

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Ismail Idrissi - rebab

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Mokhtar Berech - percussioni

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Mohammed Agdour - percussioni

A partire dal 711, anno in cui inizia l'occupazione degli arabi della Spagna meridionale allora facente parte del regno visigoto, si dà inizio a una nuova era che riguarda tutti i campi della scienza e della cultura e, per la prima volta nella storia, la regione meridionale della penisola iberica chiamata Andalusia (la parola al andalus pare significhi in arabo "terra dei Vandali") divenne esempio unico di tolleranza, scambio e convivenza tra le culture musulmana, ebraica e cristiana, originando una cultura di fusione che ancora oggi è riconoscibile in moltissimi ambiti, da quello architettonico, scientifico e medico a quello artistico e quindi anche musicale. Questo progetto artistico prende spunto e energia dall'esperienza di questo periodo storico fondando le proprie radici negli elementi comuni che cultura musicale araba, cristiana e ebraica hanno mantenuto in questo millennio, come augurio e speranza che anche il millennio che si sta per aprire possa prendere energia da questa esperienza.

ORCHESTRA ARABO-ANDALUSA DI TANGERI

IL CONCERTO

Il nodo centrale di questo concerto è la musica andalusa. Oggi nei paesi arabi, quando si parla di musica andalusa, non si fa riferimento alla musica spagnola praticata in Andalusia (e cioè il flamenco che pur risente di influenze della tradizione musicale araba), ma piuttosto al patrimonio musicale sviluppato nel periodo citato in quel luogo e trasmesso fino al giorni nostri in forma orale. Paradossalmente la musica andalusa, quindi, non è assolutamente suonata in Spagna, ma piuttosto fa capo alle scuole di Fes, Meknes, Tetuan e Tangeri nate dopo il ritiro degli arabi dalla penisola iberica. 
L'orchestra esegue brani dalla nouba Raml El Maya, la nouba caratteristica dell'Orchestra di Tangeri. Raml El Maya è una nouba che per il maqam (modo arabo) utilizzato, la costruzione formale e linguistica si presta all'inserimento di altre esperienze musicali non arabe quali in questo caso, il repertorio sefardita di Esti Kenan Ofri il repertorio medievale cristiano di Stefano Albarello.
La nouba è un insieme di parti, cantate, solistiche o corali, e strumentali che si alternano secondo un preciso ordine.
Una nouba può durare più di sei ore, in questo caso vengono utilizzati solo alcuni frammenti scelti di modo che la voce di Younes Chadigan si possa alternare a quella di Stefano Albarello e a quella di Esti Kenan Ofri.
L'arrangiarnento, curato da Jarnal Ouassini, lascia, quindi, momenti liberi che permettono ai tre cantanti di evidenziare l'incontro delle tre culture e la loro radice comune. Il tutto è sostenuto dall'accompagnamento orchestrale, nel quale intervengono improvvisazioni di strumenti solisti.
Il concerto risulta quindi come un collage di brani di diversa provenienza dal repertorio sefardita alle Cantigas de Sancta Maria. Nonostante ciò quello che stupisce è invece l'emergere di una profondo effetto di continuità.

L'Orchestra Andalusa di Tangeri è considerata tra le orchestre più prestigiose e note per quanto riguarda il repertorio delle Nouba Andalusa. 
Fanno parte dell'orchestra musicisti - tra cui citiamo il violinista Mohammed El Berrai - noti in diversi paesi del mondo quali il Giappone, la Russia, gli Stati Uniti, la Francia e la Spagna. Da ricordare il grande successo discografico in collaborazione con il cantaor andaluso Lebríjano. Per il progetto Incontro a Tangeri sono stati invitati tre cantanti di origini e culture diverse: 

