L'ultimo desiderio

Sceneggiatura di A. Errico

 

 

Will: La vuoi smettere?

Pomps: Quattro miliardi, trecento milioni, quattrocentomila, duecentomila e dodici… e tredici

W: Ehi, silenzio. Lasciami dormire

P: Scusa, stavo contando le stelle

Jack: Guarda che per addormentarsi bisogna contare le pecore

P: E me le trovi tu le pecore in questa cella?!

W: facciamo silenzio

J: Pss (gli fa segno di avvicinarsi) ti racconto una favola. La sai quella del lupo che va da Cappuccetto Rosso e nel bosco mette la zampa in una tagliola e muore dissanguato?

P:No

J: Ah, non la conosci? allora te ne racconto un’altra. C’era una volta una brutta prigione. Nella cella più alta, vicino al cielo, c’erano tre detenuti nella loro ultima notte. L’esecuzione era prevista all’alba. Uno dei tre, il più cretino, stava contando le stelle per prendere sonno, ma non ci riusciva, allora l’altro condannato, il più intelligente, gli raccontò la favola di tre condan… ztzz  condan…ztztzzz…zzz …zzz..

P: Eh si, buonanotte!

X: Questo matrimonio non s’ha da fare

P: Come, scusi?

X: Né oggi, né domani, né mai

P: chi è lei?

X: Io sono il Nibbio, un bravo

P: E che ci fa qui?

X: (si guarda intorno e capisce): scusi, ho sbagliato film. Arrivederci.

W: La vogliamo smettere? tutti e due sempre a ciancicare come le zitelle; ma che c’avrete da dire?!

P: Senti, Will, la conosci la favola di Cenerentola che si sposa il lupo ma poi perde la scarpa nella tagliola?

W: E vabbè, oggi non si dorme

P: Hai tutta una vita  per dormire

W: Si, la vita eterna. Passami la bottiglia, va !(beve). Phuaa, che schifo: ma cosa bevi?

P: E’ aceto: per il dente cariato

W: Scrivicelo sopra, almeno!

P: E io non so leggere!

W: Gli altri si

P: Ma la bottiglia è mia!

W: (lo guarda tra il compassionevole e l’interrogativo) io non ti capisco. Non ti capirò mai? Hai provato ad andare da u no psicanalista?

P: Si. Anni fa. Avevo sognato che Hitler era circonciso. Un’altra volta sognai che Freud stava sognando Jung. Decisi di contattare uno strizzacervelli. Gli appuntamenti erano settimanali. Raccontavo tutti i miei sogni. Alla quarta seduta si è suicidato. Senza rilasciarmi la fattura. Meno male che non si è ucciso sotto i miei occhi, sai: il sangue mi fa orrore.

W: E come è morto?

P: Si è impiccato alle mie spalle

W: Allora non hai mai ucciso nessuno?

P: (spavaldo) Sììì, e mo’ stavo qui! Una volta, uccisi una mosca

W: Ah, ah, ah

P: Cazzo ridi? Pesava due tonnellate

W: E perché l’avresti uccisa?

P: Russava

W: Ma va a dormire, va

P: Ho perso il conto delle stelle

SILENZIO

W: (sdraiato supino) Se non hai ammazzato nessuno che ci fai qui dentro?

P: Mi hanno beccato per le nuove leggi sulla pubblica sicurezza

W: Cioè?

P: Mi puzza l’alito

W: Ah. SILENZIO. Com’è morta la mosca?

P: Le ho parlato chiaro: l’ho fissata per alcuni secondi e ho detto: smettila di russare. Lei ha rantolato, ha strabuzzato gli occhi ed è crollata a terra

W: Strano: sarà che l’aria di qui puzza più della tua bocca, ma mi sembri vittima di un errore giudiziario. Ce l’hai una moglie?

P: No

W: Meno male

P: Perché?

W: No, perché ste donne poi soffrono quando restano vedove!

P: No, no: niente di questi problemi. Io vivo da solo

W: E che fai?

P: Quando?

W: Quando sei da solo!

P: Ah, gioco a nascondino

W: Interessante. Poi?

P: Poi gioco a solitario

W: E chi vince?

P: Purtroppo ho perso metà del mio patrimonio a quel gioco maledetto. Ora però ho chiuso: non mi piace approfittare delle mie debolezze!

W: (guardando J) Guardalo lì, come dorme!

P: Poveraccio, lasciare così gli studi: è un peccato

W: Ma c’avrà quarant’anni almeno!

