Assiri vs Numidi
30 agosto 2001
Paolo “ Puccettonarbanipal” Paglianti, Assiri, Attaccante
Giorgio “Jubaratto III” Baratto, Numidi, Difensore


Narra la leggenda che nell’epoca delle guerre Puniche, anche se il tutto mondo conosciuto credeva che gli Assiri fossero spariti intorno al 660 avanti cristo dalle vallate dell’Eufrate per passare sui libri di storia, un solitario Condottiere girava ancora per tutto il bacino del Mediterraneo inseguendo il sogno di far risorgere le antiche glorie Assire: Puccettonarbanipal, l’ultimo re di una grande stirpe di spietati conquistatori.

Quando le inarrestabili armate Assire entrarono nel regno del perfido Jubaratto III, quest’ultimo non poteva certo lasciare correre, dato che la politica da bullo di quartiere gli imponeva di essere il Ras di tutti i deserti e posti putridi a sud di Cartagine: raccolse quindi la sua banda di straccioni impudenti, scovando anche quelli che erano finiti sotto i letti delle prostitute cartaginesi, e forte delle sequela di vittorie contro le ordinate file dei Romani di Daddinus Stefanus Bricconcellus, detto il Delirante per i suoi piani di battaglia stravaganti, si preparò alla battaglia.

Lanciato uno sguardo alla testa ancora mozzata del suo ultimo nemico (che peraltro conservava il suo leggendario sguardo straniato anche da cadavere), Dennis Babbionik dei Sarmati, impugnò la lancia e salì a bordo del suo ronzino, per nulla intimorito dalle potenti macchine da guerra Assire, che – aveva sentito dire – combattevano su piattaforme su ruote trainate da cavalli.

Puccettonarbanipal l’Assiro attaccava, quindi decise di seguire un corso d’acqua per proteggersi un fianco. Jubaratto III detto il Putrido, memore di tante battaglie vinte grazie agli imboscamenti e alle sortite, decideva di fermare l’Assiro vicino a una linea di colline, alcune spoglie, altre ricoperte da boschi.

Purtroppo le tarme che notoriamente appestano i giacigli dei Numidi dovevano essere entrate di nascosto nel cervello del condottiero Numida, perché le colline erano quasi tutte già in mano Assira quando la battaglia iniziò.

Si passò quindi a dar sfoggio di eleganza, mostrando i proprio militi pronti alla pugna: L’Assiro, detto il Panzuto (narrano fonti storiche poco attendibili che doveva utilizzare un carro a quattro ruote invece che due, a causa della sua mole) schierò da sinistra a destra un comando di fanteria che si proteggeva il fianco con il fiume, il comando di carri pesanti al centro, e un altro comando di fanteria sull’ala destra.

Il Re Numida schierò sapientemente il cugino della tribù vicina (suo cuggino Tincullosubitt, comando Alleato) oltre il fiume, mentre prese per sé stesso l’onore di affrontare il comando di fanteria principale dell’Assiro, posizionandosi al centro. Il fratello di sangue (subG) Jogurta II, noto divoratore di latte greco andato a male, gli proteggeva il fianco sinistro, appostandosi con le truppe smontate nell’unica collina difficile finita nella metà campo Numida. Infine, l’altro fratello, Nofacciosei’mait, era stato mandato da sua Maestà Puzzona in marcia, nel tentativo di cogliere l’Assiro di sorpresa.

Un ultimo sorso alla potente pozione di battaglia Ceres del mago Baristat il Comunistat, e si dette subito corso alla battaglia.

L’Assiro, senza indugio, mosse i due comandi di fanteria verso i corrispondenti nemici: Puccettonarbanipal era pronto a prendere il bagaglio e le bellissime donne Numide ivi contenute con quello a fianco del fiume, mentre con l’altro intendeva assicurarsi il controllo della collina difficile. Il comando di carri pesanti al centro si muoveva leggermente più lentamente degli altri (era rimasto indietro di 700 passi!), probabilmente perché il subGenerale, Addormentatibul prima, si era appisolato sul suo carro da comando (d’altra parte, c’era il sole, aveva mangiato il cappone alla numida, aveva l’ombrellino sul carro…).

Toccò quindi muovere al Pezzente Numida, che si rese conto subito che il cuggino del paese vicino era stato comprato dall’Assiro (ha tirato 1 con il dado dell’alleato!) e avanzava titubante, proponendosi di unirsi al sicuro vincitore venuto da terre lontane invece che ai suoi conterranei, per quanto dotanti dell’odore proprio delle sue terre.

Anche il fratello fuori campo non accennava a farsi vedere. Ma il coraggioso, benché fraudolento, Jubaratto III decise che voleva scacciare il nemico Assiro dai suo imputriditi deserti senza indugio, e quindi partì alla carica, forse attirato dal nugolo di cavalleria inferiore che faceva da cerniera tra il comando di fanteria d’attacco e il gruppo di carri in ritardo.


Al secondo turno, gli scontri ebbero inizio: senza badare al fianco leggermente scoperto, Puccettonarbanipal attaccava al centro di suo pugno con la suddetta cavalleria inferiore, iniziando a mietere teste numide un po’ ovunque. Al centro, nel frattempo, i carri si erano fatti sotto (Addormentatibul aveva bevuto la sua pozione magica proveniente dalle terre dell’Arabia, Na’tazzurella’a’caffè, lungo per favore). Per nulla scosso dalla perdite, Jubaratto III decise (dimostrando di aver perso la vena aggressiva che aveva contraddistinto i suo primi anni di guerreggiamento) di ritirarsi per riordinare le idee dei suoi sfaccendati LH, mentre con abile mossa e ferrea decisione (e due 6 di PiP di fila al CinC) portava una seconda linea di LH dietro alla prima che, inevitabilmente, avrebbe affrontato il fior fiore dei carri Assiri.