STEFANO ALBARELLO

Stefano Albarello dal 1985 si occupa di musica antica approfondendo oltre il campo musicologico, la prassi del canto (con particolare riguardo ai repertori sacri) e degli strumenti a pizzico medievali, rinascimentali ed arabi. Opera da anni nel concertismo come solista e direttore di insiemi ha lavorato con Sergio Vartolo, Renè Clemencic, Nigel Rogers, collaborando con la Cappella Musicale di S. Petronio ed il Clemencic Consort. Ha partecipato come solista ad oratori ed opere barocche tra cui: La Rappresentazione di Anima et di Corpo di E. Cavalieri e L'Assalone di G. P. Colonna diretti da Sergio Vartolo. Ha eseguito incisioni discografiche per RCA, Opus 111, Symphonia, Tactus, Dynamic e Bongiovanni. Dal 1988 è direttore dell'Ensemble Cantilena Antiqua con la quale svolge attività di ricerca, incisioni discografiche e concerti su repertori medievali in prima esecuzione. Vincitore del Premio Carducci 1991 per l'attività artistica, ha collaborato alla realizzazione di colonne sonore per il teatro e il cinema tra queste il film I Picari diretto da Mario Monicelli.

ESTI KENAN OFRI

Nata in Italia, Esti Kenan Ofri vive e lavora a Gerusalemme. Ha studiato danza e musica in Israele e coreografia a New York Nel 1988 Luciano Berio ha scritto appositamente per lei la parte principale di Ofanim. Nel 1990 ha cantato a Bologna come protagonista nell'opera di Fabio Vacchi Il Viaggio. Nel 1992, con il patrocinio del Museum of Jewish Diaspora di Tel Aviv, ha collaborato con i compositori Betty Olivero e Oded Zehavi nella registrazione del CD Juego de siempre, una antologia di canti ebraico-spagnoli. Nello stesso anno canta con Placido Domingo e l'Orchestra Filarmonica d'Israele Passion Sephardi di Noam Sheriff, per il 500° anniversario dell'espulsione degli ebrei spagnoli. Nel 1993 scrive la coreografia e la musica di A la Nana y a la Buba per l'Imabal Ethnic Dance Theatre, una rappresentazione basata su ninne nanne Sefardite. Dal 1994 fa parte con il percussionista Oren Fried del Duo Kol-Tof.

YOUNES CHADIGAN

Younes cresce musicalmente a Tangeri. Sin da tenerissima età frequenta il Centro Culturale dell'Orchestra di Tangeri. E' qui che viene in contatto con la tradizione della musica Arabo-Andalusa: grandi maestri ed interpreti come chekh Ahmed Zaitouni - noto in Europa per aver pubblicato una raccolta sulla musica Arabo-andalusa - e il violinista Mohammed el Berrak gli insegnano il repertorio delle Noube Andaluse. All'età di dodici anni è già un noto cantante che si distingue soprattutto per l'esecuzione del repertorio sacro musulmano partecipando ai concerti dell'Orchestra Nazionale della Televisione di Stato Marocchina. Inizia negli stessi anni lo studio del pianoforte e del canto presso il Conservatorio Statale di Tangeri. Successivamente entra a far parte come cantante solista della celebre Orchestra Arabo-Andalusa di Tangeri Con quest'ultima gira tutto il mondo: Spagna, Francia, Egitto, Giappone e per ultimo Italia.  In Italia si è esibito per la prima volta nello scorso anno durante la prima tournèe italiana dell'Orchestra di Tangeri a Firenze, Verona e Reggio Emilia. 

ORCHESTRA ARABO-ANDALUSA DI TANGERI

Per informazioni: Associazione Shéhérazade - Altri&venti. (Luciano Bertrand). Via del Guazzatoio 13 - 42100 Reggio Emilia (Italy). Phone +39 0522 438042, fax +39 0522 401791. E-mail: altrieventi@sheherazade.it 

* http://assosheherazade.free.fr/ *
* http://www.ejn.it/mus/tangeri.htm *
* http://www.altrieventi.com *
* http://www.sheherazade.it *

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L'ARENA - Mercoledì 24 Luglio 2002 - Musica delle radici. Raffinato concerto dell'Orchestra di Tangeri. Pubblico diviso: curioso e maleducato. Un ritorno all'«età dell'oro ». Flash sull'antica Andalusia dove cantavano Cristiani, Ebrei e Arabi.
di Giampaolo Rizzetto.