P: E’ un universitario di lungo corso

W: Sta all’università?

P: Si, lui sta all’università come il giorno sta alla notte

W: E per vivere che fa?

P: Dipinge quadri e scrive poesie

W: Certo, di poesie non si campa. Ancora ancora un pittore si arrangia: un quadro ogni tanto si compera per coprire un buco nella tappezzeria

P: A proposito, non mi hai detto perché sei qui

W: Stupri, omicidi, spaccio. In più mia moglie mi ha denunciato per abbandono delle tette coniugali

P: Come mai?

W: Una biondina tutta pepe. Che mi ha denunciato per violenza carnale

P: E magari lei ti ha provocato

W: E in più ci stava, mi ha detto “si”

P: A quale domanda?

W: Le ho chiesto se fosse una donna

P: E allora?

W: E allora l’ho amata con impeto improvviso: a bruciapelo!

P: Omicidi niente?

W: Come no: mio cognato, commerciante. Una coltellata nella gola e via!

P: Motivo?

W: Mi aveva venduto un negozio ben avviato..

P: (interrompendolo) Eh, ma sei un maniaco allora!?

W: Ben avviato al fallimento e non ci ho visto più dalla rabbia(si accende una sigaretta) vuoi?

P: Ho smesso

W: Quando?

P: Ieri

W: Come hai fatto?

P: Ho finito le sigarette!

W: E non c’hai qualcuno che te le porti, anzi qualcuna?

P: Eh ragazzo, tu non sai quante donne mi perseguitano perché non possono fare a meno del mio sesso !

W: Quante?

P: Nessuna, porca di quella maiala…

W: Ah!

P: Eh! L’ultima volta che sono stato in una donna è stato quando sono nato

W: Ora mi spiego i bicipiti ben sviluppati

P: Il destro soprattutto

W: Tipico degli sport asimmetrici

P: Si, anni fa giocavo a scacchi

W: Poi? Smesso?

P: Si, per varie fratture ossee

W: Cioè?

P: Tra una mossa e l’altra mi addormentavo e cadevo sulla scacchiera. Una volta mi sono fratturato il setto nasale, un’altra volta lo zigomo destro e un’altra il mento

W: Ora che sport pratichi?

P: Il rugby

W: (verso J) Oh, sveglia: guarda che luna

J: Per cortesia un po’ di rispetto per un condannato a morte

W: E parla come mangi!

J: Sto a digiuno

W: Allora scegli: o non parli o stai zitto

P: Scegli la terza

(W e J lo guardano compatendolo)

W: Dai qua(prende un libro e si allontana)

P: Senti Jack, non ho ancora capito la causa della tua condanna

J: E come avresti potuto?

P: Beh, non sono intelligentissimo, però mi difendo

J: Non in quel senso: non te l’ho mai detto

P: Ah, ecco perché non me lo ricordavo!

J: (si avvicina all’orecchio di P)ho rubato l’arcobaleno!

P: E poi?

J: Non basta?

P: No, e poi cos’hai fatto?

J: L’ho messo nei miei quadri

P: Hai fatto un sacco di soldi?!

J: Neanche un lira: io dipingo in bianco e nero! Mi sono dato da fare per venderlo al mercato dell’usato, ma mi hanno arrestato per truffa

P: Come truffa??!

J: Era spiovuto da poco e se ne vedeva un altro: il mio lo hanno considerato falso ed eccomi qua

P: Che culo!

J: Che fai, sfotti?

P: Non te: quella del braccio femminile che è passata ora

J: E tu la vedi adesso, con le ossa scricchiolanti e la pelle rattrappita. Dovevi vederla da giovane

P: Bellissima?

J: Faceva ancora più schifo!

W: Cosa ne capite voi di donne?!!?

J: Stzsts, ha parlato il raffinato!

W: Un giorno o l’altro ti ammazzo

J: Io muoi prima

W: Ringrazia il cielo

Sec: Ragazzi, smettetela o chiamo il direttore

P: Si, si, non si preoccupi: stavano scherzando.(rivolto ai due compagni di cella)Oh, finitela!

J: Che vuoi capire tu di donne. La donna è l’alfabeto dell’Universo, la spina dorsale dei nostri pensieri, il talento che mai raggiungeremo

W: Scusa, chi te lo vende questo fumo così potente? Stzts, le donne: non le conosci proprio

P: Per te qual è quella ideale?