Difatti, Puccettonarbanipal decise di caricare senza indugio la linea di LH numidi, spazzando via tutti i nemici grazie alla freddezza della macchina guerra Assira (e una serie impressionante di 6 a 1, che fece dubitare a Puccettonarbanipal di quello che l’amata sposa stava facendo con gli eunuchi e le loro mazze da baseball nel bagaglio in quel momento).

Tuttavia, Jubaratto III utilizzò la seconda linea di LH per contrattaccare i carri Assiri, e stavolta Puccettonarbanipal ebbe la conferma che la gioiosa sposa era sicuramente intenta al massimo a tessere un vestito per la certa vittoria, dato che la serie di 6 a 1 era ora al contrario, e vide aprirsi un orrido vuoto al posto dei possenti carri d’assalto. Inoltre, come ulteriore riprova della indubitabile fedeltà della sua sposa, il cugino Tincullosubit dell’altra sponda, dimostrò la natura infida e subdola della genia numida, e nonostante l’oro e le promesse dal generoso re Assiro, decise di cambiare di nuovo bandiera e di passare dalla parte di Jubaratto III, e quindi attraversò il fiume (peraltro rivelatosi un torrente più secco di una cassa di Ceres dopo il passaggio di DJ Max).

Tuttavia, per supportare il brillante contrattacco, Jubaratto III si era esposto in prima persona, con una mossa, per dire così, un po’ azzardata. Di conseguenza, al turno successivo, si ritrovò totalmente circondato dalle truppe Assire. Ma Jubaratto III non era certo chiamato “il Re Culone” senza motivo, e infatti grazie a una mirabile strategia di 6 a 1 e 5 a 2 a suo favore, dettata senz’altro nella fede riposta nella speranza, non solo sopravviveva agli attacchi dei suoi peraltro numerosissimi nemici, ma passava con il suo ronzino sopra i resti di Carri e Carretti Assiri. Inoltre, sebbene le truppe del mirabile Puccettonarbanipal avevano demoralizzato il comando del subgeneral Jogurta II, quest’ultimo, adirato dato che una freccia Assira gli aveva trapassato il suo rifornimento quotidiano di jogurt greco, massacrava (da demoralizzato e con un overlap) un LH Assiro (si narra andassero in giro in groppa a muli omosessuali), demoralizzando a sua volta il comando di carri.

Tuttavia, cotanta fortuna non poteva durare in eterno e, evocati gli dei Assiri con una serie di porconi e madonnoni da scaricatore di porto Babilonese che risvegliavano l’interesse per la battaglia di bambini, vecchiette e anziani comunisti li’ convenuti per vedere il telegiornale serale (ma – sembra – anche parte del vicino vicinato), in un solo turno l’adirato Puccettonarbanipal grazie alla sua giusta ira demoralizzava il comando del CinC Numida e ordinava ai suoi fedeli sudditi di riempire le membra sfatte di Jubaratto III con feci e urine, possibilmente passando da aperture anali mentre il perfido regnante era ancora agonizzante.

Le feste danzanti Assire che durarono tutta la notte (e a farne le spese erano le meretrici Numide) furono turbate solo dalla fuga del figlio di Jubaratto III, Jubarattino I, che senza dubbio stava preparando la rivincita (cambiando senz’altro il perfido dado giallo, unico vero responsabile della disfatta numida).


Commento serio: il Numida di Giorgio è davvero una bella gatta da pelare; non si può attaccare utilizzando delle colline difficili perché non ha la strada, e non si può mettere la WW perche’ non ha neanche quella. Tra terreni obbligatori e non riesce a mettere un sacco di terreni rotti e quindi riesce a utilizzare due linee di LH (in certi punti anche tre linee) per contrastare i Kn. Dato che la maggior parte dei giocatori oggi usa Kn(O) o Kn(F), sebbene Giorgio perda inevitabilmente molti pezzi nel primo scontro, con la seconda ondata riesce sempre a riequilibrare le sorti della battaglia, e spesso e volentieri gli eserciti regolari non hanno una seconda linea di truppe, e può quindi “arrotolare” la linea con estrema comodità. Il difetto del Numida è dato dalla bassa aggressività (1) che spesso lo costringe ad reagire piuttosto che a agire –scommetto che Giorgio, con la sua passione per i LH otterrebbe ottimi risultati provando per una volta l’Unno con aggressività 4!

C’è anche da dire che Jubaratto III ha avuto parecchia sfortuna: il terreno gli è capitato proprio male, il fiume era per metà navigabile, ha avuto l’alleato inaffidabile per metà partita e il subgeneral in marcia non è mai uscito dalla cassetta dei pezzi. Se la marcia fosse entrata, il mio fianco destro era sicuramente destinato a cadere, e avrei conseguentemente perso la partita.

L’unico errore di Giorgio, secondo me, è stato di rischiare il CinC di un comando che rompeva a 10 per supportare l’attacco sui Kn. C’è da dire che in ogni caso il suo esercito era messo male, in quanto aveva perso il comando che gli proteggeva l’ala destra ed ero arrivato con la Cavalleria Inferiore dietro alla sua linea di Ax posti a guardia del bagaglio.