Iniziamo dal pubblico per questo penultimo concerto della rassegna «Musica delle radici». Pubblico che ha preso letteralmente d'assalto il parco di Villa Raimondi di Nogara (circa mille spettatori) ma che progressivamente si è sfaldato in due tronconi: i curiosi e i maleducati, quelli che conoscevano esattamente i contenuti della serata e quelli che l'avevano confusa (per scarsa informazione) con un bivacco andaluso di flamenco e con un mondano appuntamento folkloristico di musica finta... latinoamericana. Legittima contrapposizione quella vista lunedì sera a Nogara, ma non certo legittima, in una società che si dice civile e democratica, la mancanza di rispetto nei confronti del gruppo monumento che si esibiva sul palco e di quanti effettivamente volevano vedere lo spettacolo. Ci si può alzare, abbandonare rapidamente la sedia, ma ascoltare i nevrotici ronzii dei cellulari, le amenità pseudointellettuali di chi ti sta dietro o le mamme che, con il bimbo che frigna, parlano ad alta voce dell'ultima moda e delle vacanze «esotiche» e i papà che «pur di sfuggire al tormentone nouba sognano soltanto deliziosi risotti e procaci fanciulle...», questo è davvero troppo. Detto questo, veniamo all'Orchestra arabo-andalusa di Tangeri, diretta con mano felice dal «nostro» Jamal Ouassini, ad un ensemble di dieci strumentisti e tre voci (l'italiano Stefano Albarello, l'israeliana Esti Kenan Ofri e l'arabo Younes Chadigan) che chiunque vorrebbe avere in casa, senza andare dallo psicanalista per farsi curare dalla depressione e dalle turbe mentali, e a un suono che apparentemente 
sembra semplice e ripetitivo ma che in realtà ha una tale ricchezza di ritmi alternati, di improvvisazioni micidiali e di strofe in divenire da far impallidire i guerrieri più radicali del jazz. Ed è giusto che sia così. Perché lassù, tra luci discrete e professionalità ai limiti della religiosità, non c'è solo una poesia in note che racconta i banali, eterni temi dell'umanità (Dio, l'amore, la natura, la fatica quotidiana, l'esilio, etc.); non c'è solo il sottile intrigo del sacro e profano, della spiritualità e sensualità, del misticismo del Profeta Mohammed e dei dolori della Vergine Maria o della ricerca epicurea del piacere. C'è soprattutto un meraviglioso affresco (e Jamal Ouassini l'ha ribadito più volte durante lo spettacolo), che parla di pace e di convivenza, di un'età dell'oro durata otto secoli in Andalusia (dall'VIII secolo al 1492) e realizzata da Cristiani, Arabi e comunità di Ebrei Sefarditi e di un repertorio musicale che conosce tre etnie ma un'unica emozione: la serenità che diventa nostalgia, l'ardore che si trasforma in saggezza, il piacere che si placa nei solchi della malinconia. Un concerto, onestamente, difficile, un diario lirico, ricco di immagini allegoriche e di fulminanti metafore, uno scrigno aristocratico, infine, «dove non si corre unicamente - parole del grande scrittore Tahar Ben Jelloun - sulla pazzia e sullo stordimento dei sensi ma dove si discute sui fremiti della modernità e dell'integralismo, su una donna umiliata da cinque uomini e su una maga dal volto grifagno, capace di rasserenare un ebreo, un cristiano e un arabo...». Serata, dunque, magica a Villa Raimondi, anche se disturbata da troppi brusii, ma ancora una volta fortemente voluta dall'assessore alla cultura e vicesindaco Vittoria Di Biase. Tutto questo, però, non conta: quando un giorno i signori che hanno disturbato leggeranno lo «Specchio delle falene» del maestro Tahar Ben Jelloun o avranno la possibilità di ascoltare le migliaia di orchestre arabe-andaluse fuori dai lussuosi «residence» di Fez, Tetouan, Oujda, Tlemcen, Tunisi, Tripoli o Tangeri, ripenseranno a Nogara. A quella «nouba» che in un momento irripetibile della storia alza gli occhi al Profeta, a Dio e alle sofferenze della Vergine Maria e non vede assolutamente i colori della pelle. A quella «nouba», infine, dell'VIII secolo che, come il rock, il jazz, la canzone d'autore, la musica classica e gli euforici stili di una discoteca, ci ricorda ancora oggi una cosa: la fragilità dell'universo e dell'umanità. Come dice l'epos «Rami El Maya», vi salutiamo così: «El horm»! Ovvero: che lo spirito divino vi protegga. 

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