W: Mah, ti dirò: non mi interessa che sia ricca, mi basta che abbia molti soldi e che sia bella dentro…le mutande! Ah ah ah

J: Rozzo

W: Ripeti quello che hai detto, se hai coraggio

J: Quello che hai detto se hai coraggio!

P: Ragazzi, adesso basta veramente(cambia velocemente discorso) Will, di che parla quel libro?

W: Non l’ho capito: è senza figure!

P: Il titolo?

W: Agricoltura Medievale su Marte

J: Ci deve essere un errore

P: Quale?

J: Nel Medioevo, su Marte, non c’erano agricoltori, ma abilissimi pastori

P: Sarà stato un errore di stampa! Accidenti(guardando Will che si rimbocca le maniche), che cos’è quella cicatrice?

W: Souvenir dell’Africa

P: Qualche ragazza con gli artigli?

W: No, guerriglia

J: Mercenario?!

W: Mah, non so: piazzavo le mine per conto del governo

P: E poi, quando è finita la guerra?

W: Ho sminato quei territori per conto dell’ONU

J: (gli salta addosso) sei uno sporco bastardo, assassino(si azzuffano)

P: Secondino, secondino, chiami il direttore

Dir:(entrando) ragazzi, è il vostro ultimo giorno qui dentro

P: Perché hanno fatto l’amnistia?

Dir: No, vi fucilano domani!

P: Ah, già!

Dir: Perciò state attenti: se rispetterete il codice di comportamento filerà tutto liscio, altrimenti vi sbatto in galera, chiaro?

J,P,W: Sissignore

Dir: Buonanotte

J;P;W: A lei

P: Senti Jack, siedi qui. E tu, Will, vai alla finestra

W: Si, non mi siedo vicino a chi ha la puzza sotto al naso

P: Lascialo perdere, non ci pensare. Parlami di te. Prima che arrivasse lui mi stavi dicendo dei tuoi studi

J: Si, stavo preparando la tesi di laurea in Storia del Vento. Poi sono finito qui

P: Coraggio, coraggio: Appena esci ti rifarai una vita. Ce l’hai un progetto, no? Quali sono le tue aspirazioni?

J: Cocaina

P: Beh, potrai inviare il tuo curriculum a chi cerca grafici pubblicitari. E’ un mestiere molto richiesto.

J: L’ho percorsa già quella strada: non mi assumono per mancanza di esperienze lavorative

P: E allora apriti uno studio da pittore. Sai le modelle che verrebbero a farsi dipingere! Magari poco vestite(ammicca)

J: Non è un problema di estetica: è che le donne sono sfuggenti

P: Ma ce l’avrai avuta una ragazza, no?

J: Più d’una. L’ultima mi ha lasciato perché l’arcobaleno non l’avevo regalato a lei. E poi la nostra relazione era basata su tre certezze, ed erano tutte sue!

P: Anch’io avevo una donna, bella, bellissima: la fine del mondo

J: La fine del mondo non è bellissima!

P: Per dire! Ho vissuto attimi stupendi. Passeggiavamo pomeriggi interi nei cimiteri, nel giardino affianco alla discarica

J: Quello che costeggia la palude!?

P: Proprio quello. Andavamo a parlare al tramonto dal terrazzo della distilleria abbandonata

J: Quale?

P: Quella radioattiva

J: E’ sigillata!?!

P: Avevamo trovato un varco nella rete di recinsione

J: Poi?

P: Un giorno mi ha detto che non poteva vivere senza di me

J: E tu?

P: Anch’io le dissi che non potevo vivere senza di me

J: Scommetto che vi siete sposati!

P: Mi ha lasciato per un altro

J: Ahiaiai

P: Uno molto in alto

J: Eh, il fascino del potere. Magari con lui si è sposata?!

P: Diciamo di si. Ha cambiato pure nome

J: Se mi dai l’indirizzo, quando esco vado a parlarle, così, giusto per capire chi abbia perso un’occasione tra voi due

P: Non so se sta ancora nel convento delle Carmelitane qui sull’eremo, quello del bosco

J: (lo guarda con occhi interrogativi) Senti, Pomps, sei stato molto tempo al sole?

P: Non amo l’abbronzatura

(entra Padre Giorgio): La pace sia con Voi 

J,P: E con il tuo Spirito

P.G.: Fratelli, sono venuto a portarvi i conforti religiosi in quest’ora di grande dolore, ma domani vedrete la luce

P: (a J) Non ci mettono la benda?

J. Non so

P.G.: La luce che illumina le menti e indica il cammino

J: Padre Giorgio, vorrei confessarmi

P.G.: Eccomi figliolo. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Da quanto non ti confessi?

