Tre mesi di carcere per un manifesto

Comunicato della Federazione Anarchica Torinese, 29 marzo 2012


Mercoledì 29 febbraio. Questa mattina al tribunale il Torino è stata emessa la sentenza nel processo che vedeva alla sbarra due anarchici della Federazione Anarchica di Torino, Maria Matteo ed Emilio Penna. I nostri due compagni sono stati assolti dall'accusa di diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Mario Borghezio. Sono stati invece condannati a tre mesi di reclusione per minacce. Alcuni giornali hanno scritto che la condanna era per le scritte e il manichino con la faccia di Borghezio appeso davanti alla sede della Lega Nord di Torino alla vigilia del 25 aprile del 2009.
Non è così. Maria ed Emilio sono stati condannati per aver affisso un manifesto.
Nel manifesto era scritto: "Ieri camicie nere. oggi camice verdi / Ieri squadracce. oggi ronde / Ieri leggi razziali. oggi leggi razziste / Ieri ebrei e rom. oggi immigrati e rom / Oggi il fascismo ha il volto della Lega / Bossi, Maroni, Borghezio. / a piazzale Loreto c'è ancora tanto posto!".
Secondo il tribunale di Torino che ha emesso la sentenza quel manifesto era una minaccia. Questa sentenza è ben più che una minaccia alla libertà di dire, scrivere e diffondere la propria opinione.
Un ulteriore segno del restringersi progressivo persino delle esili libertà formali che definiscono la repubblica italiana. Non ci stupisce. La democrazia reale ancora una volta rivela la trama che la regge, l'intreccio tra altisonanti dichiarazioni di principio e una realtà fatta di discriminazione, ingiustizia, repressione, negazione del proprio stesso nucleo assiologico. I nostri due compagni sono stati condannati perché anarchici. E di questo, sono indubbiamente colpevoli. Colpevoli e orgogliosi di esserlo. Colpevoli di aver detto che "piazzale Loreto c'è ancora tanto posto" per chi condanna a morte migliaia di uomini donne e bambini. Di una cosa siamo sicuri. Noi tutti siamo colpevoli. Colpevoli di lottare contro un assetto sociale dove c'è chi per arrivare a fine mese, rischia ogni giorno di morire di lavoro, colpevoli di volere l'eguaglianza e la libertà per tutti. Quelli nati qui e quelli nati altrove. Chi ama la libertà non si fa frenare dai tribunali. Anzi! Questa condanna è uno sprone alla lotta per un mondo di liberi ed eguali.