J: Non me lo ricordo

P.G.: Quali sono i peccati da cui ti vuoi liberare?

J: Padre, ho ecceduto nell’ira

P.G.: Come?

J: Ho denunciato il mio vicino di pianerottolo

P.G.: Perché figliolo?

J: Mi disturbava con la musica

P.G.: Cos’aveva lo stereo ad alto volume?

J: No, suonava

P.G.: Che strumento?

J: La tromba delle scale

P.G.: Ma figliolo, la musica è un mezzo che avvicina a Dio, non essere intemperante e cerca di riconciliarti col tuo vicino

J: Poi, Padre, ho un peso sulla coscienza

P.G.: Sono tutto orecchi

J: Sono responsabile della morte di mio nonno

P.G.: Quel che dici è grave, figliolo; spiegati meglio

J: Mio nonno è stato ucciso da una sciagura televisiva mentre io ero fuori a divertirmi

P.G.: Lo hai detto al giudice?

J: C’è stato il processo. Sono stato condannato soltanto a non rinnovare il canone TV. Ma io mi sento questo nodo in gola

P.G.: Sei perdonato figliolo. Il tuo pentimento è sincero. Recita un “Padre Nostro” e un “L’Eterno Riposo”

J: A proposito padre, una domanda

P.G.: Dimmi

J: Ma Giuda era un pentito o un dichiarante?

P.G.: Recita anche cinque “Salve Regina”

J: Avrei ancora una domanda, padre

P.G.: Ti ascolto, figliolo

J: Ma nell’acqua Santa ci sono i batteri?

P.G.: Recita anche trenta “Ave Maria” e adesso le domande le faccio io. Come va con i piaceri della carne?

J: Soltanto la domenica

P.G.: Come, ti vedi con qualcuna proprio nel giorno del Signore?

J: No: mangio la bistecca!

P.G.: Ah, allora dovrai dire settecentonovantadue “Gloria al Padre”. Ego te absolvo in nomine Patri et Filii et Spiritus Santi. Amen

J: Amen. Grazie Padre

P.G.. Chi si vuole confessare?

P: Ho già fatto tutto col giudice

P.G.(a Will) E tu, figliolo?

W: Non c’è bisogno: io sono innocente

P.G.: Ma figliolo…

J: Non insista Padre

P.G.: Il Signore perdoni i vostri peccati. Buonanotte

P: Notte

J: Arrivederci (rivolto a Will) ma chi ti credi di essere, Dio?

W: Non ancora

J: Sei proprio un gran figlio di puttana

W: Giovane, moderiamo i termini: queste cose non me le dice neanche mia madre!

P: Ragazzi, ragazzi, state calmi: è inutile azzuffarsi ora. Tanto domani saremo tutti e tre distesi e senza respiro

W: Stzts, se qualcuno vuole mettermi nella tomba deve passare prima sul mio cadavere!!

J: Neanche per la morte c’hai rispetto?

W: Guarda che io ho ucciso perfino mio cognato Salvatore

P: Quello del negozio?

W: No, questo era il becchino del paese

P: E perché lo hai ammazzato?

W: Quando giocava a carte barava. Dopo il suo assassinio tutti avevano paura di me, infatti il povero Salvatore si dovette seppellire da solo

P: E come hanno fatto per la foto sulla lapide?

W: Ha lasciato la testa fuori

J: Allora sei proprio un assassino (sta per saltare addosso a Will ma Pomps lo blocca)

P: Fermo, fermo, non ti innervosire. Calmati

J: Arg, arg ah (concitato e nevrotico) ah, la gamba non mi risponde

P: Prova a cambiare domanda

W: Tutta scena, solo scena perché ha paura di Will, il grande Will, il numero Uno

J: Pomps, Pomps, prendi le pasticche nel mio armadietto

P: Quali?

J: Quelle nella scatola gialla

P: Ecco, tieni. Un momento Jack, che c’è scritto qui, in rosso?

J: (legge affannosamente) Non somministrare questo medicinale ai bambini al di sotto del metro e ottanta. Se il sintomo persiste consultate il becchino

W: Ah, ah, allora domani glielo dici di persona a Salvatore. E mandaci pure i miei saluti

P: Ma sei veramente uno stronzo! Non ce l’hai un cuore?

W: L’ho regalato a una donna perché lo tenesse ibernato

P: E muoviti, no! Aiutami a metterlo a letto. Non stare sempre lì impalato

W: Ohi, giovane, ricordati che io accetto critiche da tutti, ma non dagli altri, chiaro?

P: Vabbè, vabbè, ti ho chiesto una mano, non lo vedi che sta male?!

W: Che sia l’ultima volta

(lo mettono a letto)P: Come ti senti, Jack?

J: Un po’ meglio, grazie (si calma il respiro) Pomps, voglio chiederti un favore

P: Dimmi Jack

J: Se dovessi morire prima di domani, vogl

P: (interrompendolo) Ma cosa stai dicendo! Tu scoppi di salute: Domani ti presenterai al plotone d’esecuzione con tanta energia da far impallidire i morti

J: Lasciami finire. Se dovessi morire prima di domani, voglio che al mio funerale non ci sia nessuno e se possibile non vorrei esserci neanch’io. Poi devi dire alla nuova insegnante d’inglese di non venire più a darmi lezioni private di lingua nella cella

P: Non dire così, Jack: tu stai meglio di me e di lui. A proposito, non sarebbe il caso di riconciliarti? Sai, lui è inserito in un giro niente male, ti può tornare utile. E poi, anche se non sembra, è uno che può andare a testa alta

J: Si, quando è eccitato

P: Allora, lo chiamo?

J: Ma si, chiamalo

P: Ehi, Will, vieni qui

W: Che c’è?

P: Stringetevi la mano

W: A questo qui? Ma se è un invertebrato!

J: Come ti permetti: io ho fatto il sessantotto

W: Si? E dove?

J: Sulla ruota di Bari

W: Ah, scusa allora. Qua la mano. E, dimmi, è stato bello?

J: Eh! Me li ricordo ancora i tempi della giovinezza, tra passione e ideologia: avevo più donne di un ornitorinco. Ogni giorno era un’avventura estrema. Pensa: si beveva così tanta birra che si doveva pisciare di sbieco per non fare la schiuma!

P: Com’è che poi ti trattennero al commissariato durante la festa della birra?

J: Era passato un po’ di tempo, gli amici dell’università abbandonavano lo studio della storia per conoscere la geografia delle ragazze; il gruppo si era un po’ sperso e non c’era più quell’atmosfera di baldoria. Andammo alla festa della birra, ma a me non andava di bere molto: al secondo bicchiere me ne andai nello stand dei libri di filosofia orientale e mi azzuffai con uno che provocava. Fui denunciato per ubriachezza modesta!

W: E poi?

J: Si risolse tutto col ritiro della denuncia

W: Comunque, se ti serve qualcosa, io c’ho molti amici in quell’ambiente

J: Adesso che lavoro fai?

W: Mah, sto cercando di cambiare di cambiare mestiere

P: Non sei soddisfatto della tua posizione?

W: Ti dirò: fare il disoccupato è troppo impegnativo. Non hai un minuto libero, sempre di corsa ad occupare il posto al bar, sennò te lo fregano; devi arrivare per primo alla fila della ricevitoria o per leggere il giornale. Sono stressato, non ce la faccio più!

P: Io ho trovato un rimedio allo stress: mi chiudo in bagno e penso. Rifletto.

J: Anch’io passo molte ore in bagno

P: Scrivi, rifletti?

J: No: diarrea!

W: Hai provato col limone?

J: Si, ma non è molto eccitante

P: A proposito di limone: avete letto la notizia di Arpy Tak, il venditore di limoni?

J: No

W: Neanch’io

P: Era un tirkiazzo maledetto

J: Adesso non lo è più?

P: No

W: E’ guarito?!

P: E’ morto!

J: Come?!

P: D’apnea

J: Si è improvvisato subacqueo?!

P: No

W: E’ affogato in una limonata?!

P: No, no: voleva risparmiare l’aria!

J: Ah

P: Per non dire del fratello!

W: Cosa?

P: Cosa?

W: Per non dire cosa?

P: Ah, certo: si è laureato in alcolismo col massimo dei vuoti

J: E ora che fa?

P: Va in tournèe tra osterie

W:(guardando passare un amico nel corridoio)Ciao, ciao

P: Chi era?

W: Il mio compagno di cella fino a qualche ora fa

J: Quanti anni?

W: Ergastolo

P: Perché?

W: Ha ammazzato il tempo

J: Ma dici il tuo compagno Skody?

W: Si

J: è cambiato moltissimo, me lo ricordavo più grasso e con la barba

W: è invecchiato più di altri

J: Stava nella cella di fronte alla mia. Mi ricordo che aveva rimedi per ogni malanno. Curava con le erbe. Una volta avevo l’orecchio otturato e mi consigliò di bruciare un po’ di zucchero e far andare il fumo nell’orecchio

W: Ha funzionato?

J: Si, soltanto che mi è venuto il diabete all’orecchio!

P: Non è grave: basta non sentir parlare di dolci. Brrr ragazzi, che freddo! Non ne sentite? Will, passami quella coperta(si scopre un po’ il polso tendendo il braccio)

J: Cos’hai lì, al braccio?

P: Brutti ricordi. In casa mia ero poco considerato; una volta fui morso da un cane nero. Mi accorsi molto tempo dopo che era mio padre a giocare con le ombre cinesi, anche se la cicatrice si vede ancora.

J: Ragazzi, abbiamo avuto una vita piena e movimentata. Dobbiamo affrontare la morte come un dettaglio, con coraggio. Tanto è solo un attimo.

P: Io sposto l’orologio indietro.

J: Senza paure, come se fosse un sogno.

P: Con la differenza che non ci si sveglia.

J: E chi lo sa?!

W: Ehi, guardalo lì: ciao Walter. E che caspita, neanche il tempo di scambiare due parole.

P: Chi era?

W: Walter, del braccio n.4 .

P: Omicidio?

W: Ha sognato di uccidere la moglie e sta scontando trent’anni; comunque credo che…

Secondino A: Salve ragazzi, è arrivato il grande giorno.

J: Il tempo è scivolato in fretta, anche se non c’è molta luce fuori. Tocca a noi.

Sec.A: Avete diritto ad esprimere l’ultimo desiderio.

P: Io vorrei rivedere mia madre.

Sec. B: Venga nell’ufficio del direttore, cercheremo di rintracciarla. Voi aspettate qua

J: Che fa, sfotte?

Sec B: Poche domande

J: (a W) Quanto mi sta antipatico questo. C’ha la faccia del classico impiegato pubblico che dopo l’ufficio si sveglia e torna a casa

W: Siedi qui Jack, a Nord-Est, dove tramonta il sole

J: Ma che dici?

W: Scusa, ma io non ho studiato: i quattro punti cardinali non sono il mio forte

J: A parte il fatto che sono tre: il Nord e il Sud, poi non c’è bisogno di giustificarti, ormai!

W: Ormai cosa? Appena esco metto su una ditta di eco-mafis

J: Sarebbe?

W: Quella che spara proiettili senza piombo

J: E poi ti arrestano di nuovo

W: E no, stavolta il giro è grosso: se prendono me molti altri tremeranno.

(rientra Pomps piangendo)

J: Che ti è successo, Pomps?

W: E’ commosso per aver visto la madre.

J: Da quanto non la incontravi?

P: 27 anni, 7 mesi, 14 giorni, 8 ore, 22 minuti e qualche secondo.

J: Ed è molto cambiata?

P: Parecchio. Mi ha detto che è orgoglioso di avere un figlio come me.

J: Orgogliosa?!

P: No, no, hai capito bene: è diventata un uomo; si è operata tredici anni fa, 5 mesi e un giorno. Che tristezza, meglio morire.

J: No, no, Pomps, non fare…

Sec. B: Lei, qual è il suo ultimo desiderio?

J: Vorrei vedere per l’ultima volta il sole.

Sec. B: Andiamo.

W: Ehi, Pomps, non fare così. Pensa, io sono nato orfano di madre e mio padre mi ha lasciato crescere dalla nonna. Eppure sono venuto su normale. Tu sei fortunato: avrai un papà e una mamma contemporaneamente.

P: Ma che dici, io volevo…

(Entra subito Jack)

W: Già di ritorno?

J: Oggi c’è l’eclissi.

P: Ah!

Sec. B: Avanti, tocca a lei.

W: Io voglio che la pena sia annullata.

Sec. B: Mh, prenda la sua roba e ci segua.

W: Addio ragazzi!

 

 

PARADISO – cella n.14

P: Ehi, Jack, ti ricordi di Will?

J: Chi, il sopraffino? Sì certo.

P: Chissà dove sarà!?

J: Ha fatto una brutta fine.

P: Morto?

J: Il treno, il treno!

P: Suicidio? Uno spavaldo come lui!?!

J: No, cercava il bagno, e ha aperto la porta dell’ultimo vagone.

P: E poi?

J: E’ stato coinvolto in una sparatoria.

P: Eh, va a finire sempre così !

 



 

 

 

 

 

 

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